Stare bene- seconda parte wellness

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Nel superamento della individualità in un processo dialettico tra il soggetto e la comunità, il cielo e la terra, che devono stare in equilibrio, salvo determinare lo star male, si evince chiaramente una similitudine tra l’antico pensiero greco e la mentalità orientale.

Il pensiero orientale in particolare esprime un’etica della simbiosi che si concretizza nel privilegiare l’armonia rispetto all’opposizione, l’unità alla divisione, il noi all’io, l’idea per cui gli esseri umani dovrebbero vivere in armonia l’uno con l’altro e con la natura.

Questi concetti si rinvengono come detto anche nella filosofia greca, specificatamente in Aristotele che concepiva il fine di ogni azione come conseguimento di un bene: ogni azione deve tendere verso il bene supremo e la vita buona è quella che, in una visione teleologica, guida la nostra psyché verso la virtù.

Per Aristotele vi sono certe virtù cardinali che si situano in una medietà fra gli opposti esuberanti. Nel giusto mezzo (in equilibrio) fra gli eccessi. Risiede in questo e non in sensazioni piacevoli o in assenza di dolore lo stare bene, in un processo di interazione e mutua influenza tra benessere personale e benessere collettivo.

Questo processo è l’eudaimonia, tensione verso l’eccellenza, sulla base esclusivamente del proprio potenziale, ma in un processo per cui la felicità individuale può realizzarsi solo nell’ambito sociale.

In questo modo può dirsi che non è mai solo il benessere individuale ma anche un percorso di interazione e integrazione con il mondo circostante, è un bene collettivo.

Questa interpretazione della vita, della realizzazione della vita buona, dell’ottenimento della felicità individuale connesso alla società e alla natura nella quale vive e con cui l’individuo interagisce rende necessario che la filosofia si confronti con gli altri saperi che hanno come fine quello di migliorare le condizioni di tutta la collettività.

Nasce così il contributo della neurofilosofia, sinergia tra filosofia e scienza che considera i concetti neuroscientifici nelle implicazioni filosofiche

tradizionali.

Questa nuova disciplina filosofica, a cavallo tra scienza e filosofia, cerca di rispondere a domande alle quali né le scienze né la filosofia singolarmente possono dare risposte conclusive. Temi come la consapevolezza di sé o le origini del comportamento morale sono analizzate facendo riferimento agli strumenti scientifici della neurologia e della biochimica.

La canadese Patricia Churchland, neurofilosofa, giunge così ad affermare che ciò che proviamo con riferimento a questioni etiche e spirituali sia il frutto non di un’anima immateriale ma dell’attività elettrica e chimica del nostro cervello. Ella sostiene che l’uomo è come è perché il suo cervello funziona in un certo modo.

Quest’approccio muove però diversi interrogativi nella direzione del benessere e di come questa dimensione esistenziale possa essere interpretata in relazione all’intenzionalità del soggetto.

Se con Aristotele sappiamo che per agire bene è indispensabile desiderare, volere il bene, quali sono allora le ragioni e quanto l’intenzionalità della coscienza nel desiderare il benessere dipende dalle nostre condizioni neurali?

Se partiamo da una interpretazione soggettiva sul senso attribuito dalle persone alla cosa, non alla cosa in sé, giungiamo alla necessità della epoché, della sospensione del giudizio. Ciò poiché, dando per certa l’impossibilità della conoscenza, non possiamo che sospendere il giudizio e prendere in considerazione tutti gli aspetti relativi alla percezione del fenomeno da parte delle persone, di tutte le persone.

Tale condizione, a sua volta, ci permette di cambiare il significato del fenomeno e dal punto di vista del concetto di benessere ciò che non varierà del fenomeno costituirà invece l’essenza percettiva del fenomeno stesso. In questo processo di analisi soggettiva e intersoggettiva del benessere, l’epoché si presenta come condizione necessaria per procedere alla messa in campo di un atteggiamento entropatico, ovvero mettersi dal punto di vista dell’altro.

Lamberto Tagliasacchi

Voce Andrea Di Cosola

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