Ritratto dell'interconnessione globale alla luce della Teoria di Gaia di Lovelock sullo sfondo del cambiamento climatico

Tutto è interconnesso – la teoria di Gaia

L’ipotesi Gaia è una teoria formulata dal chimico britannico James Lovelock negli anni ’70 e incentrata sul concetto di coevoluzione e sull’idea della Terra come “unico organismo vivente autoregolantesi”, il cui attore principale è la vita. Secondo tale visione, la Terra non va considerata come un semplice pianeta in grado di ospitare la vita, ma come una singola grande entità formata da tutti gli organismi viventi e dalla materia inorganica, che assieme costituiscono un unico sistema sinergico in grado di “autoregolarsi” e “automantenersi” grazie ad una serie di complessi meccanismi di retroazione e omeostasi.

Incaricato dalla NASA di valutare l’esistenza di altre forme di vita nell’universo, nelle sue ricerche Lovelock sottolineò che è proprio grazie ai viventi che si sono generate e mantenute le condizioni chimico-fisiche che rendono possibile la vita sulla Terra, tra cui la formazione dell’atmosfera, i cicli biogeochimici degli elementi e la regolazione della temperatura e del clima. Gli organismi modificano l’ambiente e questo condiziona le forme della vita, in una continua coevoluzione che consente di mantenere costanti, o oscillanti entro un intervallo discreto, tutti i principali parametri che consentono la vita stessa. La composizione dell’atmosfera, degli oceani, il suolo o il ciclo dell’acqua possono essere considerati come un “prodotto del metabolismo di Gaia”, il risultato di uno scambio attivo di elementi e gas con gli organismi viventi.

Sin dalla sua formulazione, la teoria di Gaia ha contribuito ad alimentare un fermente dibattito all’interno della comunità scientifica e fuori da essa. Se da un lato l’ipotesi è stata in parte criticata e ridicolizzata in quanto inizialmente lasciava molto spazio ad una visione teologica della natura, dall’altro ha offerto una potente chiave di lettura del funzionamento del “sistema Terra” e degli ecosistemi, che trova ampio riscontro in campo ecologico e nello studio del cambiamento climatico in atto.

C’è da dire anche come la narrazione della teoria di Gaia, soprattutto ai suoi albori, sia stata fortemente distorta da parte dell’industria estrattiva (che finanziò negli anni ’60 alcune delle ricerche di Lovelock proprio in relazione agli effetti della CO2 da combustibili fossili emessa in atmosfera) che ha tentato di sfruttarla per proporre una visione totalmente deresponsabilizzata dell’uomo sul pianeta. Secondo questa controversa interpretazione, l’influenza delle attività umane sull’ambiente a livello globale sarebbe un semplice incidente riassorbibile dalle dinamiche di regolazione naturale di Gaia, legittimando così il continuo e crescente sfruttamento delle risorse naturali e inquinamento del pianeta.

Nonostante ciò, la comunità scientifica è ad oggi praticamente unanime nel rifiutare questa visione negazionista, sostenendo anzi la forte l’influenza delle attività umane sull’equilibrio degli ecosistemi e la necessità di tutelare la biosfera e i meccanismi che la mantengono. Alcuni concetti attualmente utilizzati nello studio delle alterazioni di origine antropica in corso, come i meccanismi di amplificazione e retroazione, i valori soglia da non superare per non compromettere in maniera irreversibile l’equilibrio di un sistema, sfruttano elementi derivanti direttamente dalla teoria di Gaia.

Gaia è diventata un simbolo ambientalista già dagli anni Ottanta, e da allora Lovelock si è costantemente speso per la causa, ammonendoci sui rischi che il riscaldamento globale, il depauperamento delle risorse e la distruzione della biodiversità potrebbero rappresentare per l’uomo. James Lovelock è morto a luglio del 2022 nel giorno del suo 103mo compleanno, lasciandoci in eredità una teoria formidabile che ci esorta ad una visione del sistema Terra sistemica e non meccanicistica, che ha ispirato analogie anche nelle scienze sociali, nella politica e nella nascita di nuove filosofie di vita.

La teoria di Gaia cambia il paradigma secondo cui la Terra e la natura rappresentano una mera fonte di risorse che l’uomo può sfruttare a proprio piacimento. Dovremmo ricordarci sempre che siamo una parte del tutto al quale concorriamo tramite continue interazioni e riflettere su quanto la nostra vita sia strettamente collegata alle altre forme di vita, alla composizione ed al ciclo degli elementi che compongono Gaia, il sistema del pianeta Terra.

 

Riferimenti

James Lovelock (1979). Gaia: a new look at life on Earth. Oxford Univerity Press 1979 ISBN 10: 019217665X

https://www.socgeol.it/N4669/scompare-il-prof-james-lovelock-padre-dell-ambientalismo.html

https://www.iltascabile.com/scienze/gaia-lovelock/

Martina Pierdomenico - Comitato Scientifico UPE

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