Sport Stories

di Momo Niang

Derrick Rose

Il figlio della città del vento

“In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.”

 

L’atleta su cui poniamo l’attenzione oggi incarna, a mio modo di vedere, perfettamente il concetto sopra descritto. Rimaniamo ancora nel mondo del basket ed in particolare quello della National Basket Association, che riesce ad offrire storie, spunti ed esempi che potrebbero far scrivere libri ed enciclopedie interi.

Il protagonista di questo viaggio è Derrick Rose: un atleta che per anni è stato accostato ai più grandi nomi della pallacanestro mondiale del passato e del presente ma che vive con un’ombra enorme su di lui, quella del: “che cosa sarebbe potuto diventare se…”

Ma andiamo con ordine.

 

Derrick Martell Rose Sr. nasce a Chicago il 4 Ottobre 1988 e segue quello che è il normale sviluppo per un ragazzino che nasce a Chicago negli anni in cui giocava un certo signore di nome Michael Jeffrey Jordan: si appassiona subito al basket e tifa la squadra della città e del signore sopracitato, i Chicago Bulls.

Partendo dalle sfide al campetto con gli altri tre fratelli, passando per la High School di Chicago e il College a Memphis, D-Rose affina sempre di più la tecnica, utilizzandola a vantaggio della sua enorme potenza fisica e dell’irreale velocità che madre natura gli ha gentilmente concesso. E’ un ragazzo alto circa 190 cm e pesa poco più di 80 kg, ma è in grado di concludere andando a destra o sinistra in maniera uguale, può finire schiacciando a due mani (con la testa quasi al ferro) oppure galleggiare in aria come raramente si è visto fare su un campo da basket.

Questo mix lo rende uno di giocatori giovani più interessanti dell’intera nazione ed un ottimo prospetto per le squadre NBA.

Nel Draft NBA del 2008, più precisamente il 26 Giugno 2008, i Chicago Bulls lo scelgono alla prima scelta assoluta. Proprio i suoi Chicago Bulls.

Inizia il suo nuovo cammino tra i professionisti mantenendo le stesse abitudini: velocità, tecnica e potenza che lasciano avversari, compagni, allenatori e tutta la lega sbigottiti. Al suo primo anno vince il premio come “Rookie of the Year” (la miglior matricola dell’anno) e al suo terzo, dopo aver trascinato i Chicago Bulls al miglior record della lega, viene eletto NBA Most Valuable Player (il miglior giocatore della lega) diventando il più giovane di sempre a vincere questo premio e diventando il secondo giocatore di Chicago ad iscriversi al “club degli MVP” insieme a… si già lo sapete, Michael Jordan.

In 3 anni ha scosso la lega come pochissimi giocatori nella storia hanno fatto: è un leader sia in attacco che in difesa, un trascinatore, un motivatore per i compagni ed un super lavoratore.

È ormai una superstar della lega, è un icona a Chicago e sembra esser ad un livello tale da avvicinare i suoi Bulls al titolo di campioni della lega. E’ un playmaker completamente diverso ed unico da tutto quello che si era mai visto prima.

Tutto però cambia nel 2012 durante Gara 1 dei Playoffs contro i Philadelphia 76ers. Provando uno dei suoi salti carichi di potenza, D-Rose si tiene il ginocchio. Viene portato fuori dal campo con l’aiuto dei compagni di squadra. Ricordo che stavo guardando quella partita e ricordo il momento in cui l’ho visto farsi male. Onestamente pensavo fosse una distorsione che l’avrebbe tenuto fuori un paio di settimane e da tifoso di un’altra squadra ho pensato che ci avrebbe anche fatto comodo non averlo contro. Peccato che la diagnosi fosse molto più grave, la più brutta che uno sportivo voglia sentire: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro.

Operazione.

Tempo di recupero: dagli 8 ai 12 mesi.

È qui che a mio modo di vedere risiede la parte più dura per la vita di uno sportivo; non è il momento esatto in cui ti fai male (che chiaramente è brutto, per via del dolore e perché ti prefiguri a cosa puoi andare in contro) ma quando sei nella fase di riabilitazione, in cui devi rieducare completamente il tuo corpo da zero, andare in contro al dolore e superarlo, star lontano dalla squadra e lavorar da solo, frenare l’istinto e l’abitudine nel far certi movimenti perché la mente in quel caso è più avanti del corpo.

Provate ad immaginare uno come D-Rose abituato a correre, saltare e scattare più di tutti che deve mettersi in testa come si cammina correttamente con una gamba.

Salta quindi la stagione successiva e ad Ottobre 2013 è pronto a rientrare in campo. Inizia la parte finale di riabilitazione, quella mentale in cui uno sportivo non deve più pensare al passato, all’infortunio e deve superar quella paura, la paura che possa ricapitare facendo lo stesso movimento.

Fatica un po’ a riprendere il ritmo, il che è tutto normale, ma continua a mostrar lampi del vero D-Rose, il che fa sperare bene tutti i tifosi di Chicago. Gioca 10 partite fino a che il 22 novembre 2013 arriva un’altra brutta notizia: lesione al menisco mediale del ginocchio destro.

Operazione.

Fuori per tutta la stagione.

Recupera per la stagione successiva, nel 2014- 2015 gioca 51 partite ma a Febbraio gli viene diagnosticato lo stesso infortunio del 2013. Recupera velocemente e ad Aprile torna in campo, con un minutaggio controllato dovuto alla precarietà del suo fisico. Riesce finalmente a rigiocare i Playoffs dopo 3 anni dal suo primo infortunio.

Non ha più la stabilità e la continuità che ha sempre avuto in campo, quel corpo così pieno di potenza e velocità ha perso molto dello smalto di un tempo, ed è assurdo pensarlo per un atleta di 27 anni.

Inizia un periodo complicato, Chicago lo scambia per altri giocatori e lui gira in diverse squadre per trovare una dimensione che fatica a trovare, tanto che nel 2017 la frustrazione per il susseguirsi di altri piccoli infortuni lo porta a pensare al ritiro. Resta fuori per circa due mesi ma la passione che sente è ancora troppo grande. Ritorna, e il suo percorso lo porta a Minnesota, squadra in cui attualmente gioca.

A Minnesota trova lo stesso allenatore che aveva a Chicago, e anche alcuni suoi ex compagni di squadra che lo riportano in quell’ambiente familiare di cui aveva probabilmente bisogno dopo tutti questi anni difficili.

La stagione NBA 2018 è appena iniziata, ma lui è una di quelle storie che in questo inizio di stagione ha commosso tutti gli addetti ai lavori e sportivi della lega.

Il 31 Ottobre 2018, nella sua prima partenza in quintetto titolare ha messo a segno 50 punti (che è il suo massimo in carriera) e la stoppata che ha sancito la vittoria della sua squadra contro gli Utah Jazz. Al termine della partita, nell’intervista si è lasciato andare mostrando probabilmente per la prima volta a tutti la difficoltà che ha vissuto senza filtri e quanto importante sia per lui rimanere su quel campo da basket.

 

Giornalista: “Ti vediamo molto emozionato… strepitosa vittoria per te e la tua squadra e arriva da te e il tuo massimo in carriera 50 punti… cosa significa per te Derrick?”

D-Rose: “Significa TUTTO per me… mi sono spaccato il c**o”.

 
 

L’emozione di D-Rose alla fine della partita in cui ha raggiunto il massimo di punti in carriera

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