Scienza e Filosofia, storia di una relazione

Scienza e Filosofia, storia di una relazione

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I disastri delle guerre mondiali, gli orrori di Auschwitz, lo sfregio compiuto alla natura e il conseguente cambio climatico, sono stati interpretati come effetti della dicotomia tra scienza e filosofia. Si sta affermando una posizione che ritiene l’agire dell’uomo sulla base del potere della scienza, un potere slegato dallo scopo della ricerca, privo quindi di una valutazione complessiva degli effetti e della necessità dell’agire, foriero di sciagure.

Già Karl Popper alla fine del novecento ritiene che la scienza priva di un carattere totalizzante sia basata su criteri metafisici mentre la filosofia, che non può essere considerata una scienza, non essendo falsificabile, ha una funzione propulsiva sulla scienza.

Aristotele sosteneva che la filosofia offre una guida su come la ricerca deve essere condotta mentre Einstein, molti secoli dopo, afferma che a volte gli scienziati appaiono come coloro che hanno visto migliaia di alberi senza mai vedere una foresta. In queste parole di due giganti della scienza e della filosofia c’è tutto sul rapporto esistente tra il sapere scientifico e quello filosofico, si possono conoscere tutti gli alberi di una foresta ma questo sapere non ti permette di per sé di trovare la strada nella foresta e non perdersi tra gli alberi.

Forse è eccessivo attribuire i mali del mondo all’uso sbagliato dei risultati della ricerca scientifica, così come sarebbe illiberale e antistorico limitare o addirittura censurare la scienza. Ma appare certo che la ricerca scientifica deve ricollegarsi alla filosofia poiché solamente da essa può trarre insegnamento su quello che è lo scopo e il fine della ricerca.

L’interpretazione sul rapporto tra filosofia e scienza in questi termini è peraltro ripreso dal citato Einstein che riteneva che la felicità dell’uomo corrispondesse al benessere dell’umanità e alla tutela dell’ambiente naturale.

Se si vuole raggiungere la felicità, il bene dell’uomo, occorre che i filosofi smettano di dare lezioni agli scienziati e questi ultimi finiscano di considerare la filosofia un inutile vaniloquio. Entrambi costituiscono un sapere prezioso ed essenziale, basato sullo studio, il rigore e la competenza. Non basta, però, la mera affermazione dell’importanza e il riconoscimento di entrambe le parti, non si devono solo riconoscere ma conoscere. A tal fine sarebbe opportuno l’insegnamento della filosofia negli studi scientifici e laboratori scientifici nelle facoltà di filosofia, ma ancora non basterebbe.

Affinché filosofia e scienza possano contribuire efficacemente al miglioramento delle nostre conoscenze e ci forniscano gli strumenti necessari ad affrontare le future sfide (penso al modo con cui si deve affrontare il cambiamento climatico, all’uomo nello spazio, all’eutanasia, all’eugenetica, all’intelligenza artificiale, ai diritti degli animali, solo per fare qualche esempio) bisogna che lavorino insieme, si rispettino, si confrontino lealmente considerando le ragioni e le legittime obiezioni dell’una e dell’altra. Solo così potremo affrontare il futuro senza la paura di dover fare un passo indietro per ogni passo fatto in avanti.

Lamberto Tagliasacchi

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