Di cosa sono fatte le comete? spazio

Di cosa sono fatte le comete?

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Da dove veniamo? La vita è nata sulla Terra o viene da altrove?

Da tempo la scienza cerca risposte a queste domande e esistono due principali ipotesi: la prima è che questo processo sia avvenuto sulla Terra, dove il brodo primordiale, esposto alle condizioni ambientali, sia riuscito a trasformare molecole inorganiche al suo interno in composti vitali,

 

oppure la seconda ipotizza che tali composti siano stati depositati sulla Terra dall’esterno, per mezzo di un veicolo proveniente da altri punti dello spazio, come ad esempio una cometa o un asteroide.

 

Le ipotesi potrebbero benissimo coesistere e la vita potrebbe essere il frutto di entrambe le condizioni.

 

Personalmente, l’idea che tutto ciò che è la nostra esistenza potrebbe provenire, in parte o del tutto, da un altro luogo, lontanissimo da qui, mi fa sentire parte del tutto e mi fa pensare ad una stretta connessione tra noi, qui, in questo momento, e luoghi remoti di questo universo o di altri.

 

Ritornando alle comete, il 12 novembre 2014, per la prima volta nella storia dell’uomo, è avvenuto un atterraggio su una cometa.

Nel 1993, un gruppo di scienziati dell’ESA decise di mettere a punto il progetto per raggiungere il nucleo di una cometa. La cometa prescelta, si trovava a circa un miliardo di chilometri dalla Terra, tuttavia non era pensabile raggiungerla in linea retta, in quanto nessun propellente sarebbe stato sufficiente per permettere ad un satellite di compiere tale viaggio. Che fare? Lo stratagemma adottato viene usato spesso nelle missioni interplanetarie: si esegue un volo radente su un pianeta e si utilizza la forza di gravità dello stesso come una vera e propria fionda per farsi lanciare avanti aumentando così la propria energia orbitale e la velocità.

I calcoli eseguiti prevedevano un volo di dieci anni, dodici in totale nello spazio, sette miliardi di chilometri da percorrere utilizzando quattro assist gravitazionali, della Terra, di Marte, e due passaggi nella fascia di asteroidi tra Marte e Giove. Il controllo del satellite poteva avvenire solo tramite segnali radio, ma non si poteva né guardare direttamente, né controllarne la traiettoria.

L’altro problema da affrontare era la distanza dal Sole, al secondo passaggio attraverso la fascia degli asteroidi la sonda spaziale sarebbe stata troppo lontana per permettere ai pannelli solari di captare la luce che mantiene attivi i sistemi di bordo. La soluzione scelta fu un’ibernazione, spegnere tutti i sistemi di controllo, di memoria del computer di bordo e il segnale radio: un sonno astrale di circa due anni e mezzo. Per due anni la sonda sarebbe stata abbandonata a se stessa, nessun contatto, né controllo di navigazione, senza sapere se i suoi meccanismi si sarebbero risvegliati. Il nome scelto per questa missione spaziale fu Rosetta, come la stele di Rashid, che permise di decifrare ciò che mai prima era stato compreso.

La partenza della sonda avvenne nel marzo 2004, tutto andò secondo i calcoli, gli assist gravitazionali funzionarono come previsto e infine, l’8 giugno 2011, la sonda ricevette il comando di ibernazione, tutto si spense.

Il risveglio, programmato il 20 gennaio 2014 avvenne, con immensa gioia di tutti coloro che aspettavano di sapere. La sonda Rosetta si risveglia dal sonno astrale e ripristina i suoi sistemi, è vicina alla cometa 67P, Churyumov-Gerasimenko, e mostra la morfologia di due lobi, uno più grande e uno più piccolo, attaccati, un diametro di un paio di km, sono visibili anche dune e crepacci.

L’avvicinamento avviene gradualmente e nel momento in cui la sonda Rosetta si trova in formazione, lascia atterrare un piccolo robot, Philae, sulla cometa, che fotografa e sonda la composizione della superficie. Questa straordinaria missione ha permesso di confermare che la cometa raggiunta, era ricca di composti organici, sali di ammonio, urea, glicina, oltre che acqua e metano. Certo è, che anche le condizioni del pianeta riguardanti l’ambiente, la forza di gravità, la sua vicinanza ad una stella, definiscono la forma della vita che nascerà.

Conoscere le origini del materiale trasportato dalle comete ci permette di accrescere la conoscenza non solo del nostro sistema solare, ma anche di altri sistemi planetari nell’universo, in quanto potrebbero aver avuto accesso agli stessi elementi organici, precursori della vita.

Siamo quindi tutti ‘figli delle stelle’?

 

 

Comitato Scientifico UPE

Voce di Chiara Lenzi

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