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Brevi storie di questo Tempo

Wilson, ovunque tu sia

Lo ammetto Wilson, dopo averti visto cadere giù dal terrazzo condominiale non sono corsa in strada a cercarti.

Questa cosa l’ho realizzata solo alcuni giorni dopo: perché non ci ho almeno provato?  In fondo sarei potuta arrivare per prima a recuperarti in strada.

 

Camminando sul terrazzo, come faccio ogni mattina in questo tempo-non-tempo, ho realizzato che ho vissuto quell’evento come qualcosa di ineluttabile.

Stavi cadendo sul balcone di qualcuno di sotto o forse in strada.

Per me da quel momento eri ineluttabilmente perso.

 

L’ineluttabilità è vischiosa, perché ti blocca alla radice nell’agire.

Tanto se una cosa è ineluttabile, qualunque azione non cambierebbe lo stato di fatto.

 

E invece per nostra enormissima fortuna non c’è niente di ineluttabile (!), è un inganno che ci facciamo.

 

C’è sempre uno spiraglio, una via, una porticina, una crepa nelle nostre convinzioni, una idea, una coincidenza, qualche cosa che magari neanche è stato ancora creato, che può generare altro che neanche immaginiamo e che può far deviare dalla ineluttabile traiettoria.

 

Credo che questo sia motivo di speranza in ogni situazione, anche quelle più strette e buie…

La speranza, il contrario dell’ineluttabilità.

La speranza che attiva, che mette in movimento, che genera idee e soluzioni stimolando il nostro enorme potere creatore.

 

Il mondo sarebbe già scritto e sarebbe colorato di grigio, se non ci fosse la speranza.

 

Lo ammetto Wilson, dopo questi pensieri che mi hanno dilatato il cuore e la mente, mi sono attivata per trovarti: dopo un po’ di remore ho messo un bigliettino nella buca della posta dell’anziana signora sul cui balcone potresti essere caduto.

Il bigliettino è stato ritirato ma tu non sei fuori sul suo zerbino come avevo chiesto se ti avesse trovato.

Le rare volte che scendo a buttare l’immondizia o a fare la spesa, butto un occhio sotto le macchine parcheggiate per vedere se vedo qualcosa di giallo.

Ancora lo faccio, non riesco ad evitarlo… hahaha

 

Niente Wilson non ti ho più ritrovato, ma sento che va bene anche così.

 

L’importante è averci provato, non aver accettato passivamente ma essermi attivata, anche se un po’ in ritardo, per trovarti.

 

Mi è ormai chiaro che il tuo compito con me è finito.

 

Mi hai fatto ricontattare la bellezza del giocare, noi grandi non dovremmo mai perderla…

 

E in fondo attraverso di te continuo a giocare con i miei amici e la mia famiglia. Mia madre mi chiede se ti ho trovato e ogni tanto mi arrivano foto di tuoi ipotetici avvistamenti nei luoghi più svariati. Per il momento annoveriamo nell’ordine: Chiara che a Bordighera sta facendo giocare il suo cane con te; Maddi che ti lancia tra i soffioni piemontesi dove il suo cane JJ si butta per recuperarti e ogni tanto si perde, sia lui sia la pallina; Raffaella, mia sorella, che ti ha visto in un campo da tennis a Zurigo e infine Sina che, a Bordighera, ti custodisce insieme alle palline che suo figlio usa per giocare a tennis.

 

Wilson ovunque tu sia, continua così.

Gabriela Ragazzi

Copertina a cura di Maddalena Sarotto

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