L'attesa

L'Attesa

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Mai come in questo ultimo anno mi sono soffermata a riflettere sulla parola “attesa”. Mi sono ritrovata spesso ad attendere, per il momento storico in cui ci troviamo. Banalmente attendere di poter tornare ad uscire come prima, stare a cena con amici senza dover guardare l’ora, poter tornare a fare quelle tavolate nel locale di fiducia, dove inizi la serata in 5 al tavolo lasciando libera la sedia dal lato opposto perché man mano arriva gente e si aggiunge, fino a formare tavolate di 15 persone, dove ci si racconta, dove si ride, si condivide, dove si parla di vita, di noi. L’attesa di poter rivedere i tanti amici che abitano in giro per l’Italia, l’attesa di potermi muovere liberamente, di poter tornare a partecipare ai corsi Upe ai quali tengo molto. L’attesa di rivedere una persona, in particolare.

La parola “attesa” deriva dal latino ad-tendere (aspirare, mirare) ma il significato che più mi piace è: rivolgere l’animo a.

Giusto oggi riflettevo sulla qualità del tempo, pensando anche al fatto che forse l’attesa, talune volte, non permette pienamente di stare nel Qui ed Ora. E so che stare nel Qui ed Ora è una cosa per me fondamentale, importante, che tutti i giorni provo a mettere in atto.

Per questo dico che in questo ultimo anno mi sono ritrovata, in alcuni momenti, a “combattere” tra l’essere nello stato di attesa, quindi in qualche modo proiettata nel futuro, nell’aspettativa di ciò che sarà, e lo stare nel momento presente.

Sono due cose che possono anche andare di pari passo: cioè io so di poter stare nella modalità di attesa, cosciente di ciò e ben concentrata, e allo stesso tempo vivere il presente e godermelo.

Quest’anno è stato un po’ diverso, oserei dire un po’ più difficile, come un mettersi alla prova.

Mi è sembrato come se l’attesa potesse avere un suono ben preciso, quasi tangibile. Ho cercato di prenderla, questa attesa, nel modo migliore possibile. Non ho mai voluto riempire a caso il “vuoto” che l’attesa comporta, ho sempre cercato di coltivare passioni, di godere del silenzio, di prendere tempo per me, di fare cose che mi piacciono e che mi riempiono. Non so se ce l’ho fatta al cento per cento, ma posso dire di averci provato.

Ho pensato anche alla tecnologia, che per quanto sia riuscita a facilitare molti aspetti, ha comunque fatto diminuire i bei tempi di attesa. Fino a non troppi anni fa per comunicare si usavano le lettere. Ero ragazzina, ma ricordo bene. Pomeriggi interi a scrivere una lettera, tra il profumo della carta e l’odore di inchiostro, che poi veniva imbucata, e prima di lasciarla cadere nella buca, la tenevo ancora per qualche secondo lì in bilico, tra le dita, cosciente che avrei dovuto attendere chissà quanto tempo per avere una risposta.

Ora mentre scrivo, penso che l’attesa sia riuscita a generare in me alcune tra le più preziose emozioni.

Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice.

(Il piccolo Principe. Antoine De Saint Exupery)

Buona attesa a tutti.

Grazie, e a presto.

Martina Caldi

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