personalità

UPE propone un excursus sulle molte teorie e ricerche sul tema della personalità. Con particolare attenzione ai diversi approcci: quello della genetica, quello dell’ambito socio-cognitivo e quello umanistico-esistenziale.


Quello della personalità rappresenta uno degli argomenti più complessi dell’intera psicologia, può essere definita come l’insieme dei sistemi psicologici che caratterizzano il modo di comportarsi, di pensare e di sentire di una persona, e che contribuiscono alla continuità e all’unità della condotta e dell’esperienza individuale; si sviluppa e funziona interagendo con l’ambiente, pur partendo da una base neurologica ereditaria.

La complessità dell’argomento è dovuta al fatto che la personalità equivale alla nostra natura, a ciò che ci rende noi stessi, alla nostra unicità rispetto a tutti gli altri. Tra le molte teorie e ricerche verranno prese in considerazione quelle legate all’ambito della genetica, agli ambiti socio-cognitivo e umanistico-esistenziale.

Dagli studi sulla genetica e sul comportamento provengono alcune evidenze sull’importanza che assumono i fattori biologici per la definizione della personalità.

Studiando le correlazioni dei tratti in gemelli monozigoti (identici) e dizigoti (fraterni) si è notato che i gemelli identici hanno personalità più simili rispetto ai gemelli fraterni, anche se vengono cresciuti in ambienti diversi finiscono per avere personalità simili quanto quelle di gemelli che sono cresciuti insieme.

Questo fa pensare che maggiore è il numero di geni condivisi, maggiore è la possibilità che si abbiano personalità simili. Le attuali stime indicano che circa la metà della variabilità tra individui sarebbe determinata da fattori genetici.

Alcuni studiosi hanno indagato riguardo ai meccanismi neurofisiologici che influenzano lo sviluppo della personalità; un esempio è il modello di personalità di Eysenk, secondo il quale l’estroversione e l’introversione potrebbero dipendere da differenze individuali nella capacità di vigilanza, la quale viene regolata nel nostro encefalo dalla formazione reticolare.

Gli introversi evitano l’intrattenimento di molte relazioni sociali e le situazioni caotiche preferendo attività più quiete perché maggiormente sensibili; la loro formazione reticolare è molto più reattiva alle stimolazioni rispetto a quella di persone estroverse, che hanno bisogno di stimoli di maggiore intensità per ottenere le stesse sensazioni degli introversi.

L’approccio socio-cognitivo considera la personalità come il modo in cui le persone considerano le situazioni che affrontano e come si comportano in risposta a tali situazioni, personalità e situazione, interagendo, danno vita al comportamento.

Gli studiosi che adottano l’approccio socio-cognitivo pensano che le circostanze e la storia dell’apprendimento siano fondamentali per lo sviluppo del comportamento. Studiano i modi in cui le persone percepiscono il proprio ambiente, come la personalità influenza la nostra percezione e come obbiettivi e aspettative condizionano il nostro modo di rispondere alle situazioni.

L’approccio umanistico-esistenziale pone l’attenzione sul modo in cui le persone fanno scelte oculate che plasmano la loro personalità e sostiene che il futuro è un aspetto centrale dell’esperienza umana che ci consente di scegliere liberamente le nostre azioni attraverso l’esercizio della volontà.

Gli umanisti credono che la tendenza all’autorealizzazione sia un fattore centrale della personalità.

Maslow ipotizzò l’esistenza di una gerarchia di bisogni umani fondamentali disposti in base alla loro priorità; si devono soddisfare i bisogni fisiologici e di sicurezza fondamentali prima di perseguire bisogni di grado superiore, i quali culminano nell’autorealizzazione.

Le differenze individuali della personalità scaturirebbero dal modo in cui l’ambiente facilita o ostacola gli sforzi per soddisfare i propri bisogni psicologici.

Secondo lo psicoterapeuta Carl Rogers, lo sviluppo di una personalità sana richiede una considerazione positiva incondizionata, ovvero un atteggiamento di accettazione non giudicante nei riguardi delle altre persone; la considerazione positiva incondizionata sarebbe necessaria affinché gli esseri umani sperimentino la pienezza del proprio essere e la propria intrinseca bontà, e perché sviluppino le proprie capacità e accettino i propri limiti.

Gli esistenzialisti hanno una visione simile a quella umanistica riguardo a molte caratteristiche della personalità, ma si soffermano su aspetti più profondi della condizione umana rispetto alla mancanza di un ambiente stimolante (approccio umanistico).

Secondo l’approccio esistenziale la personalità è governata dalle decisioni e dalle scelte che compiamo nel contesto della realtà della vita e della morte. Le difficoltà che affrontiamo nell’accettare le responsabilità nel compiere scelte e nella ricerca di un senso della vita provocano l’Angst, l’angoscia dell’essere in modo autentico, sensazione che è possibile sperimentare quando si devono prendere decisioni che possono cambiare il corso della nostra vita, e di conseguenza apportare modifiche anche alla nostra personalità.

La soluzione esistenzialista per un’ottimale gestione dell’esistenza è imparare ad accettare, sopportare e superare il dolore provocato dall’esistenza, confrontarsi con la realtà senza negarla per abbracciare illusioni apparentemente confortanti e avere il coraggio di accettare le paure e l’ansia derivanti dal non esistere, che fanno parte dell’essere vivi.

Come afferma il poeta Khalil Gibrain “le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.”

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Giovanni Ferro

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