Onora la tua vita di Alessandra Potestia - prima parte

Onora la tua vita di Alessandra Potestia - prima parte

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È una notte come tante altre. Mi sveglio improvvisamente. A percezione non mi sembra sia già mattina. Ho voglia di godermi ancora il tepore del letto.

Mi rannicchio, mi giro su un lato e porto la mia mano destra sotto il cuscino.

Così sfioro il mio seno sinistro. Sento qualcosa di strano. E all’improvviso per me è già giorno.

Nel silenzio, sconcertata, mi tocco l’altro seno. Qualcosa non torna. Mi alzo guardo l’ora: le 5.57. Che faccio?

Torno a letto e incomincio a emettere amore e ad eliminare la paura che cresce, a mettere in pratica tutto ciò che ho imparato in questi anni. Quasi mi assopisco, ma la sveglia suona.

 

Vado in cucina, trovo Lorenzo, il mio compagno. Chiedo a lui di toccarmi, senza dirgli nulla.

Mi guarda e capisce. Anche lui sente. Incomincio a scherzare, a rompere la tensione.

Aspetto.

Nel frattempo Francesco, il mio figlio più grande, mi chiama perché vuole ripassare inglese.

Mi chiedo per quale cavolo di motivo non potevamo farlo con tranquillità il giorno prima, comunque mi siedo accanto a lui e insieme rivediamo i compiti.

Si sveglia il piccolo, Alessandro, facciamo colazione, ci prepariamo, poi usciamo e ci incamminiamo verso scuola.

Appena siamo in cortile parte il nostro rituale. Anche Francesco, il mio figlio più grande, ormai non esce di casa se prima non recitiamo la nostra preghierina:

“Emetto amore, perché oggi è un nuovo giorno per amare, creare, costruire e realizzare le vite che desideriamo”.

 

Dopo di che rientro a casa, in questo periodo sono metà della settimana in smart working e aspetto.

Finalmente arrivano le 9.00. Chiamo subito e prenoto una visita.

Una visita che il ginecologo mi aveva consigliato mesi fa, per suo scrupolo, dicendomi comunque di non preoccuparmi, ma che io non pensavo fosse così necessaria.

Si allarma sempre, è scrupolosissimo, poi in questo periodo non mi sembrava proprio il caso.

Mi risponde l’impiegata, mi dice che non ha i turni del medico, mi dice che mi richiama.

Altra attesa. Aspetto.

Il lavoro, le telefonate mi distraggono in parte, ma il mio pensiero è lì, che attende la telefonata.

Alle 11.50 arriva. Domani mattina vado.

 

Nel frattempo finisco di lavorare e decido di andare a fare una passeggiata. Fa freschino ma ormai ho deciso. Si parte.

Mi ricordo del video che mi è stato chiesto per pubblicizzare un incontro online dell’Università, ma che non avevo nessuna intenzione di fare. Mai fatto un selfie, mai fatto un video. Non mi piaccio quasi mai.

Elimino questo pensiero e decido di superare questo ostacolo, è arrivato il momento: così lo faccio e lo mando. Rientro, sono abbastanza serena.

 

Nella mattinata mi sono accorta di avere troppi impegni così disdico un caffè, anche se ci tenevo, ma sarei stata troppo di corsa e soprattutto non avrei avuto tempo per aiutare Francesco.

Durante la mattina, tra l’altro, mi arriva una sensazione netta: la prof di inglese lo ha interrogato così emetto amore, perché tutto vada bene.

Da lì a poco mi chiama Francesco tutto entusiasta: “Mamma mi ha interrogato la prof di inglese! Ho preso 8+”

Lo riempio di complimenti, gli dico che sono orgogliosa di lui e sono contenta.

E lo sono profondamente, perché in questo ultimo anno, grazie a questo periodo, abbiamo lavorato tanto: abbiamo superato paure, timori di esporsi, ansie e sì, abbiamo costruito quel rapporto che prima mancava, perché ero troppo di corsa, troppo presa dalla vita.

Lo aspetto a casa, facciamo i compiti di francese e riparto per un altro appuntamento, un caffè con un’amica e tanto entusiasmo per un progetto che spero possa partire.

 

Torno a casa, la giornata è trascorsa, qua e là il mio pensiero tornava lì, ma le incombenze mi hanno tenuta occupata.

 

Ore 23.00. Il mio mondo si ferma,: mi metto a letto, convinta di dormire, perché anche stanca e invece sale, sale la paura. Senza preavviso. Insieme ad una miriade di domande.

“Cosa sarà? Cosa succederà?”

In un attimo mi ritrovo con gli occhi fradici. Neanche i miei figli piangono così.

Che faccio?

“La condivisione è la cura” Si, perché in tutto questo ho pensato di non dire nulla a nessuno, non voglio allarmare nessuno. Ma si accende una lampadina: il gruppo! Santo Gruppo.

Chiedo aiuto a questi magnifici uomini e donne, con cui ormai da tempo condivido un percorso di crescita in Upe. Chiedo che mi pensino, senza dire null’altro.

Ed immancabilmente uno ad uno rispondono: “Ci sono!”, “Conta su di me” e così via ed io, se pure in una valle di lacrime, mi ritrovo meno sola.

 

Poi, improvvisamente la porta della camera si apre. Alessandro fa capolino, mi guarda e torna a dormire. Che strano.

Mi alzo, vado a dargli un bacio e gli chiedo se è tutto ok.

Sì, mi risponde mezzo addormentato e torno a letto (il mattino seguente non ricorderà nulla di tutto questo).

 

… continua

Alessandra Potestia

Voce di Chiara Lenzi

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