turn it up michael jackson

TURN IT UP! - Michael Jackson

Per me sono doverose queste righe su Michael Jackson, perché la sua figura è stata fondamentale nella mia “vita musicale” e tutt’ora quando leggo di lui o guardo alcuni video, continua ad essere per me fonte di grande ispirazione, quella che viene da lontano.

Nel 1982, avevo nove anni, uscì l’album più venduto al mondo (mantiene questo primato ancora oggi), “Thriller”, e insieme, il video dell’omonimo singolo che mio padre fortunatamente comprò.
All’epoca i miei genitori gestivano un bar in Liguria, a Diano Marina, proprio di fronte ad una discoteca e ricordo durante l’estate un enorme via vai di ragazzi italiani e provenienti da altri Paesi che traghettavano dal nostro locale all’altro e viceversa. C’era gioia nell’aria, sempre festa.

Papà iniziò a passare video musicali proprio con “Thriller”. Un successo.

Non ho proprio idea di quante volte abbia guardato quel capolavoro, non mi stancavo mai, inoltre conteneva anche un documentario favoloso sul backstage.

Michael ha scolpito il suo David, (peraltro era un grande ammiratore di Michelangelo!).

Riporto di seguito parole di Berry Gordy, fondatore della Motown, di Wayne W. Dyer, rinomato psicoterapeuta e autore di libri di grande successo, e poi di Michael.

[…] M.J. è stato un personaggio unico, e basta. Ebbi la fortuna di conoscerlo quando aveva nove anni. Già allora c’era in lui qualcosa di così avvincente che, in tutta onestà, ne fui spiazzato. Com’era possibile che quel ragazzino avesse un simile effetto su di me?

[…] Già a quell’età aveva piena consapevolezza di sé. Sapeva di essere speciale. Sapeva cantare, ballare e recitare come nessun altro, e voleva farlo al meglio.

A spronarlo era la sua incredibile voglia di imparare, di superare sempre se stesso, di essere il migliore. Era l’allievo perfetto. Studiò i grandi e diventò più grande. Portò sempre più su l’asticella fino a un’altezza sconfinata. Il suo talento e la sua creatività proiettarono nella stratosfera tanto lui quanto lo spettacolo.

[…] Nel 1983 i Jackson non erano più con la Motown. Si riunirono tuttavia per esibirsi nello special televisivo Motown 25: Yesterday, Today, Forever. Dopo uno straordinario, abbagliante medley delle loro canzoni, Michael salì sul palco da solo e passò a fare la storia del pop. Mi bastò sentire le prime note di “Billie Jean” e vederlo lanciare il cappello per restare incantato. Ma quando si esibì nel suo celeberrimo Moonwalk rimasi addirittura scioccato. Sembrava una magia. Ormai volava ad altezze siderali…e non scese mai più.

Berry Gordy (dal libro autobiografico di Michael Jackson, “Moonwalk”)

Si, volevo parlare solo un po’ di Michael, giusto qualche minuto. Michael era…Lui era uno dei…Ho sentito Deepak, [ndr intende Chopra] Deepak ed io ci siamo sentiti tutti i giorni nell’ultima settimana, […], e lui stava dicendo alla CNN che Michael era probabilmente l’uomo più spirituale che avesse mai incontrato ed io posso testimoniare la stessa cosa. Lui mi chiamò un giorno, nel 1991 dopo che avevo finito di scrivere un libro sulla “vera magia” e mi chiese se mi sarebbe piaciuto andare da lui e portare la mia famiglia che è, sai, un intero carico di passeggeri. Perciò con me c’erano tutti i miei 8 figli e mia moglie e passammo cinque giorni a Neverland con lui, semplicemente a parlare con lui. Io salii sulla montagna lassù, eravamo solo noi due a parlare e lui mi fece domande come: “Esiste qualcosa come la vera magia? Che cos’è? Come faccio ad ottenerla? Voglio saperne” ed era così pieno di entusiasmo riguardo questo argomento!

[…] perché lui era l’essere umano più gentile, più dolce, più bello […]

…egli stesso era simile ad un bambino. E’ stato l’essere umano più delicato, onesto, spirituale con cui io abbia mai avuto il piacere di trascorrere del tempo. Gli ho dedicato uno dei miei libri. Quando si guarda al suo enorme talento e […] con “We are the world” […]. Quando sono stato al ranch, tutto era organizzato per i bambini portatori di handicap: il teatro che c’era lì, l’intero parco dei divertimenti, tutto era predisposto in modo che i bambini ospedalizzati, costretti a letto, malati, con le stampelle e così via potessero andare lì e sperimentare la gioia di che cosa significa essere un bambino.

Lui era un bellissimo, bellissimo, bellissimo essere umano, qualcuno che sarebbe entrato nella storia come uno dei più grandi intrattenitori di sempre. Ma più che un grande intrattenitore, lui era un grande uomo, […] nel vostro cuore sappiate che per me, se vi fidate di me, il tempo che io ho trascorso con lui, quei cinque giorni nel 1991 hanno consolidato in me il pensiero che lui era un essere trascendente che aveva non solo un enorme talento ma anche un cuore grande quanto il cielo.

Da un’intervista telefonica del 2009 Wayne W. Dyer

Giornalista: Come scrivi le tue canzoni?

Michael Jackson: Come le scrivo?

G: Non le scrivi a penna vero?

MJ: No, mi siedo al piano, faccio qualche accordo e mi convinco di comporre la mia canzone più bella; ma deve essere il momento giusto, deve arrivarmi qualcosa dal cielo, solo allora accade ciò che desidero, come quando mi venne l’idea per Billie Jean. Ero in auto su 23 Boulevard, volevo scrivere una canzone con una bella linea di basso, mi lasciai andare a quell’idea e dopo qualche tempo uscì (imita il basso di Billie Jean a voce). Da dove arrivò? Dal cielo.

G:…ma come ti vengono in mente le altre parti e l’arrangiamento?

MJ: Io credo che un artista debba trovarsi sulla strada della musica e che non sia costretto a cercarla, insomma, per me la musica si deve praticamente comporre da sola.

G: Anche il ballo?

MJ:Si, è uguale.

G: Cosa pensi quando balli?

MJ: Niente. Pensare è il più grande errore che possa fare un ballerino, bisogna sentire: diventi il basso, la tromba, il clarinetto e il flauto, diventi gli archi e le percussioni.

G: Senti di incarnare la musica?

MJ: Si, completamente.

[…] L’ho chiamato Giving Tree [ndr l’ho tradotto l’Albero Donante], perché mi ispira.

Mi piace arrampicarmi sugli alberi, ma su questo in particolare, perché arrivo molto in alto e, guardando in basso, da lassù, mi sono venute molte idee che poi ho trasformato in canzoni come “Heal The World”, “Will You Be There”, “Black or White”, “Childhood”.

Adoro salire sugli alberi […]

Da un’intervista

Chiara Tumbarello

Copertina a cura di Maddalena Sarotto

Le opere citate sono proprietà dei rispettivi autori, riprodotte per scopo di discussione in conformità con l’articolo 10 della Convenzione di Berna, gli articoli 70, Legge 22 aprile 1941 n. 633 e D.L. n. 68 del 9 aprile 2003 della legge italiana

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One comment

  1. Giorgio Veroli

    Ciao Tumba sono Giorgio. Era bravino forte.
    Un abbraccio

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