un racconto a puntate di Pierpaolo Zara

Rovistando nei miei vecchi bauli ho ripescato un racconto scritto una sessantina di anni fa, quando ancora incapace di idee originali, scrivevo imitando lo stile di autori famosi. È nato così “Mr Quick e il mistero dello specchio di legno” e ve lo consegno cosi, sotto forma di diario del suo fedele amico Mr Dowson

(un racconto giovanile di Ernest Fastshoot)

Mr Quick e il mistero dello specchio di legno

Capitolo 1

La mia convivenza con Mr Quick non è mai stata semplice. Tolta l’emozione nel partecipare alla caccia dei più spietati delinquenti che hanno infestato Londra, eliminata la sorpresa nello svelare i misteri più misteriosi che questa metropoli custodisce così gelosamente, il resto delle giornate del mio amico era equamente diviso fra gli esperimenti più folli e geniali che uno scienziato possa immaginare e la lunga monotonia ipnotica indotta dall’uso dell’oppio e della cocaina (soluzione al 5% per via endovenosa, come da prescrizione medica).

E fu proprio durante una di queste giornate, mentre finivo di sistemare gli appunti del caso del grillotalpa assassino del Borneo e Mr Quick fissava il soffitto grigio sdraiato sul divano nelle nostre stanze di Elmer Street che ebbe inizio l’avventura che ci portò a svelare il mistero dello specchio di legno.

“Ha finito Dowson?” chiese Mr Quick annoiato.

“Sì, Mr Quick. Ecco fatto. Il caso del grillotalpa assassino del Borneo è pronto per la pubblicazione. Dovrebbe esserne soddisfatto, è stato un caso difficile”

“Lei dice Dowson? A me è sembrato piuttosto banale: qualsiasi investigatore che si rispetti dovrebbe saper riconoscere il morso di un grillotalpa del Borneo alla prima occhiata. Collegarlo all’importatore di spezie, al droghiere di Thrulove Street, alla cameriera dei Musgrove, al gatto degli Snhautzer e da qui al maggiordomo dei Vancoolen è stato un semplice gioco di logica. Si ricordi Dowson, sospettare del maggiordomo è sempre un buon inizio di indagine”

“Per lei sarà un gioco Mr Quick, ma per il mondo intero quello che ha fatto ha dello stupefacente. Se non avessi partecipato io stesso alle indagini direi che in lei c’è qualcosa di stregonesco”

“E invece c’è solo noia, Dowson. Uno sterminato deserto di noia”

“Sono settimane che non accade un crimine degno di nota a Londra, anzi direi in tutta l’Inghilterra, Mr Quick. Sembra che lei abbia eliminato tutti i criminali”

“Non tutti Dowson. Ne è rimasto almeno uno”

“Davvero Mr Quick? E chi sarebbe costui?”

“Non ne ho la più pallida idea amico mio. Ma se le orecchie non mi ingannano meno di un minuto fa una carrozza della polizia si è fermata davanti alla nostra porta – ho riconosciuto la voce roca del cocchiere della centrale di Manigold Lane – e se questi non sono i passi del nostro Ispettore Lestrade…”

Mr Quick non poté finire la frase che la porta si aprì di colpo e un pallido e vistosamente sudato Lestrade invase a grandi passi il nostro salotto.

“Felice di trovarvi qui signori” esordì l’Ispettore “spero non siate occupati con qualche caso importante perché…”

“Perché pare che la bionda signorina Martina Hotting abbia bisogno di noi. Che succede Lestrade? Le si è rotto lo specchio della toletta e ha paura dei prossimi sette anni di guai?” chiese beffardo Mr Quick

Pensavo di essere abituato alla manifestazione delle doti del mio amico, ma anche questa volta la domanda “ma come diavolo ha fatto Mr Quick?” mi si formulò in mente prima di rendermi conto che – come al solito – bastava aspettare qualche istante e l’arcano sarebbe stato svelato.

“Ma come diavolo ha fatto Mr Quick?!? Giuro che nessuno sa ancora nulla e che io stesso…”

“Si calmi Lestrade. Il segreto per il momento è salvo”

“Ma allora come…”

“Deduzione Lestrade, semplice deduzione. Lei ha due capelli biondi sulla spalla sinistra del cappotto e siccome non è sposato e attualmente frequenta alquanto assiduamente la brunetta che le serve il caffè tutti i giorni nel suo pub preferito – a proposito, curi meglio il suo abbigliamento, si vede ancora un lieve alone di rossetto sul colletto della camicia – ne deduco che la signorina Hotting sia bionda e che non più tardi di stamattina ha appoggiato la sua dolce testolina sulla sua spalla in cerca di conforto. Dal biglietto da visita che le sporge dal taschino si vedono distintamente le ultime lettere del nome e quelle dell’indirizzo “and,  London” Ora..” e qui Mr Quick balzò in piedi con uno scatto felino “La mia conoscenza di Londra è abbastanza approfondita per dirle che c’è un solo negozio di specchi che si trova in una via che finisce con le lettere AND in tutta Londra ed è il Mirror Paradise della signorina Martina Hotting, fornitrice ufficiale degli specchi di Buckingham Palace e di tutta la famiglia reale”

“Ma Mr Quick..”

“Come ho fatto a capire che si trattava di un negozio di specchi? Ne ha ancora qualche frammento luccicante impigliato nell’orlo dei pantaloni e le sue suole scricchiolano come se camminasse effettivamente su uno specchio rotto”

Lestrade si sedette pesantemente sulla poltrona che gli avevo prontamente ceduto, si tolse un fazzoletto dalla tasca e si asciugò la fronte.

“Detta così fa sembrare tutto semplice signor Mr Quick ma le assicuro che c’è qualcosa di strano nei fatti accaduti stanotte al Mirror Paradise.

“Sono tutto orecchi Lestrade, ci racconti. E Dowson, potrebbe dire alla signora Hudson di portare te, pasticcini e quell’avanzo di rognone della cena di ieri?”

E cosi, tra un sorso di the, pasticcini e il rognone che Mr Quick divorò in men che non si dica, Lestrade ci informò dei fatti.

La sera prima, come al solito, la signorina Hotting chiuse il negozio alle 18:00 e si ritirò nelle sue stanze – poste sopra il negozio stesso – non essendo donna avvezza alla vita mondana.

Dopo una cena frugale si mise a letto alle 21:00 come ogni sera, ma poco dopo le 02:00 fu svegliata da strani rumori provenienti dal negozio sottostante. Temendo che fosse un ladro non osò scendere in negozio ma aspettò pazientemente la ronda delle 04:00 del mattino per affacciarsi dalla finestra e chiedere aiuto. A quanto pare gli agenti capirono subito che quello non era un furto come gli altri e mandarono a chiamare l’Ispettore di turno, che per quella notte era appunto il nostro buon Lestrade.

“Lei non può immaginare Mr Quick, lo spettacolo che mi si parò davanti alle prime luci dell’alba. Decine e decine di specchi appesi alle pareti, alcuni grandi addirittura quanto le vetrate di Westminister, altri piccoli e delicati come foglie di sicomoro… e tutti rotti Mr Quick. Mi creda non se ne è salvato neanche uno. Rotti dal primo all’ultimo”

Rimasi a bocca aperta: chi mai poteva essere cosi folle da impiegare tutto quel tempo a rompere così tanti specchi? E perché? Quale perverso motivo poteva esserci dietro a questo insano gesto?

Evidentemente Mr Quick lesse il mio stupore e subito si affrettò a rispondere alle mie inespresse domande.

“Un venditore di specchi concorrente, un amante respinto, un pretendente ignorato, un folle con la fobia degli specchi. Cercate in questa direzione e troverete il colpevole Lestrade” sentenziò Mr Quick “Dovreste esserci arrivato anche voi. Non capisco perché vi siate precipitato cosi trafelato a disturbare il nostro ozio” concluse Mr Quick spazientito e subito si girò verso Lestrade, fece due lunghi passi e pianto il suo naso a meno di un pollice da quello dell’Ispettore.

“O forse non ci avete ancora detto tutto, eh, Lestrade?” chiese sorridendo furbescamente.

“Forse è meglio che veniate a vedere di persona Mr Quick”

continua

Copertina a cura di Maddalena Sarotto

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