La magia nella storia del pensiero umano. Prima parte

La magia nella storia del pensiero umano- parte 1

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Sin da bambini osserviamo il mondo che ci circonda con stupore e cerchiamo di dare una spiegazione agli eventi che accadono.

Da piccoli però non disponiamo di una razionalità strutturata e strumenti quali i concetti di causa, causa efficiente o leggi di natura, perciò tendiamo ad attribuire le cause degli eventi a condizioni esterne, a forze sovrannaturali, fantastiche. In alcuni casi, invece, pensiamo di poter influire sugli accadimenti del mondo, di condizionarli o di crearli. Questo modo di concepire il proprio sé con ciò che lo circonda e la relazione che instaura si definisce pensiero magico.

Con l’età, la conoscenza e l’evoluzione del pensiero razionale, il bambino, fattosi uomo, si rivolgerà sempre meno al sovrannaturale, al fantastico ma individuerà l’origine dei fenomeni nelle leggi della natura, nella regolarità che si riscontra nei fenomeni fisici.

Ciò però non elimina in molti il fascino per l’occulto e per la realtà spirituale, non visibile ma percepibile pur non potendo essere compresa usando un approccio empirico e materialistico.

In tutti i tempi, in tutte le società e culture esiste il pensiero magico, esso è parte di un processo naturale che secondo la psicologia dello sviluppo è una forma arcaica di pensiero, tipico della fase magicoanimistica attraversata dal bambino nella fascia di età dai due ai cinque anni. In questa fase il bambino è concentrato su di sé e incapace di differenziare il proprio punto di vista da quello altrui.

Per l’antropologia il pensiero magico nello sviluppo della conoscenza e del pensiero nelle diverse società è, analogamente che per la psicologia con riferimento all’individuo, uno stadio nell’evoluzione dell’intelletto in cui si ha una progressiva separazione della magia dalla religione e dalla scienza.

Sia nell’interpretazione psicologica che antropologica la magia è ciò che caratterizza le menti e le società non pienamente evolute e strutturate. Con l’evoluzione e la razionalizzazione si forma una mediazione e una crescente distanza tra la realtà, empirica, dimostrabile, e la dimensione dello Spirito e dell’immateriale nonché la pretesa di un contatto diretto con esso.

Nella filosofia il concetto di magia è individuato per la prima volta nel pensiero neoplatonico che, considerando il mondo come un sistema armonico, ritiene che agendo su alcune parti si possa ottenere effetti su altre aree della realtà. Per i neoplatonici l’intera realtà è interpretata come un insieme di segreti e di corrispondenze.

Il termine Magia però ha origini più remote, deriva dai magi, antica casta sacerdotale ereditaria della religione zoroastriana esistente sino al V secolo a.C.

Nella cultura greca con il termine magi s’indicavano gli incantatori e per taluni erano i filosofi ciarlatani. L’insieme di credenze e rituali propri dei sacerdoti zoroastriani si diffusero anche nel mondo romano, tanto da essere esplicitamente e duramente condannati da S. Agostino che riteneva le divinità dell’età pagana, cui tali pratiche si riferivano, dei demoni.

Lamberto Tagliasacchi

Voce Andrea Di Cosola

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