flora batterica e depressione

L'Intestino Pensante

Il cosiddetto asse intestino-cervello è quell’asse morfologico-funzionale che implica la connessione tra l’intestino, e più precisamente il sistema nervoso enterico, e il cervello, o meglio il sistema nervoso centrale.

Il sistema nervoso enterico, presente nel nostro tratto gastrointestinale e in quello di diversi altri mammiferi, viene denominato “secondo cervello” data la sua capacità di regolare in maniera del tutto autonoma le funzioni digestive. Tuttavia l’intestino non è il solo responsabile di tali processi: esso viene infatti coadiuvato dal microbiota intestinale, ossia quella comunità di microbi che popola l’intestino.

Il microbiota intestinale è composto da circa 500 specie di batteri diversi tra loro, di cui alcune sono utili e funzionali ai processi digestivi e non solo, mentre altre possono risultare nocive al nostro organismo. Ognuno di noi presenta una diversa composizione del microbiota dovuta a caratteristiche intrinseche dell’individuo, come il sesso, l’età, la dieta, lo stress, l’uso di medicinali e i fattori genetici etc.

Negli ultimi dieci anni circa, la ricerca sull’asse intestino-cervello è cresciuta esponenzialmente man mano che microbiologi, neurologi e scienziati della nutrizione hanno dimostrato come interagiscano aree corporee apparentemente separate: il nostro intestino, il cervello e i sistemi nervosi e il comportamento sono ora considerati più interconnessi di quanto si pensasse in precedenza, in gran parte a causa dell’influenza dei batteri intestinali sul benessere emotivo. Tuttavia, l’idea che ci fosse una correlazione tra tratto gastro-intestinale e la mente era già diffusa a partire da Ippocrate che già 2.000 anni fa aveva attribuito all’intestino le cause di tutte le malattie conosciute, per arrivare ai medici del XIX secolo, che sostenevano che questa interazione potesse produrre effetti positivi o negativi sulla salute fisica e mentale.

Uno studio recente ha dato risultati sorprendenti riguardo l’asse intestino-cervello, esso infatti, ha messo in evidenza importanti differenze nel microbiota intestinale dei soggetti affetti da depressione, rilevando che diverse specie batteriche sono totalmente assenti in questi soggetti.  I ricercatori non possono dire se l’assenza è una causa o un effetto della malattia, ma hanno dimostrato che molti batteri intestinali potrebbero produrre sostanze che influenzano la funzione delle cellule nervose. Lo studio, spiegato da Jeroen Raes, microbiologo dell’Università Cattolica di Leuven in Belgio, ha coinvolto un gruppo di 1054 persone di nazionalità belga, di cui 17 con depressione diagnosticata. Confrontando le due tipologie di microbiota intestinale, quello dei soggetti sani e quello degli individui depressi, è stato possibile osservare un’importante differenza nello specifico di due specie microbiche, Coprococcus e Dialister, che risultano assenti nel microbiota dei soggetti depressi.

Essendo il microbiota di una popolazione differente da quello di un’altra, il medesimo confronto è stato svolto su un campione di 1064 olandesi, rilevando, anche in questo caso, la mancanza delle stesse specie batteriche negli individui depressi. Per comprendere al meglio il collegamento fra i batteri intestinali e l’umore, i ricercatori hanno stilato una lista di 56 sostanze importanti per le funzioni del sistema nervoso che possono essere sia prodotte che metabolizzate dai batteri intestinali. È stato riscontrato, ad esempio, che Coprococcus sembra essere correlato con la dopamina, un mediatore cerebrale chiave coinvolto nella depressione. Il passo successivo sarà capire e studiare come tali collegamenti possano portare a nuove terapie o a proteggere le persone da determinate patologie.

Bibliografia:

  • Ian Miller, (2018)The gut–brain axis: historical reflections, Microbial Ecology in Health and Disease, 29:2, DOI: 10.1080/16512235.2018.1542921
  • Valles-Colomer M. et al. (2019), The neuroactive potential of the human gut microbiota in quality of life and depression.,Nat Microbiol. 2019 Apr;4(4):623-632. doi: 10.1038/s41564-018-0337-x. Epub 2019 Feb 4.

Comitato Scientifico UPE

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