Un contributo di Martina Caldi

È iniziato tutto così

È iniziato tutto così. Ho sempre pensato di essere una persona che si impegna. Mi sono sempre detta che tutte le mattine mi alzo per andare a lavoro, tutto l’anno vado in palestra almeno due volte a settimana. Quindi mi impegno… Poi, nel periodo natalizio, ero sdraiata sul divano che leggevo un libro di Lise Bourbeau “Le cinque ferite e come guarirle”, che si riferisce alle “maschere” che tutti i giorni indossiamo per non fare vedere i nostri reali comportamenti.
Mi sono identificata in una delle cinque “maschere” descritte, e una frase diceva: “Chi indossa la maschera del controllore, e che quindi ha subito il tradimento da parte di qualcuno in età infantile, non si impegna, e quindi attira a sé persone che altrettanto non si vogliono impegnare.”

Qui è iniziato tutto. Mi sono alzata dal divano, ho aperto la finestra, mi sono guardata intorno, ho tirato un lungo respiro. Ci ho ragionato su per qualche giorno, questa frase sull’impegno continuava a girarmi nella testa, poi ad un tratto, ho iniziato a comprendere. Mi sono detta che effettivamente io vado a lavorare perché il mio lavoro si mi piace, ma più che altro sono obbligata perché mi da da vivere. Vado in palestra perché vorrei rimanere in linea… Ho capito che tutte queste cose che faccio, sono cose che devo fare praticamente quasi per forza. Invece il vero impegno, è proprio prendersi la responsabilità di fare cose con cui potresti benissimo vivere senza. Il vero impegno è quel qualcosa in più. Mi sono ricordata che mi impegnavo molto più da bambina nel fare cose per me, come ad esempio quando all’età di otto anni mi ero presa l’impegno di scrivere un quadernetto di poesie, o fare il calendario per la scuola, sempre alle elementari. Poi, con l’avanzare dell’età, mi sono adagiata.

Così, all’età di 32 anni, ho deciso che mi sarei presa il mio primo vero impegno da persona adulta. Ho deciso che avrei organizzato un corso, e che, con tutte le paure del caso, sarei arrivata fino alla fine. In sei persone, queste sei che mi hanno aiutata, ci siamo messe a studiare la locandina. Abbiamo cercato di capire quale frase e quale immagine avrebbero potuto attirare al meglio la curiosità delle persone per farle aderire all’evento. Ci siamo confrontate, e alla fine abbiamo trovato un titolo e un immagine. A questo punto mi sono salite un po’ d’ansia e un po’ di paura… La paura di non farcela e di non essere all’altezza sono venute a bussarmi alla porta della mente… mi chiedevo tra me e me: “E se nessuno dovesse aderire? Come faccio? Io quella sala voglio riempirla.”

Attaccate poi le locandine per la città di Alba, promosso l’evento sui social, a tre settimane dalla serata, hanno iniziato ad arrivarmi le prime telefonate, per chiedere informazioni e per prenotarsi il posto a sedere. Sempre di più, sempre più persone si prenotavano. Così, abbiamo riempito ed esaurito i posti, ma le telefonate continuavano ad arrivare e le persone erano anche disposte a stare in piedi. Non immaginate la mia felicità!

L’evento, intitolato “Ma mi capisci? Quante volte parlate e non vi sentite capiti?” è stato un successo, insieme al docente William Giangiordano, tante persone, tante giovani coppie hanno partecipato attivamente al dibattito, ed i feedback che mi sono tornati indietro sono stati tutti positivi.

Grazie, perché senza di voi e la vostra partecipazione, questo non sarebbe stato possibile.


 

Immagine di copertina a cura di Maddalena Sarotto

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