La vita riserva a volte incontri interessanti, fuori dai sentieri che si è abituati a percorrere. Da quando ho deciso di “andare incontro al mondo” mi capita di incontrare persone che si rendono disponibili a raccontarsi, condividendo con generosità i propri interessi e passioni che, nel caso di Sara Hejazi, si sono trasformati nella sua professione di Antropologa.

Quando questo accade è pura magia!

Incontro Sara Hejazi, antropologa e giornalista, grazie ad un mio amico (Tony) che mi mette in contatto con Maria Chiara Giorda, docente di Storia delle Religioni presso l’Università degli Studi Roma Tre, amica e collaboratrice di Sara.

La prima cosa che mi ha stupito, oltre alle fantasiose combinazioni che la vita crea nel momento in cui ci apriamo, è stata l’immediata fiducia e disponibilità che entrambe mi hanno concesso senza neppure conoscermi.

Ne è nata un’intervista, poco prima dell’evento a cui Sara Hejazi era stata invitata a partecipare, il primo della serie di “Aperitivi Storico Religiosi” organizzati dalla Fondazione Benvenuti in Italia e UVA UniVersolAltro.

Sara Hejazi si definisce in due parole un ibrido: è nata in Iran, dove sente le sue radici, ma è di fatto una “nomade contemporanea”, con amici e parenti in varie parti del mondo tra cui gli USA e l’Italia, dove attualmente vive.

È vivace, come il suo sguardo, e si percepisce la sua passione per l’Antropologia, per l’Uomo (Humus = Terra), che mi racconta sia nata grazie ad un amore per un Antropologo americano, incontrato in un viaggio post maturità. Una sorta di inconsapevole “incontro del destino” che l’ha indirizzata sulla sua strada.

Viviamo nell’Antropocene, mi dice, una specie più di altre, l’Essere Umano, determina il cambiamento del pianeta. Rifletto… è vero: nel bene e nel male lasciamo tracce di noi ovunque, e direi, non sempre con il rispetto (…quello degli indiani di America…) che gli altri esseri meritano.

L’Essere Umano pensa di essere razionale, mi dice Sara, ma di fatto è profondamente governato dalla sua biografia (cultura e religione di origine) e dal suo corpo biologico.
Scopro che esistono addirittura 5 sessi (!), dovuti alle varie combinazioni di organi femminili e maschili che a volte si associano in modo fantasioso durante la gestazione.

Continua, viviamo in una cultura che separa il corpo e la mente, ma le nostre esperienze passano necessariamente per il corpo.

Il corpo è fondamentale per conoscere se stessi, perfino nelle esperienze religiose, come racconta nel libro scritto con Maria Chiara Giorda “La Felicità del Meno” (ed. Sperling & Kupfer), sulle dieci regole dei monaci per vivere meglio, basate, ad esempio, sul silenzio, sulla condivisione del cibo, sulla ricerca della bellezza come piacere estetico nelle piccole cose quotidiane.

L’evento sta per iniziare. Leggo il titolo: “Più umano dell’umano” Religioni e post umanesimo: il rapporto tra intelligenze artificiali, tecnologie e credi religiosi e mi sento piccola piccola e allo stesso tempo incuriosita di fronte alla vastità di queste tematiche che riguardano il futuro ma anche il presente di noi esseri umani.
 Basti pensare a Sofia, il primo umanoide che ha ricevuto la cittadinanza in Arabia Saudita, grazie alla sua capacità di rispondere, agire e reagire in modo consono in funzione degli stimoli ricevuti.

Mi racconta Sara Hejazi che il titolo “Più umano dell’umano” nasce da una sua giovanile passione metallara. Sorrido.

Scopro poi che è anche lo slogan con cui si presenta il Dott. Tyrell, mente suprema della Tyrell Corporation nel film di Ridley Scott del 1982 intitolato Blade Runner.

E così comprendo perché durante l’evento spesso mi sono venute alla mente scene di questo film che mi hanno fatto oscillare tra l’interesse per le applicazioni che l’Intelligenza Artificiale può generare migliorando la nostra vita (penso agli umanoidi e robot che possono efficacemente sostituire l’uomo in lavori “disumani”) ed il sottile confine che, se non compreso e correttamente gestito, può portarci alla disumanizzazione del rapporto tra gli esseri umani (tipo badanti umanoidi per accudire gli anziani).

Sara Hejazi con competenza e passione ha saputo stimolare il dibattito con i diversi giovani presenti, per lo più iscritti alla Facoltà di Storia delle Religioni, che hanno partecipato con riflessioni sui Cyborg (corpi umani integrati con componenti meccaniche, come coloro dotati di pace-maker o protesi) e il post umanesimo, dibattendo sugli umanoidi fino a domandarsi se possano o meno essere dotati di credo religioso e diritti civili.

Un mondo che non si può ignorare e che andrà regolamentato, anche se paradossalmente ancora ad oggi esistono persone per le quali in alcune parti del mondo non sono garantiti i diritti di base.

Mi riferisco in particolare ai rifugiati e alle donne, queste ultime molto care a Sara che racconta come negli ultimi 30-40 anni con l’introduzione della pillola sia avvenuta la liberazione della donna ad iniziare dalla libertà del piacere sessuale, nonostante permangano alcune sacche di resistenza testimoniate da fenomeni quali il femminicidio.

Sara Hejazi, per concludere, che messaggio vuoi mandare all’Essere Umano?

Sorride, ci pensa un po’ e alla fine esordisce:

“Rilassati! Conosci te stesso (beata filosofia degli antichi greci!), conosci il tuo corpo biologico e la tua autobiografia (cultura e religione) e non dare per scontato il tuo sé”

…e a me viene naturale aggiungere (so io perché) … “e divertiti!”

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Gabriela Ragazzi

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