Brevi storie di questo Tempo - Wilson, grazie di tutto #iostoacasa

Brevi storie di questo Tempo

Wilson, grazie di tutto

Passano i giorni, non so più quanti siano, credo 40 giorni di #IOSTOACASA.

 

Continuo a stare bene e in armonia, ho voglia di scherzare, di giocare.

Mi sto prendendo cura di me, cucino cose sane che mi piace mangiare. Sono stupita che mi riescano, nonostante la mia disabitudine a cucinare cose elaborate. Preparo la tavola con piatti colorati, metto a volte una candelina e del vino. Apro il frigo pieno, che mio cognato definisce un miracolo, ed ha ragione.

 

La mia famiglia di origine, nipoti e cognati, mi coinvolgono a volte in video-pranzi per non farmi sentire sola. Apprezzo tantissimo l’attenzione e mi rendo conto che anni fa mi sarei fatta prendere dalla sindrome di Calimero-piccolo e solo e nero e peloso. Ora no.

Semplicemente godo di questi momenti di caotica condivisione video, dell’affetto che arriva tra una videata e una connessione caduta e ripresa. Mi sento grata e fortunata ad averli nella mia vita.

Penso spesso a mia madre che da poco vive la solitudine, a cui io invece sono abituata,  mi sento vicina a lei come non mai.

Mi sento molto connessa anche con mia nipote che vive in uno spazio ristretto, una stanza all’estero.

 

La mia pallina Wilson mi aspetta sul terrazzo, ma questo è il tempo di stare con la mia famiglia.

 

Tempo di prendere un caffè, salutare e vado a giocare e ad interagire con i vicini, se ci saranno.

 

Mi porto anche un libro, adoro leggere al sole, una tisana da sorseggiare, e il bucato da stendere. Che poi perché si dice bucato? Bah.

 

Gioco con Wilson, arriva il vicino e mi chiede di giocare.

Un calcio, una chiacchiera, un calcio, una chiacchiera, dopo un po’ si arriva a discorsi delicati quali la morte della madre.

Percepisco quanto dolore sia ancora legato a questo ricordo.

Incredibile come a volte si possano creare momenti di condivisione profonda tirando due calci ad una pallina da tennis.

 

Un calcio più forte e Wilson cade nel balcone dell’anziana vicina di sotto.

 

Questa volta sono più pronta alla perdita.

 

Ciao Wilson grazie di tutto.

 

Saluto il vicino e, mentre scendo le scale, arriva un pensiero che più volte ho avuto in questi giorni.

Presto si tornerà alla vita di sempre. Nel profondo spero di riuscire a conservare dentro di me i germogli di questo vuoto fertile, perché tutto non sia come prima ma meglio di prima.

Poi penso che la differenza la fa sempre l’atteggiamento mentale con cui affronterò le cose, le mie giornate… basterà quindi tutelare i miei pensieri in questo senso.

Sento la forza della speranza che tutto attiva.

E così sia.

 

Il sole è ancora forte e i gabbiani volteggiano, l’aria è tiepida e la vita va avanti.

Gabriela Ragazzi

Copertina a cura di Maddalena Sarotto

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