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Le Cronomappe

Come il nostro cervello percepisce il tempo

Cosa succede nel nostro cervello quando ascoltiamo il ritmo di un brano musicale o quando siamo in attesa prima di un appuntamento? Come percepiamo il tempo? Una ricerca ha dimostrato che in una specifica area del sistema nervoso centrale, detta supplementare motoria, esiste una vera e propria mappa del tempo che lavora proprio a questo scopo.

Lo studio, condotto dall’equipe della prof.ssa Bueti e pubblicato sulla rivista PLOS Biology, ha spiegato come specifiche porzioni della suddetta regione cerebrale si attivino selettivamente per stimoli di diversa durata: per il riconoscimento delle durate più brevi a mettersi al lavoro nell’area supplementare motoria sono le porzioni anteriori, per quelle più lunghe sono le porzioni posteriori, per le durate intermedie si attivano quelle porzioni di area che si collocano spazialmente tra le une e le altre, costituendo così un vero e proprio gradiente spaziale di attivazione. “Nel cervello esistono diverse rappresentazioni topografiche: ciò significa che aree cerebrali che elaborano proprietà simili di uno stimolo occupano posizioni vicine nel cervello”.

Durante lo studio, due gruppi di volontari sani dovevano svolgere un compito di discriminazione della durata di particolari stimoli visivi, immagini che venivano presentate in successione sullo schermo di un computer per diverse durate, dai 200 millisecondi ai 3 secondi. Il volontario doveva decidere quale delle due immagini era stata presentata per più tempo. Mentre i volontari eseguivano il compito, la loro attività cerebrale veniva registrata attraverso un esame, la risonanza magnetica funzionale (fMRI), tecnica in grado di visualizzare la risposta emodinamica (cambiamento del contenuto di ossigeno nel tessuto e nei capillari) correlata all’attività neuronale del cervello. In questo modo sono state delineate le cronomappe.

Dallo studio condotto si evince che la percezione del tempo si avvale di due elementi: il primo riguarda l’organizzazione topografica della corteccia supplementare motoria, nella quale porzioni di corteccia che rispondono a durate simili sono spazialmente vicine. Il secondo è quello della selettività: “Abbiamo scoperto che alcune porzioni dell’area rispondono preferenzialmente a una certa durata. Così la porzione di area supplementare motoria che risponde a uno stimolo brevissimo, per esempio 200 millisecondi, si attiva -anche se in misura minore- a uno stimolo simile, per esempio 400 millisecondi ma non a uno stimolo molto diverso come 3 secondi. Inoltre è emerso che nei diversi partecipanti alla ricerca, la qualità delle mappe era legata alla percezione del tempo: più accurata e precisa era la percezione, migliore la mappa registrata ”.

 

La sfida successiva è quella di capire se il tempo mappato corrisponde alla durata fisica dell’evento o è un tempo percepito dal volontario e se tale mappa è innata o frutto dell’esperienza dell’individuo.

Tutte queste domande sono importanti, parlando di un concetto come il tempo, contengono suggestioni dalla fisica alla filosofia e rimandano ad altri affascinanti territori del sapere che verranno esplorati con successive ricerche.

Comitato Scientifico UPE

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