La magia nella storia del pensiero umano - Parte 2 pensiero umano

La magia nella storia del pensiero umano - seconda parte

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La magia quando non chiaramente rinnegata era generalmente intesa dai filosofi come pratica irrazionale, caratteristica degli incolti, o al massimo come espressione della fantasia.

Ciò fino agli scritti di Alberto Magno e Ruggero Bacone con i quali si afferma l’idea di magia naturale. Essi, basandosi sulla concezione unitaria e dinamica del cosmo espressa nell’astrologia, ammettevano la possibilità di attivare virtù occulte e latenti nel mondo naturale. A tale magia contrapponevano una magia diabolica, abominevole, che impiegava esorcismi e che implicava il ricorso ai demoni, a quei demoni già condannati da S. Agostino.

La distinzione però fra magia naturale e magia diabolica e la commistione che si creava per effetto delle superstizioni del volgo, nonché la sottile linea che separava tutto ciò dalle ragioni del creato del cristianesimo, era di difficile gestione per le autorità religiose.

Alla fine del medioevo la chiesa passa dalla condanna morale e teologica, comunque già sanzionata, a una esplicita problematizzazione del rapporto esistente tra coloro che si dedicavano alle pratiche magiche e il demonio. Le formule magiche con parole sconosciute e l’uso di preghiere e invocazioni sacre durante i riti furono interpretate come invocazioni del demonio, quindi vietate e duramente punite. La magia, le sue pratiche e i riti, saranno di converso sempre meno di dominio pubblico e diverranno sempre più esoteriche.

Con questo termine di origine greca si identifica ciò che è precluso ai più e la cui conoscenza non può essere rivelata a chi non sia iniziato (interno) in contrapposizione all’Essoterico, a una conoscenza rivolta a tutti (esterno).Era comune tra le grandi scuole filosofiche dell’antica Grecia ripartire gli insegnamenti in esoterici, destinati ai soli discepoli ritenuti capaci di recepirli, da quelli essoterici, destinati alle menti comuni.

Giordano Bruno e il suo pensiero decreteranno la fine della magia naturale, della contemplazione e della natura e il perscrutare dei suoi segreti. La magia per il filosofo nolano presuppone la ricostruzione razionale della realtà, come momento cronologicamente antecedente, ma solo l’operare è garanzia della validità della filosofia, perché è nella dimensione operativa che la filosofia riesce ad attuare la perfezione dell’intelletto umano imitando e cooperando con la natura. La prospettiva è puramente teorica, la riflessione del filosofo è interamente concentrata sulla delineazione dei principi generali che spiegano gli effetti magici e che, una volta identificati, consentono di agire sulla realtà. Giordano Bruno si propone di illustrare le tecniche che il mago conosce e utilizza per manipolare i singoli e le masse.

Il pensiero magico, sempre presente nel pensiero umano, è stato duramente colpito in tempi e modi diversi. Prima ha dovuto subire l’ira dell’inquisizione in difesa della religione, poi la forza innovativa e dimostrativa della scienza. Oggi si fatica a cogliere la complessità descritta dalla magia, del modo d’intendere il mondo come un tessuto la cui trama lega tutto, sia gli elementi visibili che quelli invisibili. Il pensiero odierno è fortemente parcellizzato e dominato da un approccio riduzionistico che non appare in grado di cogliere il tutto. Se la magia scruta e riconosce direttamente i collegamenti che legano l’universale la scienza prova a individuarli e svelarli progressivamente, nel rispetto del metodo sperimentale.

Nel mondo contemporaneo la magia, come anche la religione, appare non avere adeguati e cogenti strumenti per cogliere la complessità in modo non ingenuo mentre la scienza di per sé non è in grado di placare l’inquietudine dell’essere umano, di dare risposte intorno all’assoluto.

Esiste però un altro sapere che può condurre l’uomo nella complessità dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo e delle loro connessioni, la filosofia. Il sapere filosofico è la casa del libero pensiero nella quale è possibile un approccio complesso e serio alla realtà perché, come affermava Aristotele “La filosofia non serve a nulla, dirai; ma proprio perché essa è priva di legame di servitù è il sapere più nobile”.

Lamberto Tagliasacchi

Voce Andrea Di Cosola

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