Un contributo di Denise Silvestri

Caravaggio, la salute è un'arte

Prendersi cura dell’altro oltre che di se stessi è una vera e propria missione, che meglio di chiunque altro Caravaggio raffigurò nella sua incredibile opera le Sette Opere di Misericordia (1606-caravaggio comunica 331607). L’opera è conservata presso il Pio Monte della Misericordia di Napoli ed è la rappresentazione delle “sette opere di Misericordia corporali”.

Caravaggio realizzò quest’opera in età matura ormai provato dalle varie esperienze della sua vita piena e vissuta con intensità, aveva conosciuto la gloria come la sofferenza, la malattia  e sapeva bene cogliere le sfumature e gli archetipi che abitano ogni essere umano che poi rendeva manifesti con i suoi chiaro-scuri su tela.

Ma perché ho scelto proprio questo quadro del grande Caravaggio?

Al di là dei vari significati rappresentativi delle singole opere di misericordia, voglio fermarmi in particolare su una presente nel dipinto Curare gli Infermi. E chi meglio dei medici oggi incarna la figura di un essere umano che dedica la sua vita nel prendersi cura di chi sta male, dei pazienti. Un medico, infermiere, operatore sanitario o anche volontario è mosso da qualcosa di grande verso la sua professione oltre che dalla passione anche da un proprio vissuto in molti casi che lo ha spinto a decidere di iniziare a prendersi cura dell’altro. Egli sa bene quanto sia importante entrare in empatia, e stabilire un contatto positivo, costruttivo che aiuti l’altro a guarire a trovare il sorriso o comunque ad accompagnarlo nel suo percorso post malattia, e in altri casi meno felici verso altro.

Le parole sono la nostra prima forma di guarigione sia per noi stessi che per l’altro.

Molte volte accade che non si riesce a stabilire un contatto, una buona comunicazione  tra medici e pazienti, i fattori e i motivi sono molteplici ma penso che come mostra Caravaggio in questo quadro che sia possibile tutto ciò e in alcune realtà già è di fatto in essere. Non solo i medici possono arrivare a comprendere meglio i pazienti ma di risonanza anche gli stessi pazienti si avvicinano a una comprensione migliore di questi ultimi. Perché anche i medici sono esseri umani animati da emozioni proprio come chi è in cura presso di loro.

Si instaura un rapporto più empatico, umano, meno drasticamente freddo in cui esiste una comprensione, cooperazione e presa di coscienza maggiore delle persone nei rispettivi ruoli in interazione.

Apprendere gli strumenti di una comunicazione umana e interattiva come si può e soprattutto dove è possibile ? La nostra Università ha messo a disposizione il corso Comunica 33  che aiuta pazienti, volontari, infermieri e medici a lavorare e formarsi meglio sulla loro comunicazione ossia su come sviluppare la propria intelligenza emotiva, ascoltare il paziente e o medico,  affinare i propri modi comunicativi, gestione dello stress, alleanza terapeutica e molti altri aspetti fondamentali che consentono di svolgere la propria professione e missione di aiuto verso l’altro in modo migliore, più empatico, più umano. Perché il fine di tale percorso formativo sia solo uno: il BENE dell’essere umano.


 

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Immagine di copertina a cura di Maddalena Sarotto

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