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Sole e Pelle

di Alessandra Fais

Il sole è essenziale per la vita, fa bene all’umore e influisce sul metabolismo della Vitamina D.

Il sole rappresenta infatti un ottimo rimedio per alcune forme di depressione stagionale, e bastano circa 15 minuti al giorno di esposizione solare per la produzione di Vitamina D, essenziale per il metabolismo del calcio e il benessere delle nostre ossa, e importante alleata delle nostre difese immunitarie.

 

L’altra faccia della medaglia è che il sole preso in maniera eccessiva e non corretta può provocare dei danni cellulari alla nostra pelle, che vanno dal fotoinvecchiamento fino all’insorgenza di tumori cutanei fra cui il più temuto è il melanoma.

 

In queste righe cercheremo di riassumere alcuni punti importanti per godersi al meglio il periodo estivo.

 

Il sole esercita la sua azione attraverso i raggi UVA e UVB.

– Gli UVA rappresentano il 95% della radiazione ultravioletta, attraversano le nuvole, il vetro e l’epidermide. Essi sono in grado di penetrare in profondità fino al derma e, scatenando la produzione di radicali liberi, possono provocare alterazioni cellulari a lungo termine e provocare fotoinvecchiamento, intolleranze solari, disturbi della pigmentazione e tumori cutanei.

– Gli UVB costituiscono il 5% della radiazione ultravioletta, sono schermati da nuvole e vetro, ma attraversano l’epidermide.

Gli UVB sono i responsabili dell’abbronzatura, ma anche delle scottature e dei tumori della pelle.

 

L’irradiazione solare effettivamente ricevuta da ciascuno di noi dipende anche dalla quantità diffusa dal cielo (per fenomeni di riflessione e dispersione in atmosfera) e da quella riflessa dal suolo: pari all’82% della radiazione incidente nel caso della neve; del 17% della sabbia; del 5% dell’acqua; del 3% dell’erba; da questi dati è facile comprendere perché la protezione offerta da un ombrellone su una spiaggia sabbiosa sia molto relativa.

 

E allora come possiamo proteggere la nostra pelle?

Evitare il sole nelle ore centrali delle giornate (11-16)

Cappelli a falda larga e vestiti costituiscono un mezzo efficace.

L’abbronzatura acquisita progressivamente assicura soprattutto una protezione contro gli UVB e non impedisce l’invecchiamento cutaneo né lo sviluppo di tumori della pelle, come dimostra l’aumento significativo del rischio di melanoma negli adepti dell’abbronzatura UVA, perché la sua efficacia è limitata. Inoltre l’abbronzatura porta alla sovraesposizione, perché la persona pensa di essere ormai protetta.

I filtri solari (divisi in organici e minerali) devono avere un rapporto tra coefficienti di protezione UVB/UVA non troppo elevato: infatti sopprimere l’eritema (dato dagli UVB) favorisce la sovraesposizione agli UVA (che sono potenzialmente portatori di trasformazione tumorale).  Proteggersi dal rossore non equivale a proteggersi dal rischio di tumore della pelle!

Per proteggersi dall’invecchiamento cutaneo e dal rischio di cancro è necessario applicare regolarmente prodotti che offrano la massima protezione possibile nei confronti degli UVB e anche degli UVA.

I preparati attivi soltanto sull’eritema da UVB non sono raccomandati.

Oggi esistono per fortuna solari in grado di prevenire le modificazioni dei nei melanocitici e quindi indirettamente del melanoma.

Il solare dovrebbe essere applicato almeno 20 minuti prima dell’esposizione.

Quando si parla di fattore di protezione (SPF, Sun Protection Factor) si intende semplicemente il grado di protezione che un solare offre nei confronti degli UVB, che attivano la melanina, e causano anche le scottature.

Mettere una crema spf 50 significa che solo un cinquantesimo dei raggi UVB raggiungerà la pelle ed anche una buona percentuale di UVA verrà filtrata adeguatamente.

In base alle raccomandazioni CEE la corrispondenza è protezione bassa SPF 6/10; media SPF 15/20/25; alta SPF 30/50; molto alta SPF sopra 50.

La crema dovrebbe essere riapplicata dopo lunghe nuotate o comunque dopo sfregamenti sull’asciugamano o poltroncine ecc; se il solare è poco stabile e si rimuove facilmente, seppur con SPF alto, potrebbe dover essere riapplicato anche ogni mezz’ora (normalmente dovrebbe essere rinnovato circa ogni 2 ore).

Inoltre vale sempre il buonsenso: fenotipo (colore di pelle e capelli) e fototipo (la risposta della pelle al sole) non sono la stessa cosa: posso avere i capelli scuri e scottarmi comunque molto facilmente, in tal caso sarà bene usare una protezione alta.

A parte questo è utile sapere che chi ha capelli rossi ed efelidi produce della melanina che non è protettiva ma fototossica e fa scottare, e dovrebbe esporsi il meno possibile.

Infine nei bambini la fotoprotezione deve essere rigorosa poiché la dose di raggi UVA e UVB ricevuta in età infantile incide sull’induzione dei melanomi e dei carcinomi basocellulari, e quella infantile è l’età dell’educazione solare.

 

E ora…buona esposizione!


 

 
unsplash-logoAlex Shutin

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Alessandra Fais

Medico, comitato scientifico UPE

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