I vantaggi della CUI nel mondo del lavoro - parte 4 comunicazione

I vantaggi della CUI nel mondo del lavoro

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Aggiungiamo un’altra tappa nel nostro viaggio dei vantaggi della CUI nel mondo del lavoro.

Nella prima puntata abbiamo introdotto il discorso dell’ascolto verso se stesso e verso gli altri, fondamentale per comprendere se stessi e gli altri ed evitare i deleteri “concetti mal capiti” che possono sabotare il buon andamento di un colloquio o una riunione lavorativa.

Nel secondo articolo, abbiamo trattato dei Condizionamenti Primari Inconsci, i famosi CPI, e avevamo raccontato di come interfacciarsi con persone orgogliose e insicure.

Nella terza invece, abbiamo incontrato l’affettivo e il socievole che sono tra i più comuni e preminenti nella maggior parte delle persone.

In questa puntata, infine, chiuderemo il capitolo inerente ai CPI trattando gli ultimi tre condizionamenti ossia lucroso, il salutista edil comodo.

Ricordo che la CUI “classifica” i 7 seguenti condizionamenti affettivo, socievole, insicuro, orgoglioso, lucroso, comodo e salutista.

Tutti gli esseri umani che popolano questo pianeta non “scappano” a questi CPI, ossia li possiedono tutti e 7 ma su questi 7, 1 o 2 sono preminenti.

Il CPI è, di fatto, quel “regalo” che noi ci portiamo dalla nascita (parte biologica) e che si modella durante la nostra crescita a seconda degli eventi/traumi/ferite che caratterizzano la prima parte della nostra vita.

Il condizionamento lucroso è ben facile da individuare soprattutto nell’ambiente lavorativo. Il lucroso non fa nulla, se non vede un riscontro in cambio. Deve sempre essere in guadagno e mai rimetterci cercando sempre l’affare o lo scambio giusto. Se mortificato, rinuncia alla trattativa, si inaridisce su tutto, con la conseguenza che difficilmente potremo contare sul suo aiuto (inciso: quando si lavora in team, dopo oltre 25 anni di lavoro, la vera difficoltà non è tanto nel saper fare il lavoro, ma di riuscire a fare si che le relazioni lavorative funzionino a dovere. Ho visto lavori apparentemente molto semplici impantanarsi per capricci o ripicche personali di colleghi).

Come fare quindi per coinvolgere il lucroso nel nostro progetto? Dovremo inprimis evidenziare i vantaggi che gli porterà eseguire quel tipo di lavoro e quali perdite potranno esserci per lui nel caso in cui non partecipi al progetto.

Il salutista riesce anche in una giornata piena di lavoro anche a trovare lo spazio per la palestra (se è patologico ci va alle 6 del mattino) o la piscina (in pausa pranzo). Nel caso in cui non nuoti, per un pranzo di lavoro sarà molto più a suo agio in un locale con cibi di qualità (meglio se biologici e/o a km 0) che in un autogrill, quindi scegliete attentamente il luogo! Il salutista può essere anche timoroso delle malattie quindi attenzione nelle riunioni di lavoro dove magari gradisce distanza (soprattutto in tempi come questi).

Il comodo, infine, se fosse possibile non farebbe nulla, se non in economia energetica. Schematizza tutto al minimo indispensabile, soprattutto se patologico. In ambito lavorativo tende, di conseguenza, a fare il meno possibile e a “scaricare” il lavoro su altri.

Come fare a coinvolgere un comodo? Sinceramente è tra i comportamenti più complicati da dover averci a che fare soprattutto se avete bisogno dei suoi servigi per portare avanti il progetto. Tra i bisogni, infatti, questo è il più condizionante, perché il concetto di risparmio di fatica è presente in tutti in noi, risiede nell’ES, che è la nostra parte più primitiva.

La soluzione che personalmente spesso funziona, e comunque è un consiglio generale per tutti i CPI, è quella di parlare al comodo con il cuore in modo da comunicargli nella maniera migliore possibile la vostra necessità di avere il loro prezioso aiuto in quel momento, ossia che avete bisogno di lui per svolgere quel lavoro al meglio. Fermo restando la vostra capacità di valorizzargli gli aspetti “comodi” del lavoro che è chiamato a svolgere.

In questa trattazione veloce dei vari CPI, abbiamo potuto vedere che rapportarsi con i condizionamenti altrui (e il proprio!) sono necessarie capacità proprie dell’Intelligenza Emotiva: capacità di autogestione, capacità relazionale e capacità empatica. E non è per niente semplice!

Ma saper utilizzare la conoscenza di questi bisogni (io soddisfo l’altro e l’altro soddisferà me) si ottiene poi il grande vantaggio di poter creare rapporti e legami duraturi anche nel mondo del lavoro.

Ricordatevi che la comunicazione verso gli altri si basa sulla soddisfazione del condizionamento primario inconscio.

Vi aspetto alla prossima puntata dove parleremo del bisogno di riconoscimento…preparatevi!

Andrea Forni- Comitato Scientifico UPE

Voce di Andrea Di Cosola

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