un racconto a puntate di Pierpaolo Zara

Rovistando nei miei vecchi bauli ho ripescato un racconto scritto una sessantina di anni fa, quando ancora incapace di idee originali, scrivevo imitando lo stile di autori famosi. È nato così “Mr Quick e il mistero dello specchio di legno” e ve lo consegno cosi, sotto forma di diario del suo fedele amico Mr Dowson

(un racconto giovanile di Ernest Fastshoot)

Mr Quick e il mistero dello specchio di legno

Capitolo 5

…svelando il capocommesso del Mirror Paradise intento a distruggere la preziosa scrivania di legno di ciliegio che si trovava al centro del salottino munito di un piede di porco di ferro arrugginito.

“Impugni la sua rivoltella Lestrade e tenga sotto mira il nostro uomo” Intimò Mr. Quick “Signori, signorina, vi presento Ignatius Furaut, ladro impenitente e probabile assassino di Mr. Hotting”

Il capocommesso, o meglio Ignatius visto che oramai la sua identità era stata rivelata, dopo essere rimasto fermo come una statua nel momento in cui era stato scoperto, parve rianimarsi. Ci scrutò uno ad uno con sguardo malevolo pronto a balzare su di noi, ma il revolver che Lestrade puntava dritto al suo petto lo portò subito ad un più mite atteggiamento.

“Ebbene sì, Mr. Quick, mi avete scoperto” diss’egli lasciando cadere il suo strumento di devastazione lignea “Ma non mi potrete certo accusare di furto questa volta: come vedete qui dentro non c’è nulla”

“Forse dobbiamo solo guardare meglio” ribatté Mr. Quick, e dato in consegna a Lestrade il suo uomo cominciò ad esaminare attentamente la carcassa della scrivania.

“Mr. Dowson abbiate la compiacenza di prestarmi il vostro temperino, per favore”

Subito passai a Mr. Quick il piccolo coltello a serramanico che portavo sempre con me. Egli lo usò per scheggiare con cura l’ultimo angolo rimasto intatto del piano di lavoro della scrivania. Rovistò un poco con la punta e alla fine ne estrasse qualcosa di luccicante.

“Credo di aver trovato il tesoro nascosto signorina Hotting. Riconoscete questa moneta?” chiese Mr. Quick

“Ma questa è la moneta di papà!” esclamò lei “L’aveva sempre in mano e ricordo che mi diceva che era un grande tesoro. Ma è solo una moneta, povero papà, chissà cosa credeva”

“Ma grandi numi!” esclamò Ignatius “E io mi sono giocato la libertà per una sola stupida moneta d’oro?”

“Permettete?”  chiesi io tendendo la mano verso Martina. Ella mi porse la moneta, titubante.

“La vostra lente Mr. Quick, per favore”. Il grande investigatore mi porse il suo prezioso strumento e mentre mi accingevo ad osservare con attenzione la moneta, Mr. Quick spiegò.

“Il nostro Mr. Dowson è un numismatico dilettante ma molto appassionato. Attendiamo con ansia il suo responso. Sono sicuro che ha una sorpresa in serbo per noi”

“Ed è proprio cosi Mr. Quick” risposi io “Signorina Hotting, Martina, credo che dobbiate delle scuse a vostro padre. Sapete che moneta è questa?”

“Una moneta d’oro da 20 franchi con l’effige di Napoleone Bonaparte, Imperatore di Francia. Credo che il suo nome comune sia “Marengo”. Pare che chiameremo questo il caso del Marengo d’oro” rispose piccato Mr. Quick, che non perdeva occasione per sfoggiare le sue vastissime conoscenze in qualsiasi campo.

“Ed è qui che vi sbagliate Mr. Quick. Questo non è uno dei tanti Marengo d’oro coniati ai tempi di Napoleone, bensì un rarissimo e forse ormai unico esemplare che potremmo chiamare ‘La Marengo d’oro’. Vedete, pare che Napoleone si invaghì di una giovane italiana e poiché non poteva in alcun modo esternare i suoi sentimenti con regali vistosi, incaricò l’incisore Amedeo Lavy di creare dieci – e solo dieci – monete identiche al Marengo, ma che riportasse l’effige della sua amata al posto di quella dell’Imperatore”

Devo dire che lasciai tutti letteralmente a bocca aperta. Nel silenzio più assoluto Mr. Quick, la signorina Hotting e Lestrade osservarono la moneta sotto la lente di ingrandimento e poterono vedere i delicati lineamenti di un viso forte, bello e volitivo che si celava sotto la fronda di quercia imperiale. Persino al povero Ignatius fu permesso di dare una rapida sbirciatina.

“Questa volta Mr. Dowson, il colpo di scena spetta a voi” dichiarò schiettamente Mr. Quick

“Quanto pensate possa valere?” chiese la signorina Hotting stringendo fra le mani il tesoro ritrovato.

“Ad occhio e croce direi sulle centomila sterline, mille più mille meno”

Al sentire quella cifra la signorina Hotting ebbe un piccolo mancamento, ma io fui lesto a sostenerla offrendole il mio forte braccio.

“Bene, a quanto pare tutti i misteri sono risolti. Abbiamo preso  il ladro, svelato il tesoro, e reso felice una giovane signora. Direi che ora possiamo andare” dichiarò Mr. Quick

“E no, fermi tutti!” sentenziò Lestrade “Da qui non si muove nessuno se prima non risolviamo la faccenda dello specchio di legno. Il biglietto parla chiaro ‘Fortuna avrà colui che riuscirà ad estrarre dallo specchio di legno il tesoro che ho a lungo celato’. Che cosa c’entra la scrivania? Non è mica uno specchio!?”

“No certo, ma vede Lestrade” cominciò Mr. Quick paziente “il legno di ciliegio opportunamente trattato può essere talmente lucido da riflettere abbastanza bene le immagini, se osservato dalla giusta angolazione. Sospetto che per Mr. Hotting non fosse facile guardarsi in uno specchio vero considerando il tipo di vita sregolata – e certamente disonesta e nefasta – condotta quando veleggiava con i pirati. Forse preferiva osservarsi in modo impreciso e un po’ sfuocato usando il ripiano della scrivania per evitare di richiamare alla sua coscienza i particolari sgradevoli del suo passato. Ah, che grande mistero noi siamo: chissà se mai un giorno qualcuno solleverà il velo per poter svelare finalmente quella grande incognita che chiamiamo Uomo” terminò filosoficamente Mr. Quick “E ora andiamo, consegniamo questo lestofante alle patrie galere. Signorina Hotting, le farò avere la mia parcella domani mattina”

Mentre ci avviavamo tutti verso l’uscita presi in disparte Mr. Quick.

“Ho osservato che nella vostra stanza manca del tutto uno specchio. Forse perché non riuscite a guardarvi negli occhi sapendo che l’ammontare delle vostre parcelle è inusitatamente elevato al di là di qualsiasi decenza?” sussurrai

“Non siate sciocco Dowson” replicò lui con noncuranza ma arrossendo vistosamente “il fatto è che a volte osservare le capacità straordinarie della mia mente mette a disagio anche me”.

The End

Copertina a cura di Maddalena Sarotto

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