In questa serie di brevi articoli cercheremo di fare un po’ di chiarezza su una funzione del nostro cervello molto potente ma, allo stesso tempo, molto poco controllata: il pensiero.
Nella seconda puntata capiamo perché il cervello preferisce l’abitudine alla novità e come uscire dagli automatismi.
- Introduzione
- Perché il cervello adora gli schemi: la legge del minor sforzo
- Gli schemi hanno un nome: Bias, Credenze, Copioni
- Quando la scorciatoia diventa una gabbia
- La buona notizia: gli schemi si possono riscrivere
- Conclusione Puntata 2: Perché questo ci riguarda
Podcast:
A cura di Stefano Scaccianoce
Voce di Chiara Lenzi
Introduzione
Vi è mai capitato di tornare a casa in auto e dopo aver parcheggiato non ricordare nulla del tragitto? O di rispondere “tutto bene, grazie” in automatico, anche quando non è vero?
Quello non è un vuoto di memoria, ma il nostro cervello che sta facendo benissimo il suo lavoro.
In questa puntata parliamo della più grande qualità e, a volte, il più grande difetto del cervello: le scorciatoie mentali e gli schemi.
Perché il cervello adora gli schemi: la legge del minor sforzo
Immaginiamo il nostro cervello come uno smartphone: potentissimo, ma con la batteria che non è infinita. La sua risorsa più preziosa non è la memoria, ma l’energia, ovvero l’attenzione, che rappresenta un’azione volontaria.
Pensare qualcosa di nuovo costa. Costa glucosio, fatica, tempo e, in termini biologici, nuovi pensieri corrispondono alla produzione di nuovi assoni, nuova materia. Usare un pensiero già usato invece costa il 90% in meno.
Per questo il cervello fa una cosa geniale: trasforma i nostri pensieri ripetuti in automatismi. Li trasforma in sentieri. E più li percorriamo, più quei sentieri diventano larghi, comodi, veloci. Da sentiero diventano strada e da strada diventano autostrada.
È così che impariamo ad andare in bicicletta o apprendiamo una nuova lingua. Ed è così che impariamo a reagire in un certo modo alla critica, al conflitto, al successo e a tutte quelle situazioni che si ripetono.
Nozione fondamentale da ricordare sempre: l’abitudine è un sentiero neuronale diventato autostrada.
Dal punto di vista evolutivo ha perfettamente senso. 100.000 anni fa, se un uomo udiva un fruscio tra i cespugli, non si metteva a fare un’analisi razionale. Il nostro cervello percorreva subito l’autostrada “fruscio = pericolo = scappa“, per salvarci la vita.
Oggi quel fruscio è paragonabile a una mail del capo alle 20:30. E la nostra autostrada mentale parte in automatico: “pericolo = ansia = devo rispondere subito“.
Il problema non sono gli schemi. Il problema è che il cervello non fa differenza tra un pericolo vero o un pericolo immaginario ed utilizza un’abitudine vecchia che agisce in automatico.
Gli schemi hanno un nome: Bias, Credenze, Copioni
Possiamo distinguere gli schemi in tre grandi categorie.
Gli Schemi del Giudizio: i Bias
Sono le scorciatoie con cui il cervello prende decisioni veloci, come ad esempio: “Se è costoso, allora è di qualità“; “Se l’ho sempre fatto così, allora è il modo giusto“; “Se una persona è simpatica, allora è anche competente“. In questa categoria rientrano anche tutti gli inquinamenti sensoriali che aprono più o meno altre scorciatoie, come “Il camice bianco del medico è segno di igiene”.
Questi schemi sono utili perché ci fanno risparmiare tempo, ma talvolta ci fanno sbagliare di grosso.
Gli Schemi su di noi: le Credenze
Sono le frasi su noi stessi che ci ripetiamo da anni, come ad esempio: “Non sono bravo con la tecnologia“; “A questa età non si cambia più“; “Devo sempre essere io a risolvere i problemi”.
Non sono verità assolute, ma pensieri diventati autostrada. E come tutte le autostrade, ci portano sempre nello stesso posto.
Gli Schemi con gli altri: i Copioni
Sono i ruoli che recitiamo nelle relazioni senza averne scritto il copione. Pensieri del tipo: “Se dico di no, poi mi vogliono meno bene“; “Per essere amato devo essere utile“; “Se mostro debolezza, ne approfittano“.
Sono nati per proteggerci e spesso funzionano, finché non diventano una prigione.
La cosa importante da capire è questa: nessuno di questi schemi è sbagliato.
Sono tutti nati per un motivo: per proteggerci, per farci risparmiare energia e farci sentire al sicuro. Il problema nasce quando lo schema ci guida invece che essere guidato da noi. E questo avviene molto più spesso di quanto ce ne accorgiamo.
Quando la scorciatoia diventa una gabbia
Come fate a capire se uno schema ci sta aiutando o ci sta bloccando?
Il corpo ce lo dice prima della testa. Ad esempio, sentirsi contratti nelle spalle prima di una riunione è lo schema “devo essere perfetto” oppure “sicuramente sbaglierò”. Sentire lo stomaco chiuso quando dobbiamo dire no è lo schema “devo compiacere” o “crederà che sono cattivo”. Provare rabbia nel sentirsi ignorati è lo schema “devo avere ragione per valere” oppure “non piaccio a nessuno”
Altri segnali risiedono: 1) nella ripetizione – fare sempre le stesse discussioni con le stesse persone e con lo stesso finale; 2) nella prevedibilità – sapere già cosa si penserà domani mattina appena svegli, avere un pensiero ricorrente; 3) nella stanchezza – avere la sensazione di vivere il “solito film”, anche se fuori cambia tutto, e che tutto sia inutile e faticoso
E qui si collega tutto con la prima Puntata, in cui abbiamo visto come è l’unione di cervello, corpo, emozioni e il mondo che pensa con noi. Gli schemi non vivono solo nella testa. Vivono nella postura, nel respiro, nelle emozioni che arrivano prima del pensiero.
La paura, ad esempio, è il più grande guardiano degli schemi. La sua funzione è una sola: tenerci nel conosciuto. Perché il conosciuto, anche se fa male, è prevedibile. E il cervello preferisce un male prevedibile a un bene incerto.
Per questo cambiare fa paura. Non perché sia pericoloso, ma perché è nuovo. E il nuovo consuma energia.
La buona notizia: gli schemi si possono riscrivere
Adesso arriva la parte interessante: se il cervello crea le autostrade, il cervello può anche crearne di nuove.
Ecco la seconda nozione fondamentale da ricordare sempre: il cervello è plastico. Fino all’ultimo giorno della nostra vita, non smette mai di costruire nuovi sentieri.
Attenzione però: non si tratta di “cancellare” lo schema vecchio. Quello resterà lì. Si tratta di costruire accanto una strada nuova, più larga, più comoda, che arrivi in un posto migliore. E di percorrerla abbastanza volte da farla diventare l’autostrada principale.
Come si fa? Non con la forza di volontà. Quella finisce. Si fa con tre “leve”, tre strumenti che vedremo nel dettaglio nella prossima puntata, ma che anticipiamo qui.
Leva 1: Il Corpo. Se il corpo pensa prima della testa, allora cambiando postura, respiro e movimento possiamo interrompere lo schema prima che parta. Possiamo togliere carburante all’autostrada vecchia.
Leva 2: L’Attenzione. Gli schemi vivono nell’automatico, mentre l’attenzione li porta alla luce. Quando vediamo lo schema, lo schema smette di guidarci a nostra insaputa.
Leva 3: Le Domande. Ogni schema nasce da una domanda di base, come “sono in pericolo?”, “piacerò?”. Cambiare la domanda di base è come cambiare la destinazione sul navigatore. Il cervello troverà una strada nuova per arrivarci.
Non serve fare tutto e subito. Serve solo iniziare a tracciare un sentiero nuovo. Un millimetro alla volta.
Conclusione Puntata 2: Perché questo ci riguarda
Se non scegliamo noi lo schema, lo sceglie l’abitudine.
Se non scegliamo noi la domanda, la sceglie la paura.
Se non scegliamo noi il sentiero, percorreremo sempre la solita autostrada.
Ma noi non siamo i nostri schemi. Noi siamo coloro che possono osservarli, capirli, e decidere se percorrerli ancora.
Nella prossima puntata metteremo le mani in pasta. Vedremo 3 esercizi pratici, semplici, da fare a casa, per iniziare oggi stesso a costruire un sentiero neuronale nuovo.
Intanto vi lascio con una domanda: Qual è lo schema che si ripete più spesso nella vostra testa? Quello che inizia sempre con “Io sono…” o con “gli altri sono…” o con “nella vita bisogna…”?
Scoprirlo è già il primo passo




