Stili comunicativi: come parliamo con gli altri (e con noi stessi)

A cura di Andrea Forni in collaborazione con Renata Bocchetti
Voce di Chiara Lenzi

Introduzione

Ogni volta che apriamo bocca — o decidiamo di non farlo — stiamo comunicando. Il modo in cui lo facciamo rivela molto di noi: le nostre convinzioni, le nostre paure, il valore che attribuiamo a noi stessi e agli altri.

Gli stili comunicativi sono le modalità ricorrenti con cui ciascuno di noi tende a esprimersi, a reagire e a gestire i momenti di confronto o di tensione. Non si tratta di etichette fisse: siamo capaci di passare da uno stile all’altro nel corso della stessa giornata, a seconda del contesto, delle persone coinvolte e dello stato emotivo in cui ci troviamo.

Conoscerli, però, ci aiuta a fare luce sulle nostre abitudini relazionali — e a scegliere, quando possibile, in modo più consapevole.

I quattro stili principali

La ricerca in psicologia della comunicazione identifica generalmente quattro stili di base: il passivo, l’aggressivo, il passivo-aggressivo e l’assertivo. Ognuno ha caratteristiche riconoscibili nelle azioni, nel linguaggio del corpo, nelle emozioni sottostanti e negli obiettivi — spesso impliciti — che persegue.

Chi comunica in modo passivo tende a mettere i propri bisogni in secondo piano, spesso per paura del conflitto o del rifiuto. Chi adotta uno stile aggressivo, al contrario, tende a imporsi sugli altri, convinto — anche inconsapevolmente — di avere più diritti. Lo stile passivo-aggressivo è forse il più sfuggente: in superficie appare accomodante, ma nasconde risentimento e resistenza che si esprimono in modo indiretto. Lo stile assertivo, infine, è quello che consente di esprimere i propri bisogni e confini con rispetto verso sé e verso l’altro.

È importante ricordare che nessuno appartiene permanentemente a un solo stile. La comunicazione assertiva è una competenza che si allena — non una qualità innata di pochi fortunati.

Le caratteristiche degli stili comunicativi

L’elenco che segue raccoglie le principali caratteristiche di ciascuno stile su cinque dimensioni: azioni, aspetto fisico, convinzioni di fondo, emozioni tipiche e obiettivi relazionali. È adattata da un modello elaborato dallo Scottish Conflict Resolution.

Stile passivo

Azioni Rimane in silenzio. Si sminuisce. Si scusa per essersi espresso. Nasconde il disaccordo. Si mette in difficoltà per non disturbare.

Aspetto Si fa “piccolo”. Sguardo basso, postura chiusa. Evita il contatto visivo. Voce bassa.

Convinzioni I miei bisogni contano meno di quelli degli altri. Ho meno diritti. Il mio contributo vale poco.

Emozioni Paura del rifiuto. Impotenza, bassa autostima. Frustrazione. Risentimento verso chi “approfitta”. Vergogna.

Obiettivi Evitare il conflitto. Compiacere gli altri a qualsiasi costo. Lasciare agli altri il controllo.

Stile aggressivo

Azioni Si esprime sopra gli altri. Sminuisce o ignora le opinioni altrui. Insulta o attacca.

Aspetto Si fa “grande”. Postura minacciosa. Contatto visivo penetrante. Voce alta.

Convinzioni I miei bisogni sono più importanti. Ho più diritti degli altri. Il mio contributo vale più degli altri. L’altro non mi deve sopraffare.

Emozioni Rabbia. Senso di potere quando domina. Talvolta rimorso successivo.

Obiettivi Vincere a ogni costo. Controllare gli altri. Dimostrare chi comanda.

Stile passivo-aggressivo

Azioni Nega la responsabilità personale. Aggressività indiretta. Sarcasmo. Accetta per evitare il confronto, poi sabota. Manipolatore.

Aspetto Simile al passivo.

Convinzioni I miei bisogni vengono prima, ma non posso dirlo apertamente. Non sono responsabile delle mie azioni. Ho diritto a ottenere ciò che voglio anche se ho preso altri impegni.

Emozioni Paura del rifiuto se fosse diretto. Risentimento verso richieste e potere altrui. Paura di essere controllato. Vergogna.

Obiettivi Ottenere ciò che vuole senza esporsi. Evitare l’assertività e la responsabilità.

Stile assertivo

Azioni Esprime bisogni e confini. Si aspetta apertura e onestà reciproca. Accetta opinioni diverse senza sminuirle.

Aspetto Rilassato. Linguaggio del corpo aperto. Contatto visivo frequente (non fisso).

Convinzioni I miei bisogni contano quanto quelli degli altri. Ho pari diritti. Ognuno può dare un contributo valido. Sono responsabile del mio comportamento.

Emozioni Buon rapporto con sé. Piacere nelle relazioni. Buona autostima.

Obiettivi Esprimersi chiaramente. Trovare accordi. Mantenere confini equi e rispetto reciproco.

Fonte: www.scottishconflictresolution.org.uk (adattato)

Conclusioni

Riconoscere il proprio stile comunicativo non è un esercizio di autocritica, ma di consapevolezza. Ogni stile ha una sua logica interna — nasce da esperienze, da bisogni non soddisfatti, da strategie che in qualche momento della vita hanno avuto senso.

La domanda utile non è “che stile sono?”, ma “in questo momento, con questa persona e in questo contesto, come sto comunicando? E come vorrei farlo?”

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