Sport Stories

di Momo Niang

Michael Jordan

Limitless

“Never say never, because limits, like fears, are often just an illusion”.

Mai dire mai, perché i limiti, come le paure, spesso sono soltanto un’illusione.

(Michael Jordan)

Eh… Michael Jordan. Michael Jeffrey Jordan.

Non credo di conoscere qualcuno che non sappia chi sia il Signore che ha pronunciato la frase sopracitata nel suo discorso di introduzione nella Hall of Fame della pallacanestro nel 2009.

Per poter raccontare quello che ha fatto e ancor di più quello che ha simboleggiato (e che simboleggia tuttora) per almeno 2 generazioni non credo basterebbero libri, ore di parole o film. Non arriveremmo comunque a rendere omaggio alla carriera e al personaggio che da molti è considerato il più grande di tutti i tempi per il mondo della pallacanestro, the G.O.A.T. (Greatest Of All Time).

 

 

Per questo non andremo nel dettaglio a ripercorrere le tappe della sua folgorante carriera; quelle sono facilmente rintracciabili e sono lì, pronte ad esser viste, osservate e studiate con attenzione da tutte le generazioni a seguire. Sono un patrimonio.

Ma vorrei, anche solo in minuscola parte far capire che cosa è stato Michael Jordan.

Perché è stato semplicemente qualcosa di superiore, qualcosa che da non so quale universo ci sia stato regalato.

Ha preso la NBA e l’ha portata fuori dai confini statunitensi, dove la gente attraverso le voci dei telecronisti prima via radio e poi in televisione sognava di volare a canestro insieme a lui.

Ha preso la città di Chicago e l’ha portata sul tetto del mondo 6 volte.

Testa e spalle sopra qualsiasi giocatore contro cui abbia giocato (e non erano scarsini eh, vedasi tali Larry Bird e Magic Johnson ad esempio).

Li divorava sul campo ma prima ancora con la mente; il suo “killer instinct” insieme alla fiducia nei suoi mezzi, quel talento ineguagliabile e quella fame di vittoria sono stati un mix che non ricordo di aver mai visto nello sport.

 

 

Ha dato speranza e un modello da seguire per milioni di giocatori di pallacanestro che volevano emulare la sua tecnica ed essere quel tipo di campione, IL campione; ha fatto sognare milioni di bambini che in Space Jam volevano essere nella sua squadra e saltare a canestro schiacciando come lui; è diventato un brand, un marchio creato dalla sua sola immagine, in grado di vendere per anni in tutto il mondo, simbolo di qualità e prestigio.

Più grande della lega in cui ha giocato, più avanti dei tempi in cui ha vissuto.

Spiegare Michael Jordan è difficile;

non si può spiegare Michael Jordan.

Larry Bird, artista, campione e genio della pallacanestro dopo averci giocato contro e averlo visto segnare 48 punti ha riassunto perfettamente nell’intervista post partita quello che nessuno può spiegare:

“Questa sera ho visto Dio, ed era travestito da Michael Jordan”.

 

MJ è semplicemente “Limitless”, senza limiti.

 

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