In questa serie di brevi articoli cercheremo di fare un po’ di chiarezza su una funzione del nostro cervello molto potente ma, allo stesso tempo, molto poco controllata: il pensiero.
Nella terza puntata vedremo tre esercizi pratici per uscire dall’automatico e costruire pensieri nuovi
Podcast:
A cura di Stefano Scaccianoce
Voce di Chiara Lenzi
Introduzione
Nelle prime due puntate abbiamo capito due cose fondamentali:
• Il pensiero nasce da un sistema: Cervello + Corpo + Emozioni + Mondo.
• Il cervello ama le scorciatoie. E quelle scorciatoie diventano abitudini, schemi, gabbie.
Oggi passiamo all’azione. Perché sapere non basta. Serve allenare.
Vi lascio tre leve. Tre esercizi semplici. Servono 5 minuti e la voglia di provare un sentiero nuovo.
Nozione fondamentale da ricordare sempre: non dobbiamo cancellare lo schema vecchio. Dobbiamo solo costruire un’autostrada nuova accanto.
Leva 1: il corpo
Interrompiamo lo schema prima che parta. Ricordate la Puntata 1? Il corpo pensa prima della testa. Se aspettiamo di “ragionare” sullo schema, è già tardi. È già partito.
L’Esercizio: IL RESET DI 30 SECONDI
Da fare quando sentiamo che sta partendo la solita reazione: rabbia, ansia, chiusura.
Fermiamoci e piantiamo i piedi a terra.
Respiro: fare un respiro profondo dal naso per 4 secondi. Trattenere per 4 secondi. Espirare dalla bocca per 6 secondi.
Ripetere 2-3 volte portando la massima attenzione solamente all’aria che entra e che esce
Postura: Raddrizzare la schiena. Aprire le spalle. Sciogliere la mascella.
Domanda: “Cosa sto sentendo nel corpo adesso?”
Perché funziona? Togliamo carburante all’autostrada vecchia. Il cortisolo scende. La serotonina si riassesta. E in quello spazio di 30 secondi nasce la possibilità di scegliere un pensiero diverso. Proviamo a farlo prima di rispondere a quella mail, prima di una discussione, prima di aprire il telefono.
Leva 2: l'attenzione
Diamo un nome allo schema. Gli schemi vivono al buio dell’automatico. L’attenzione è la luce che li fa sparire.
L’Esercizio: IL DIARIO DEI 3 SCHEMI
La sera, prima di dormire, prendiamo un foglio e tracciamo 3 colonne.
Su queste vanno descritte la situazione vissuta nella giornata che ci ha colpito (e in cui abbiamo percepito il corpo che comunicava in tal senso), i pensieri che si sono generati e lo schema a cui ci si è affidati per fronteggiare quei pensieri. Cosa abbiamo pensato in automatico?
Se abbiamo usato uno schema abituale, dargli un nome, ad esempio: il collega non mi ha salutato – il pensiero generato è “Non mi considera” – lo schema sotteso “Devo piacere a tutti”.
O anche: ho sbagliato una cosa al lavoro – il pensiero “Sono un fallito” – lo schema “Devo essere perfetto”.
O ancora: mio figlio non mi ha risposto – il pensiero “Non gli importo” – lo schema “Se non rispondo subito, mi abbandonano”.
L’ obiettivo è non giudicarci ma solo nominare. Quando si da un nome allo schema, si fanno due cose: lo tirate fuori dalla testa e smettete di identificarvi con lui. Non siete “un fallito”. Avete solo attivato lo schema “devo essere perfetto”. È diverso.
Esercizio da fare per 7 giorni. Si vedranno dei pattern chiarissimi.
Leva 3: le domande
Servono a “cambiare la destinazione del navigatore”. Ogni schema nasce infatti da una domanda di fondo che il cervello si fa in automatico.
“Se dico no, mi vorranno bene?” → schema del compiacere.
“Se sbaglio, cosa penseranno?” → schema della perfezione.
L’esercizio: LA DOMANDA RIBALTATA
Prendiamo lo schema individuato con l’esercizio 2. Troviamo la domanda di base e ribaltiamola.
Esempio 1: Schema “Devo compiacere”
Domanda di base: “Come faccio a non deludere?”
Nuova domanda: “Come posso essere onesto e rispettoso allo stesso tempo?”
Esempio 2: Schema “Devo avere ragione”
Domanda di base: “Chi ha torto qui?”
Nuova domanda: “Cosa posso imparare da questo punto di vista diverso?”
Esempio 3: Schema “Non sono capace”
Domanda di base: “Perché non ce la farò?”
Nuova domanda: “Qual è il primo piccolo passo che posso fare oggi?”
Il cervello è un generatore di risposte. Dategli una domanda migliore, e vi darà pensieri migliori. Scrivere la nuova domanda su un post-it da tenere nel portafoglio.
Come usare le 3 leve insieme?
Non serve lavorare su tutte le leve contemporanemante. Scegliamone una e alleniamola per 10 giorni.
Ad esempio se percepiamo ansia prima di una riunione
• Lavoro con il corpo: concediamoci 30 secondi di reset prima di entrare
• Lavoro sull’attenzione: la sera scriviamo lo schema “devo essere perfetto”
• Lavoro sulla domanda: ribaltiamo lo schema chiedendoci “cosa posso portare di utile oggi, anche se non è perfetto?”
Un millimetro alla volta. Un sentiero nuovo alla volta.
Conclusione Puntata 3: E ora tocca a noi
Non possiamo controllare il primo pensiero che ci arriva. Ma possiamo allenarci a scegliere il secondo. E il secondo pensiero è dove inizia la nostra libertà.
Questo è l’inizio del nostro allenamento. Le 3 leve sono la nostra cassetta degli attrezzi. Usiamole.
Vi lascio con l’ultimo compito:
Scegliete una leva. Solo una. E fatela domani mattina.
Un sentiero nuovo inizia così.
Nota personale: questi tre articoli non vogliono sostituirsi a un percorso psicologico né tantomeno vogliono semplificare eccessivamente l’argomento, ma rappresentano una via per cominciare a comprendere e ad utilizzare al meglio il nostro più grande potere che è il pensiero.
Abbiamo visto che questo è frutto di una comunicazione ininterrotta tra corpo, processi psichici, interazioni esterne e interne come le emozioni. Abbiamo scoperto che le abitudini sono sia utili che dannose ma che sono sostituibili con nuovi percorsi neurali.
La nostra università ha come fine il bene dell’essere umano…prendersene cura, insegnare i segreti della comunicazione. Questi articoli sono stati scritti con questa idea.




