La rubrica Musicale di UPE Università Popolare Evoluzione Umana

Turn it Up!

di Maddalena Sarotto

TURN IT UP! – Kendrick Lamar: DNA

“DNA, di cosa è fatto un uomo?

Bentornati a “Turn it Up!” Questa è la terza puntata e, ora che vi siete fatti un po’ l’orecchio, possiamo finalmente entrare in quello che è il cuore pulsante della musica black contemporanea, ovvero l’Hip Hop.

Vorrei fare una premessa ai nostri lettori non più giovanissimi: probabilmente avrete l’impressione che vi arrivi addosso un treno, probabilmente sentirete qualcosa di completamente estraneo ai vostri canoni e probabilmente è il momento giusto per armarvi del più potente strumento che avete per essere giovani e frizzanti: la curiosità.

In fondo, stiamo per parlare di Kendrick Lamar, il primo rapper della storia a vincere il premio Pulitzer per la musica (lo scorso 16 aprile). Anzi, è il primo artista non classico o jazz a vincere questo premio. Solo Bob Dylan ottenne una simile onorificenza, con il premio Nobel nel 2016, ma per la categoria Letteratura.

Dunque, possiamo dire di avere a che fare con un pioniere. Kendrick Lamar, classe 1987, nasce a Compton, una cittadina nella contea di Los Angeles nota sia per la malavita dirompente che per il gran numero di stelle del rap e dell’hip hop che partorisce. Il film “Straight Outta Compton” (“dritti via da Compton”, 2015), che immortala l’ascesa della storica band rap NWA (una concentrazione di talenti, vedasi Dr Dre, che oltre a essere uno dei più importanti rapper di sempre, è stato produttore di altrettante superstar, quali Snoop Dogg e 2Pac, per citarne alcuni), parla proprio di come la musica rap sia stata, per molti ragazzi disagiati del ghetto nero, una possibilità di riscatto e rinascita.

E così è stato per Kendrick, che a Compton dedica un brano, proprio insieme a Dr. Dre, nel suo secondo album “Good Kid, M.A.A.D City” (2012). Il suo esordio risale invece all’ album “Section 8.0” del 2011.

Poi, nel 2015 arriva l’album “To Pimp a Butterfly” (con la partecipazione di Kamasi Washington, di cui abbiamo parlato nella prima puntata). Per chi bazzica riviste e programmi musicali, sa che fu un momento incredibile: questo ragazzino del ghetto fu definito dalla critica il “John Coltrane dell’Hip Hop”. John Coltrane, il Dio che ha fatto del jazz misticismo e religione, al punto che la comunità afroamericana di San Francisco gli ha dedicato una chiesa. E Kendrick Lamar, che fa un disco di una raffinatezza sopra le righe dell’hip hop e che più volte nei suoi testi si definisce “Re”.

Parrebbe un titolo difficile da sostenere: e invece no, nel 2017 esce l’album DAMN. (“Dannazione.”) con cui Kendrick vince il premio Pulitzer. “Una pietra miliare messa a segno per la capacità di raccontare l’esperienza afroamericana”: così definito DAMN. Per saperne di più, cliccate qui: http://www.repubblica.it/musica

E così arriviamo al brano scelto per oggi, tratto proprio da DAMN. È intitolato DNA. Ho pensato a lungo se scriverne o no, il testo è forte sotto molti aspetti, ed è molto difficile da tradurre. Anche online ho trovato solo traduzioni imprecise, perciò mi limiterò a citarne alcuni estratti.

Ho scelto questa canzone perché la trovo un elogio dell’umanità: umanità intesa come l’essere umano e tutto ciò che racchiude, al di là del giusto e sbagliato, di ciò che è socialmente accettato, in sintesi, al di là della morale.

 

Ho, ho, ho, ho
Lealtà, ho il potere di un re nel mio DNA.
Un pezzo di coca, ho guerra e pace nel mio DNA.
Ho potere, veleno, dolore e gioia nel mio DNA.
Comunque so cavarmela, ho ambizione e flow nel mio DNA.
Sono nato così, fin dal primo giorno così,
Immacolata concezione.
Mi trasformo così, mi esibisco così,
Ero la nuova arma di Yeshua.
Non contemplo: medito, e poi ti faccio saltare la cazzo di testa.

 

(N.d.R. – la cocaina è un riferimento al padre di Kendrick, che spacciava; il flow, letteralmente “flusso”, è la capacità di rappare, cioè cantare/parlare, spesso improvvisando, su basi ritmiche uniformi).

 

Realtà, uccido merde perché è nel mio DNA

Ho milioni, ho ricchezze in costruzione nel mio DNA

Ho oscurità, ho cattiveria, quel marcio, nel mio DNA

Me la sono cavata, ho casini, cuore dentro il mio DNA

Vinco ancora, e poi ancora, come a Wimbledon, sono quello che batte

 

Ora, al di là dei riferimenti a realtà particolarmente violente di sparatoria e omicidio che non tutti vivono, ciò che mi piace è con queste parole Kendrick si offre nella sua completezza, nel suo lato oscuro e nella sua luce, entrambe le facce della medaglia.

Chi di noi non prova rabbia, odio, non ha impeti violenti, non cova rancore e trama vendetta? Fosse anche per piccole cose…se mi diceste “io no” …bè, non vi crederei. Nessuno lo dice, perché la morale non lo permette. Ma è anche questa la nostra natura.

E penso che vederci in questo, mostrarci a noi stessi, dirci la verità e rivelarci tutti i segreti più oscuri che abbiamo, ci permetterebbe di fare una cosa straordinaria: vederci per tutto ciò che siamo, vedere entrambe le facce della medaglia, conoscerci interamente e infine scegliere chi vogliamo essere e quali aspetti di noi vogliamo coltivare e portare al mondo. Così, saremmo liberi e padroni di noi stessi, e – per chiudere con grandiosa arroganza stile Kendrick – libereremmo il divino che è in noi.

Buon ascolto.


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Maddalena Sarotto

Architetto e Rettore dell'Università Popolare per l'Evoluzione Umana

2 comments

  1. Francesca

    Penso che in questa descrizione tu sia stata semplicemente straordinaria.
    Guardarci e vederci per quello che siamo ci permette di scegliere chi vogliamo essere.

  2. Pingback:The Robert Glasper Experiment ft. KING: Move love | UniUpe

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