Un contributo di Chiara Lenzi


 

Rientro a casa, nella mia casa vuota, dopo tre giorni di full immersion con 20 persone. Tre giorni che sembrano almeno il doppio per intensità di emozioni, di sensazioni, “di esperienze” vissute, di conoscenza. Si perché il corso è un luogo, uno dei pochi, in cui tutti hanno voglia di andare al di là dell’apparenza, di conoscersi “veramente”, di accogliersi con amore senza giudizio… In cui anche le chiacchiere sul cibo sono piene di amore.

Apro la porta di casa e risuonano le voci di chi in questi tre giorni si è aperto, si è raccontato toccando corde, pensieri che sento anche miei: “Pretendo che gli altri soddisfino i miei bisogni, così divento succube dell’altro”.  “Solitudine” “Accoglienza di sé”, “Qual è la mia parte forte? Cos’è la parte forte? E quella debole?”, “Gestire le emozioni è viverle”, “Meglio soli che abbandonati”. “Sono sola, e mi isolo?”, “Stai nell’angolo e aspetti che qualcuno venga a prenderti”. “Socievole – Affettiva? o Affettiva socievole e un po’ salutista?”

 

“Quello che ti dà fastidio dell’altro ti appartiene. Più rifiuti l’altro, tanto più rifiuti te stesso”.

L’altro, e al corso ne hai una ventina di altri, ti fa da specchio: ci si riconosce nelle paure, nelle emozioni, anche se con sfumature diverse (ognuno ha la sua che è solo sua), che si richiamano come sorelle gemelle, anche quando quello che si vede nello specchio dell’altro non piace, dà fastidio è nostro.

 

“Il fastidio/la malattia (la febbre per esempio, un’orticaria, un raffreddore) è un’opportunità per lasciare andare ciò che non va”.

 

Già il corpo parla, al di là di quello che pensiamo coscientemente, il corpo registra tutto quello che viviamo, le emozioni, le paure… Rimangono lì e fanno il nostro fisico con le nostre contratture, le nostre posture, movenze…

 

Il corpo ci parla, ci manda segnali da ascoltare.

 

Questa frase che mi risuona un po’ più forte sulle altre. Dopo l’ultimo corso si è scatenata un’orticaria passata,  poi tornata in forma diversa: allergia da contatto dice il medico, forse, ma messaggera di un messaggio, anzi due.  È uscita in un momento positivo, in cui c’era stato un piccolo/grande cambiamento nella mia vita di tutti i giorni grazie al lavoro fatto al corso, arrivata quasi a boicottare la conquista fatta.

 

E invece è stata una grande opportunità. E non è un caso che a parlarmi sia la pelle, il nostro contatto con il mondo, il nostro vestito. È ricca di terminazioni nervose che danno piacere, dolore, sentono il caldo, il freddo, le carezze… Pelle con cui ho lottato fin dai primi mesi.

 

Primo messaggio. Mi ha fatto conoscere e uscire allo scoperto una parte di me che non conoscevo, che definirei una mia parte grigia, forse anche nera che non mi piace, ma che mi accompagna fin da piccola e che ha contribuito a costruire la corazza con cui vado nel mondo, con cui mi presento agli atri, allontanandoli a volte, soprattutto quando li vorrei conquistare.

 

Secondo messaggio è che dovevo andare più a fondo nel lavoro fatto, affondare maggiormente il problema, per risolverlo: sono insofferente, ho voglia di “maggiore spazio” visibilità. Serve energia vitale. E dove la prendo l’energia vitale? In effetti ne sento poca in questi giorni, da dove iniziare?

 

Ritrovo per caso (ma il caso non esiste) in un paio di passi Alexander Lowen che mi ero trascritta: Se voi siete il vostro corpo e il vostro corpo è voi, allora il corpo esprime chi voi siete. È il vostro modo di essere nel mondo. Più il vostro corpo è vivo, più siete nel mondo.

 

Qualsiasi problema è strutturato nel nostro corpo, e alla base di tutti i problemi c’è la paura di sentirsi vivi, di provare emozioni. Abbiamo dovuto imparare a reprime le emozioni e l’unico modo per reprime le emozioni è togliere vitalità al corpo. Un corpo senza vita non sente. Uno dei problemi è che la nostra cultura non è attenta al corpo, è più orientata alla mente. Si esaltano il pensiero e il potere, ma non il sentire”

 

Una persona che non respira a fondo riduce la vita nel proprio corpo. Se non sente pienamente, restringe la vita del corpo. E se reprime la propria autoespressione, limita la vita del corpo” (Alexander Lowen)

 

Ecco il primo passo da fare RESPIRARE A FONDO e lasciare fluire l’ossigeno, l’energia.

 


 

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