relazione tra postura ed emozioni

Postura ed emozioni

Meccanismi ed automatismi

Ci eravamo lasciati con una domanda: perché quando sono sveglio il mio corpo contrasta la forza di gravità ed al contrario se dormo non mi reggo in piedi? Cosa cambia?

La risposta è “la coscienza”.

Bravi a voi che avete risposto: l’essere coscienti e reagire alla forza di gravità permette ai nostri sistemi di interagire e generare una risposta che dovrebbe essere funzionale, economica, comoda.

Sono certo che tutti avete potuto, direttamente o indirettamente, osservare gli sforzi che un cucciolo di uomo fa per poter camminare ed il tempo che impiega per farlo, assai più lungo di quello degli altri animali (alcuni cominciano a stare sulle loro zampe dopo poche ore dalla nascita). Questo perché, come dicevo, mantenere un equilibrio su soli 2 punti d’appoggio è impossibile, il nostro è quindi un continuo incessante riequilibrio che si squilibra immediatamente (stare fermi in piedi consuma più energia che una lenta camminata).

Come avete letto nei precedenti articoli però la postura diventa anche rappresentativa del mio stato d’animo, e tutti avete presente come nei cartoni animati (soprattutto quelli con i personaggi non umani come animali, automobili, oggetti) i disegnatori riescono a trasmetterci lo stato d’animo, l’emozione del personaggio con pochi semplici tratti.

Analizziamoli.

Escludo per ora tutto ciò che ha a che vedere con il viso (occhi, bocca, fronte, ecc) e mi soffermo sul corpo.

Arti superiori: relazione con il prossimo, vicinanza, cura ed affetto, protezione del tronco, attacco e reazione, gestualità manuale.

Arti inferiori: relazione con l’ambiente, allontanamento, direzione, stabilità, presenza nella realtà, ego (l’alluce primo dito del piede), protezione della sessualità, espressione del desiderio sessuale.

Tronco: relazione con il sé, senso di inferiorità o superiorità, dubbio o incertezza, vulnerabilità, possanza, maternità, paternità.

Testa: relazione con la proiezione di me nel tempo e nello spazio, fierezza e sottomissione, decisione e rinuncia, responsabilità o irresponsabilità.

Credo si possa comprendere come il tutto si muove in maniera globale, come pezzi singoli generano un’orchestrazione totalmente unica ed individuale (posture simili ma non uguali). Per esempio sono certo che riconoscete qualcuno di intimo, solo dai rumori dei suoi passi e questa armonia gestuale è data da 5 diaframmi.

Nella nostra struttura muscolare la direzione dei muscoli è prevalentemente verticale (basso/alto per intenderci), salvo alcune zone che hanno andamento orizzontale. Queste sono il pavimento pelvico, il diaframma toracico, la gola, la lingua ed una membrana interna al cervello che divide l’encefalo dal cervelletto.

Tutte queste zone anatomiche composte di muscoli, ossa, articolazioni e legamenti sono estremamente sensibili alle emozioni (paura e respiro, rabbia e bocca, gola e tristezza, perineo e tensione, sono solo alcuni esempi) e sono visibili. Ad un occhio attento ed in ascolto dell’altro, in maniera semplicistica generano una postura del tronco che possiamo definire in flessione o in estensione oppure arrotolata o distesa o anche morbida o dura.

Quando durante la comunicazione con il prossimo portate l’attenzione sul vostro corpo, sentirete più o meno chiaramente le variazioni di tensione di questi diaframmi. Provate a collegarle nel più breve tempo possibile all’emozione che state vivendo in quella esperienza. Potete concentrarvi anche su un solo pezzo alla volta (consiglio di partire dal diaframma toracico più semplice da sentire) per poi ampliare il vostro sentire.

In breve tempo imparerete non solo a conoscere le vostre reazioni fisiche durante le esperienze ma anche a leggerle nell’altro per meglio centrarvi sul suo mondo.

Nei prossimi articoli parleremo degli arti e del capo, entreremo nella lettura del viso (occhi e bocca) per arrivare alla pelle. Tutto questo per aumentare lo stato di coscienza fino a renderci consapevoli di noi nell’istantaneità: unico momento dove la realtà è reale, e lì in quell’istante infinito poter essere generatori di pensiero creativo, non più reattivo o preventivo, effetto questo di una errata percezione della realtà.

Il corpo è sempre nel qui ed ora, impariamo ad ascoltarlo quando sussurra e non restiamo sordi alle sue urla.

Comitato Scientifico UPE

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