Consigli pratici e frivolezze per rovinarsi l'esistenza

QUARTA PARTE

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Sii prigioniera del tuo ego: costruirsi una gabbia di ipocrisia e condannarvisi alla prigionia può risultare molto utile per affrontare nel modo peggiore quegli inspiegabili momenti di analisi auto indotta ai quali accennavo prima. Nel senso…se proprio non vuoi specchiarti, neanche se sullo specchio ci sei finita da testa a piedi e forse anche volontariamente, spinta da una forza con cui mai prima di allora ti sei confrontata, c’è sempre una via di fuga. Con un Ego spropositato fuggire non è quasi mai un problema annoso. È grazie ad uno scorretto uso dell’Ego che il nostro mondo resta bello: gli altri non saranno mai migliori di te e qualora fosse così, sarebbe certamente per fortuna e non per merito.
Se siamo stati ispirati dalle mani di un sarto sapiente, la gabbia che ci siamo costruiti sarà altresì un efficace muro di gomma. Il muro di gomma è lo scudo più resistente dietro il quale ripararsi quando (accade spesso, è risaputo) qualcuno inspiegabilmente viene mosso a compassione e dà per certo che necessitiamo di aiuto; e questo aiuto prova a darcelo davvero. Il muro di gomma è la miglior armatura, ad oggi a nostra disposizione, per mantenere immutata la nostra preziosa condizione di mediocrità dagli attacchi delle brave persone.

Non chiedere scusa e non ringraziare (soprattutto se sei uomo): si sa, chiedere scusa o ringraziare sono anch’esse manifestazioni di Sensibilità. Se sei un uomo hai una responsabilità anche maggiore rispetto alle amiche donne e il motivo è semplice: la Tradizione. La Tradizione è spesso confinata in schemi limitanti che tali devono restare. Scusarsi o ringraziare, accertato che sia sempre un atteggiamento sbagliato, possono comunque trovar giustificazione, talvolta, se a manifestarli sia una donna. Questi non sono affari da uomini: l’Uomo della Tradizione se prova sentimenti non li deve dimostrare; se ne prova di molto emozionanti deve guardarsi dal dirlo ad anima viva. Perderebbe infatti, certamente, il suo ruolo nella società e forse anche il diritto ad una prole.

Farsi del male tenendosi lontani dalla felicità e dalla propria vera Volontà è un’arte. Qualunque sia il beneficio che, grazie ad essa, riusciamo a generare in noi dobbiamo dare per certo che ogni cosa è fatta anche dal suo opposto. Il contrappeso (prima o poi, a quanto pare, lo capiamo tutti) è peggiore di come l’immaginiamo quando tutto sembra andare bene. L’esercizio dell’arte di crederci inadatti comporta, per la mia esperienza, lo stesso sforzo (ma forse anche maggiore) che occorre per invertire lo schema. Si tratta, come al solito, di scegliere in favore della nostra vera Volontà.
Altrimenti, l’invito è comunque sempre valido, si possono aggiungere chissà quanti altri preziosi consigli pratici e frivolezze per rovinarsi l’esistenza all’elenco che a me, sinceramente, è bastato per fare marcia indietro e aver deciso di tornare di fronte a quegli specchi.

Diego Mastrofrancesco

Copertina a cura di Maddalena Sarotto

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