Il Tempo - seconda parte tempo

Il Tempo - seconda parte

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Nel precedente articolo abbiamo raccontato del paradosso di McTaggart, che presenta due concetti definiti serie A e serie B. Il primo consiste nella relazione che ogni evento ha con un punto mobile che definiamo presente. Il secondo è l’ordinamento cronologico degli eventi determinato dalla posizione relativa di ognuno rispetto agli altri (venire ‘prima’ o ‘dopo’ qualche altro evento). La serie A è dinamica,  invece la serie B è statica.

Il paradosso di McTaggart non è stato accettato nella sua interezza: per la serie A e i suoi sostenitori, la serie B è paradossale perché non rende conto dello scorrere del tempo. Viceversa per la serie B e i suoi sostenitori, che condividono la conclusione dell’argomento e difendono il paradosso, lo si ritiene circoscritto alla sola serie A e non al tempo in generale.

La teoria B è attualmente dominante e non a caso poiché nel ritenere che le relazioni in essa siano da sole sufficienti a garantire realtà oggettiva al tempo è in accordo con la teoria della relatività di Einstein, secondo il quale il tempo non è assoluto, ma relativo a due variabili: la velocità e il riferimento spaziale degli osservatori. Quindi non c’è necessità d’individuare un elemento oggettivo di cui fare riferimento.

Con la Meccanica quantistica inoltre abbiamo scoperto che tutte le quantità fisiche sono sempre “imprecise”, “fluttuanti” e pertanto anche il tempo non è certo.

La relatività generale e la meccanica quantistica sono intervenute in direzioni opposte: la prima ha introdotto il concetto di coordinata temporale, riconoscendo al tempo lo stesso status attribuito alla posizione spaziale; la meccanica quantistica, invece, ha individuato nel tempo un parametro esterno alla teoria stessa, sostanzialmente diverso da ogni altra proprietà osservabile. Mentre l’introduzione del concetto di “spazio-tempo” in relatività generale appare come un’intuizione coerente con l’impianto logico e formale della fisica classica, il fatto che il tempo non possa essere trattato come le altre osservabili fisiche in meccanica quantistica è spiazzante.

Il diverso modo di intendere, concettualmente e formalmente, il tempo in relatività generale e meccanica quantistica costituisce uno dei principali ostacoli da superare per riconciliare le due teorie, condizione fondamentale per sperare di ottenere una realtà temporale nuova e completamente diversa da quella che conosciamo, una condizione in cui non è certo cosa viene prima e cosa dopo.

L’argomento si fonda sul presupposto che la teoria della relatività di Einstein, secondo la quale quanto più un corpo si trova vicino a un oggetto dalla massa molto grande(come un pianeta o un buco nero), tanto più lentamente scorrerà il tempo misurato nel punto dove si trova il corpo (dilatazione gravitazionale del tempo) possa essere messa in relazione con il concetto di sovrapposizione quantistica, dal quale ne conseguirebbe uno stato differente ma ugualmente valido. In questo modo si potrebbe ribaltare la concezione del tempo, la sovrapposizione di oggetti massivi può risultare in un ordine degli eventi non definito, una condizione, in cui tra due eventi, non si sa quale sia avvenuto prima e quale dopo.

Per intenderci, se lo stesso evento fosse misurato con riferimento alla presenza o meno di altrettanti oggetti massivi darebbe risultati di volta in volta differenti. Questa teoria, che sa tanto di fantascienza, è invece già oggetto di sperimentazione per lo sviluppo di nuove tecnologie. Esempio di ciò sono i computer quantistici, che possono effettuare salti temporali per svolgere operazioni in modo più rapido ed efficiente rispetto agli attuali dispositivi, la cui sequenza temporale è fissa e definita.

Le implicazioni dei risultati della fisica contemporanea comportano la necessità di ripensare la concezione dell’uomo e delle condizioni dell’essere. Sul punto è interessante, nei limiti propri di una pellicola cinematografica, quanto rappresentato nel film Interstellar. In questa pellicola del 2014 il protagonista, padre e astronauta, abbandona la figlia, nel tentativo di salvare il mondo ma in realtà, per effetto delle distorsioni dello spazio-tempo egli vi interagisce costantemente fino ricongiungersi, ormai vecchia e morente.

Al di là delle argomentazioni scientifiche, più o meno fedeli, la narrazione impone allo spettatore di valutare quanto l’amore (in questo caso padre-figlia), la scienza (che permette di costruire la navicella spaziale) e l’ignoto (Dio, alieni) influiscano nell’indirizzare le azioni degli uomini. Ma non solo, il film è anche emblematico di quanto scienza e filosofia è bene che, oggi più che mai, lavorino insieme per avere una visione di ciò che la tecnologia può permetterci di raggiungere e come utilizzarla al meglio.

Lamberto Tagliasacchi

Voce Andrea Di Cosola

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