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Solstizio d’estate, dal Dio Apollo a Stonehenge ecco un po’ di storia sulla festa della luce

di Chiara Bolognini


 

Oggi, 21 giugno 2018, alle ore 10.07 ricorre il solstizio di estate.

Ma che cosa è il solstizio? Partiamo dalla etimologia della parola: deriva dal latino solstitium, composto da sol-, “sole” e -sistere, “fermarsi”. In astronomia è il momento preciso in cui il sole si ferma sul punto di declinazione massima (estate) o minima (inverno) nel suo moto apparente lungo l’eclittica. Detto semplicemente, il sole oggi raggiungerà la sua altezza massima rispetto alla terra.

Senza addentrarci ulteriormente nei meandri astronomici, vediamo che significato ha avuto e ha ancora oggi questo fenomeno a livello antropologico.

Il solstizio d’estate, infatti, rappresenta l’inizio dell’omonima stagione ed è sempre stato nella storia occasione di feste, come i Litha nel neopaganesimo o la natività cristiana di Giovanni Battista, cosiddetta “Notte di San Giovanni” o “Notte di mezza estate”.

Tracce di culti solari  si incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all’Africa alle Americhe e giungono fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il sole è la vita mentre la luna la morte, in Indonesia il sole s’identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il sole, creatore della terra.

Per i nativi americani il sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la luna e le stelle: per nutrirlo il popolo azteco gli offriva in sacrificio vittime umane. Leggende analoghe, anche se fortunatamente meno feroci, si trovano ancora tra le popolazioni primitive nostre contemporanee. Gli stessi Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il sole, durante la notte, rotolasse sotto l’orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali: convinzione ingenua, ma non del tutto errata, visto che è stato studiato come le aurore polari siano proprio causate da sciami di particelle nucleari proiettate nello spazio ad altissima energia dalle regioni di attività solare. Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del mezzogiorno e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro all’astro del giorno, il tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II nel XIII secolo a.C. avanti Cristo, era dedicato al culto del Sole.

Il dio Apollo è considerato dalla tradizione greca dio del Sole rigenerante e rischiarante, che ricopre gli uomini con la sua potenza e la sua forza. È lo stesso Apollo a trascinare il carro solare che sfreccia nel cielo limpido della vita eterea: egli è il dio che trasporta la Luce nel suo viaggio cosmico, colui che la dona per far rischiarare la vita buia e tenebrosa che cala sui mortali. Si pensi che anche presso gli etruschi il dio Aplu (corrispettivo dell’Apollo greco) era associato all’elemento della Luce e del rischiaramento: era infatti il dio dei tuoni che squarciano il cielo terso. Apollo è, non a caso, chiamato dagli stesi Greci “Febo”, ovvero splendente, lucente, raggiante, radioso, come a sottolineare la sua appartenenza e identificazione al mondo della Luce e del rischiaramento onnicomprensivo legato ai raggi solari. Curiosi sono anche molti degli epiteti legati al nome del dio Apollo, due dei quali sono però emblematici: Alexikakos’ o Apotropaeos, indicanti entrambi la capacità del dio di tenere lontano il male, le tenebre, l’oscurità nemica della Luce; eCoelispex, sottolineante il suo continuo “scrutare i cieli” per portarvi la Luce dove domina solo oscurità e male.

Per gli Inca, la cui massima fioritura si ha intorno al XV secolo, la divinità Inti è il sole, sovrano della terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l’imperatore. Attorno a Cuzco, capitale dell’impero, sorgono i Mojones, torri usate come “mire” per stabilire i giorni degli equinozi e dei solstizi. A Macchu Picchu, luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il Torreon, una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'”Intihuatana”, un orologio solare ricavato nella roccia.

Per i Maya il sole è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell’epoca notevolmente precise.

Come dimenticare poi Stonehenge, in Gran Bretagna? Qui sopravvivono imponenti ruderi: due cerchi concentrici di monolitiche raggiungono le 50 tonnellate. L’asse del monumento è orientato astronomicamente, con un viale di accesso al cui centro si erge un macigno detto “pietra del calcagno” (Heel Stone, detta anche Fryar’s Heel, cioè “Tallone del frate”). Al solstizio d’estate il Sole si leva al di sopra della Heel Stone. Stonehenge, insomma, sarebbe non solo un tempio, ma anche un calendario.

Anche in Italia il Solstizio sarà celebrato con molte feste e riti in varie città come l’accensione del fuoco, il bagno nell’acqua purificatice, la raccolta delle erbe portafortuna.

Tra queste celebrazioni, ricordiamo il Rito della Luce a la Fiumana d’Arte a Messina che quest’anno si terrà il 25 giugno. La Fiumana d’Arte è il parco sculture più grande d’Europa, ed è qui la più imponente scultura che ospita il rito dell’estate: si tratta di 38° Parallelo – Piramide di Mauro Staccioli. È una struttura in acciaio alta 30 metri, con una fessura lungo lo spigolo occidentale da dove la luce entra diretta solo in occasione del periodo del solstizio. Ci si può entrare unicamente in occasione del Rito della Luce: quest’anno sarà il 25 giugno, e oltre che all’interno dell’opera, si festeggerà anche fuori con poesia, teatro, musica.

Per informazioni:

www.ateliersulmare.com;

https://www.vanityfair.it/viaggi-traveller/weekend/2017/06/18/8-eventi-per-celebrare-il-solstizio-destate-italia.


 

 

 
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Chiara Bolognini

Giornalista e consulente filosofica, consiglio scientifico UPE

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