Stare bene- prima parte eudemonia

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Un argomento oggi molto gettonato è il wellness, il cui termine di origine anglosassone significa letteralmente “stare bene”, da well being (benessere) e fitness (forma fisica). Ma una definizione dello stare bene è complessa e non facilmente individuabile.

Dando per scontato che lo star bene è relativo a uno stato di vita ottimale, escludendo quindi la condizione di sussistenza, come ad esempio quella di una persona dispersa in un deserto dove l’avere disponibilità di acqua e cibo è forse sufficiente per affermare di stare bene, ordinariamente lo star bene non può essere limitato al non avere fame o dolore, al non star male.

La definizione dello star bene implica necessariamente una assenza di negatività (lo star male) e un quid aggiuntivo che denota l’essere in forma, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

La discussione sulle condizioni che permettano lo star bene (e l’identificazione del quid), per quanto oggi sia in voga, non è un argomento ignoto alla storia del pensiero.

Già Aristotele con il termine eudemonia individuò la felicità in quanto fine ultimo assegnato agli uomini e alle loro azioni.

Gli stoici rappresentavano invece la pace perfetta dell’anima (che per gli stoici è corporea come tutto ciò che esiste) originata dalla liberazione dalle passioni con il termine atarassia.

L’antica cultura greca, originariamente caratterizzata dalla commistione con la religione, in cui il tempio non era solo un luogo di devozione ma anche posto di cura ove si portavano i malati che venivano guariti con lo spavento determinato dalla fossa dei serpenti (da qui il simbolo che ancor oggi rappresenta il campo sanitario) e dalle pozioni che provocavano apparizioni divine, da Aristotele e sostanzialmente da Ippocrate in poi, si allontana dalla religione per dirigersi verso una visione etica nella quale la sfera fisica, quella delle azioni, è strettamente collegata con le regole che determinano i modi di vivere. Il termine diaita indicava per i greci uno stile di vita attento alla salute che si raggiungeva con un giusto nutrimento, un adeguato movimento e con la capacità di vivere in tranquillità. Tali condizioni sono rinvenibili anche nella cultura orientale (sia che si faccia riferimento alla medicina tradizionale cinese, tibetana o alla ayurvedica) nella quale il corpo fisico è sempre in relazione con il corpo energetico.

Nella medicina orientale, in particolare, vi è l’idea di una unità dinamica basata sulla corrispondenza sistematica tra l’universo, in perenne cambiamento determinato dal rapporto reciproco degli elementi che lo costituiscono, e dall’energia che è responsabile, nel suo fluire, degli stati di armonia o perturbazione del cosmo, del corpo e della mente. Da questa visione deriva la concezione dello stato di malattia, come perturbazione di un equilibrio, in cui tutto è funzionale, che la medicina orientale cura indagando le cause e non il sintomo.

La similitudine tra l’antico mondo occidentale, oggi profondamente cambiato, e il plurimillenario mondo orientale che, nonostante il tempo e le diverse sfaccettature, è rimasto immutato nelle fondamenta, si evince nella peculiare concezione della medicina e dei relativi metodi di cura. I filosofi greci, che erano anche medici, così come i curatori orientali, si concentravano sulle profonde interconnessioni tra corpo e spirito che determinano lo star male, non si limitavano all’individuazione ed eliminazione del sintomo. Per gli antichi greci e ancora per gli odierni orientali (ma non di meno le culture indigene del pianeta, basti pensare agli aborigeni australiani il cui pensiero si fonda su una visione olistica del mondo, secondo la quale l’interazione tra gli aspetti fisici, emotivi, sociali e spirituali sono fondamentali per raggiungere il benessere) è indispensabile riequilibrare le disarmonie ed è impossibile che ciò avvenga senza la consapevolezza e l’attiva azione della persona. Ippocrate affermava che prima di guarire qualcuno occorreva chiedergli se era disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare. In caso contrario qualsiasi cura sarebbe stata inutile. Per la medicina cinese l’uomo è formato dalla virtù combinata del Cielo e della Terra, dall’incontro dello yin e dello yang, la malattia è determinata da uno scompenso che deve e può essere ripristinato nella ricerca ed eliminazione della causa.

Lamberto Tagliasacchi

Voce Andrea Di Cosola

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