Addio alibi del passato diario covid

Addio alibi del passato

Ho trascorso il sabato guardando un telefilm con mia figlia. Era un po’ che non passavamo del tempo insieme solo noi due: lei esce con i suoi amici e poi studia molto o sta al telefono; io lavoro ed ho sempre qualche commissione da fare. Ci siamo messe in camera da letto, lei si è appoggiata a me e ogni tanto le facevo le carezzine sulla testa e le tenevo la mano. È stato molto bello ed intimo.

Ho letto il referto e c’è scritto che è debolmente positivo, sto proprio guarendo. Quello che ho fatto non è stato inutile, quindi tutto è stato utile per scoprire un’altra parte di me.

In questi anni in UPE abbiamo studiato le cariche negative, che si formano in seguito ad emozioni negative e pensieri con valenza negativa.

Ho portato l’attenzione a quello che mi succedeva ed ho visto un pensiero negativo ricorrente, un pensiero legato al senso del dovere e al giudizio.

Ho pensato che sarei dovuta rimanere a casa ma senza essere di fatto malata ed è cresciuto il senso di colpa, invece così il mio restare a casa diventa giustificato. Di nuovo un giudizio negativo nei miei confronti.

Non so bene come sia la prassi: dovrò ripetere il tampone o dopo 21 giorni sarò comunque libera di uscire perché la carica virale si è abbassata e non sono più un pericolo per gli altri?

Anche su questo rifletto: mia figlia e mio marito, pur stando con noi ed a stretto contatto, non si sono ammalati.

Mi è sempre più chiaro come ogni individuo debba fare le sue esperienze.

Pensando alle cariche negative e a come si formano è stato colpito l’ambito dell’immagine: questa è sempre legata a quello che pensiamo, al giudizio che ci siamo fatti in base al vissuto ed al bisogno di essere amati. Quindi ho emesso amore per me ed ho emesso amore per lo spostamento del mio pensiero.

Domenica mi sono svegliata molto più serena. Mi sono alzata di buon umore ed ho preparato le tagliatelle (anche per i miei genitori ed i miei suoceri) con il ragù, poi ho preparato la torta verde con le zucchine, ho organizzato la cena a base di verdura ed ho preparato la torta allo yogurt. Uno spettacolo!! Naturalmente mi ha aiutata mio marito.

Poi mi sono arrivate delle immagini di me bambina. Mi sono ricordata di un rapporto con una carissima amica che ho sempre aiutato e di quando, trovandomi in difficoltà lei non c’è stata, mi ha abbandonata. Pensavo di aver superato la cosa. Ho emesso amore verso quelle immagini e mi sono emozionata perché è stato un atto d’amore per me. Oggi ho compreso un pezzo in più: lei non aveva la forza per starmi vicina e io sono qua per aiutare gli altri e farlo non chiede niente in cambio.

In realtà nel mio nido sto molto bene. Mi piace prendermi cura della casa, cucinare e fare ciò che amano i ragazzi e mio marito: è un modo per amarli e prendermi cura di loro.

Quindi perché sentirmi in colpa?

Ho preso una decisione intima, ho visto una comprensione profonda: io non sono più una bambina che deve dimostrare di essere brava, io devo fare quello che mi fa bene e non voglio più essere legata agli alibi del passato perché sono cresciuta.

Monica Franco

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