IL PENSIERO – 1° Puntata: Dove nasce davvero un pensiero

In questa serie di brevi articoli cercheremo di fare un po’ di chiarezza su una funzione del nostro cervello molto potente ma, allo stesso tempo, molto poco controllata: il pensiero.

A cura di Stefano Scaccianoce
Voce di Chiara Lenzi

Introduzione

Vi è mai capitato di svegliarvi con un pensiero già in testa? Non l’avete cercato. Non l’avete deciso. Era lì. Eppure, quel pensiero muoverà la vostra giornata, le vostre scelte, forse anche il vostro umore.

Da dove arriva?

La risposta facile è: “dal cervello”. Vero, ma incompleto. È come dire che un libro nasce solo dalla penna. Dimentichiamo la mano, la carta, le parole che abbiamo letto prima, l’emozione di chi lo scrive.

Il pensiero nasce in un sistema. E quel sistema siamo noi, per intero. Puntualizziamo meglio questo “sistema operativo”.

Il cervello: una foresta elettrica

Dentro il nostro cranio ci sono circa 86 miliardi di neuroni. Non “pensano” da soli. Pensano quando si parlano.

La prima riflessione è quindi che dietro ogni singolo pensiero c’è una comunicazione, un’interazione tra vari settori del sistema, cioè noi. Il pensiero è sempre il risultato di una comunicazione intra-personale ed extra-personale, come vedremo in seguito.

Immaginiamo ogni neurone come un albero costituito da migliaia di rami: le sinapsi. Quando un pensiero nasce, si verifica una scarica elettrica che corre da un albero all’altro attraverso tali rami, lasciando una traccia, un sentiero. Più quel sentiero viene percorso, più diventa largo, sviluppato e facile da usare. È così che nascono le abitudini mentali.

Un pensiero, perciò, non è un punto, ma una rete che si accende.

A volte è la rete della memoria: ci ricordiamo l’odore del mare e il suo colore dopo una vacanza.

A volte è la rete delle emozioni, ad esempio la paura: ci blocchiamo prima di un esame.

A volte è la rete della soluzione: all’improvviso “ci viene in mente” come risolvere un problema mentre laviamo i piatti.

È fondamentale comprendere che tutte queste reti sono sempre interconnesse. E qualunque sia la rete in uso per un determinato pensiero, echi e bagliori dello stesso navigano su tutte le altre reti. Almeno in condizioni anatomiche e di salute sane, ovviamente.

Capiamoci bene: la formazione di un pensiero non può prescindere dalla nostra condizione di salute. La bio-elettricità che corre sui cavi neuronali, gli assoni, è generata da complessi processi chimici tra vari elementi che la circolazione trasporta fino ai neuroni.

Quindi la chimica c’entra eccome. Dopamina, serotonina, cortisolo, sodio, potassio, litio, glucosio, ossigeno, ecc. non sono “emozioni”. Sono i carburanti e i freni di quella scarica elettrica. Se dormiamo poco, se siamo stressati, se mangiamo male, il nostro cervello userà un carburante diverso: meno raffinato, meno efficace. E i nostri pensieri cambieranno di conseguenza.

Ricordate la famosa frase: “mente sana in corpo sano”?

Il corpo pensa prima della testa

Provate a mettervi in una determinata postura e osservate che tipo di pensieri nascono spontaneamente. Ad esempio: stringete i pugni e accigliatevi per 30 secondi. Cosa pensate?

Probabilmente pensieri di rabbia o di preallarme verranno generati da questa tensione, se mantenuta per un tempo sufficiente affinché il nostro sistema reagisca.

Altro esempio: raddrizzate la schiena, respirate profondamente e lentamente, fate uscire l’aria, sorridete con tutto il viso. I pensieri cambieranno in pochi secondi.

Il cervello non è isolato, ma è in costante dialogo con il corpo. L’intestino produce il 90% della serotonina del corpo. Il cuore manda segnali al cervello 40.000 volte al giorno.

Le emozioni: il carburante immediato del pensiero

Se il cervello è il motore e il corpo è la carrozzeria, le emozioni sono il carburante. E spesso, troppo spesso, anche il navigatore.

Ma cosa sono davvero le emozioni?

Sono risposte. Semplici, immediate, non pensate e non volute. Arrivano, in un decimo di secondo, prima del pensiero razionale. Appartengono ai primordi della vita, alla sua diffusione e diversificazione, e hanno milioni di anni più dei pensieri.

Servono in primis alla sopravvivenza del corpo: la paura ci fa ritrarre la mano dal fuoco, la rabbia ci fa difendere un confine, il disgusto ci allontana da ciò che è tossico, la gioia ci fa aprire, l’accidia ci fa risparmiare energie… l’amore ci spinge a perpetrare la vita stessa, indipendentemente dalla nostra vita.

Ma servono anche alla sopravvivenza di qualcosa di altrettanto importante: il nostro nucleo psichico. La nostra identità, il nostro senso di valore, il nostro posto nel gruppo. Ed è qui che entra in gioco un elemento unico dell’essere umano: la coscienza di sé.

Il sapere di esistere, e il sapere che questa esistenza avrà una fine. Questa consapevolezza gioca un ruolo enorme nella nostra risposta emozionale.

Non reagiamo solo a ciò che ci accade fuori. Reagiamo a ciò che quel “fuori” significa per noi, per la nostra storia, per la paura di non essere abbastanza, di essere dimenticati, di non farcela. Per questo prima sentiamo la stretta allo stomaco, e solo dopo pensiamo “sono ansioso”. Prima ci si scioglie il viso in un sorriso, e solo dopo pensiamo “sono felice”.

Le emozioni non sono disturbi del pensiero. Ne sono la scintilla. E finché non le ascoltiamo nel corpo, è difficile gestire ed orientare i pensieri che da esse nascono.

Anche le emozioni, quindi, si sono evolute: da semplice risposta a stimoli, a strumenti per pensare. E dal pensiero traggono informazioni, arricchendosi di sfumature sempre nuove.

Nota personale: sono profondamente commosso da questa consapevolezza e, mentre scrivo, sono grato alla mia vita.

Il mondo pensa con noi

E non finisce qui. Perché il nostro “sistema operativo” non è chiuso nel cranio. 

Pensiamo con le parole che usiamo. Una lingua diversa ci fa vedere il mondo in modo diverso. 

Pensiamo con le persone che frequentiamo. Dopo tanti anni, assorbiamo modi di pensare, paure, sogni di chi ci sta intorno.

Pensiamo con gli strumenti che usiamo. Il calendario, il taccuino, e sì, anche lo smartphone. Esternalizzano la memoria e cambiano il modo in cui facciamo domande.

Il filosofo diceva: la mente è “estesa”. Il neuroscienziato dice: il cervello è “plastico”. In pratica vuol dire la stessa cosa: noi siamo un sistema aperto. Nozione fondamentale da ricordare sempre. Entra informazione, esce comportamento. Entra una conversazione, esce un’idea nuova. Entra un ambiente diverso, escono pensieri diversi. Mettersi in gioco con nuove esperienze genera nuovi pensieri e nuove strade neuronali nel nostro cervello.

Il pensiero non nasce in un punto. Nasce da una relazione continua tra: Cervello + Corpo + Emozioni + Mondo

Conclusione Puntata 1: Perché questo ci riguarda

Se il pensiero fosse solo “nella testa” e fisso, saremmo prigionieri delle nostre abitudini e dei riflessi condizionati. Ma poiché è un sistema aperto e mutabile, significa una cosa fondamentale: si può intervenire.

Si può cambiare il carburante, la postura, le emozioni che ascoltiamo, le persone, le domande. E quando cambia il sistema, cambia il pensiero che ne esce.

Nella prossima puntata vedremo perché la mente ama gli schemi ripetitivi. E come, a volte, quegli schemi diventano gabbie… perché sono certo che anche voi, a volte, vi sentite prigionieri dei vostri stessi pensieri… o no?

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