Rubrica a cura di Pierpaolo Zara

Lo Spacciatore di Emozioni

 

Ci sono pozze di luce che inondano tavolini e vecchi divanetti in pelle rossa, quadri astratti alle pareti e dietro il bancone del locale una ragazza con il sorriso più luminoso che abbia mai visto e occhi neri e profondi come una mezzanotte senza luna in miniera.

Marco vorrebbe avvicinarsi e chiedere ma lei – sempre quel sorriso luminoso – fa cenno verso l’angolo più lontano del locale. A un tavolo un po’ più grande degli altri un uomo con pochi capelli e molta barba e un chiodo così vecchio che potrebbe essere quello di Fonzie, gioca distratto con fogli e gessetti.

Marco per un attimo pensa che sta per fare una cazzata e pensa di andarsene da lì – anche dal sorriso luminoso – ma non può uscire perché non sa più dove andare. Non sa più cosa pensa, non sa più cosa prova, non sa più nulla se non che così non può andare avanti.

Si avvicina al tavolo e chiede “Rubio?”.

Rubio solleva la testa e fa cenno di accomodarsi sulla sedia di fronte a lui. Marco si siede. I due si guardano in silenzio finché alla fine Marco si decide.

“Cataldi, lo conosci? Il carabiniere. Mi ha detto che tu puoi avere qualcosa per me”.

Rubio lo fissa ancora qualche secondo in silenzio – stesso pozzo di miniera, pensa Marco – e infila due dita nel taschino del chiodo.  Un’ultima occhiata a Marco e ne estrae due cartoncini ripiegati.

“Li prendi qui, prima il viola e poi il giallo”.

“Senti bello, sono un maresciallo, non me ne posso andare in giro sballato…”

Rubio alza la mano e lo stoppa “Tranquillo. Prima il viola e poi il giallo”.

Marco non replica. Ma si, fanculo! Tanto può andar peggio di così?

Apre il cartoncino viola con delicatezza, prende la sfoglia di cioccolato fondente racchiusa e se la porta alla bocca.

“Non masticare. Lascia che si sciolga”.

Marco esegue e…

E questo cos’è?!? È cioccolato ma non lo è. Perché ha il gusto degli ultimi trent’anni della sua vita, il sapore con cui si sveglia ogni mattina, la pienezza della rabbia verso suo padre prima e la sua ex moglie poi, e per quello stronzo di Capitano che non gli fa fare carriera e per quei miserabili che deve ascoltare e seguire e rincorrere e….e .. e basta!!!!

Apre il cartoncino giallo e anche qui una sfoglia di cioccolato, ma la sottile venatura gialla fa sperare nell’aroma di limone e Marco lo prende contando di cancellare il sapore di bile amara che oramai invade la bocca, la gola e giù giù fino all’anima.

E poteva andare peggio? E sì, perché non è limone, ma riconosce il sapore della sua compagna di una vita, quella provata ogni volta che doveva affrontare suo padre, o la sua ex, e quelli col coltello o i pugni troppo grossi…. la paura di vivere.

Rubio prende un foglio bianco e carboncino nero.

“Rabbia e Paura. Conosci la storia di Bucefalo e Alessandro Magno? No?”.

Mano veloce e tratto fermo Rubio, e voce nata per raccontare.

“Alessandro era così arrabbiato con il padre che un giorno decise di punirlo. Cosi saltò in groppa allo stallone più bello e forte del regno, Bucefalo, l’orgoglio di Filippo, con l’intenzione di spezzargli una gamba galoppando su una pietraia. Ma Bucefalo non era facile da domare e Alessandro dovette dominare la sua paura prima di riuscirci. E quando ci riuscì, cavalcò per un giorno intero, fino allo sfinimento suo e del cavallo, ma quando tornò la rabbia verso il padre era quasi – quasi – svanita”.

Marco è così stupito da quel che prova, il sentire il gusto delle sue emozioni, che neanche si accorge che Rubio ha invertito la formazione: gesso bianco su cartoncino nero.

“E così nacque la leggenda che ogni volta che Alessandro veniva assalito dalla rabbia o dalla paura ricorresse a lunghe cavalcate con il suo destriero Bucefalo per ritrovare la forza per dominarle”.

Pausa. Silenzio.

Marco guarda i due disegni che ha davanti: un giovane lanciato al galoppo su un enorme destriero nero dall’impossibile muscolatura e su cartoncino nero il bianco profilo di uomo che traina una biga con due cavalli sghignazzanti che frustano la schiena piegata dello stremato essere umano. E, con orrore, Marco si accorge che l’uomo ha il suo volto.

“E tu cosa vuoi fare? Guarda e dimmi Marco: tu, cosa vuoi essere?”

 

—*—*—*—

 

Sono passati otto mesi, e molte ore passate a quel tavolo, e Il tenente Marco Cataldi siede ancora di fronte ad un Rubio con gli stessi capelli e un po’ più di barba.

Sul tavolo, in mezzo a loro un cartoncino ripiegato color ciliegia.

Marco prende la sfoglia di cioccolato – non si mastica, si scioglie – e chiude gli occhi.

È una carezza dolce, un brivido caldo e fresco che lo attraversa e si perde nel profondo, ondate di piacere si accavallano una dopo l’altra e esplodono con fragore in mille gocce di felicità. Ma è questa la Gioia? Ma è questo che ho provato la prima volta che l’ho baciata?

Marco riapre gli occhi e si volta. Lei è ancora lì, dietro al bancone, stesso sorriso e occhi lucenti di miniera e fra poco usciranno insieme, ancora.

Rubio continua a giocare con i gessetti, facendo finta di non guardare la sorella. Ma sorride.

“Non mi hai mai detto cosa ci metti dentro” chiede Marco “cioè, nel cioccolato”.

“Io?” Rubio inarca il sopracciglio con finta sorpresa “Io faccio il cioccolato, il migliore. Il resto ce lo metti tu”.

“E adesso portala via e fuori dai piedi, che è ora di chiusura”.

 

—*—*—*—

 

Emozioni. Saperle riconoscere per poterle dominare e viverle e gustarle invece di farsi travolgere e stravolgere da esse.  Usa la tua Intelligenza Emotiva e cavalca le tue emozioni per vivere una vita intensa e ricca. Ricca di te.

—*—*—*—

Casa.

Nel buio Rubio ascolta: il respiro di lei è lieve e regolare e il profumo dei suoi capelli appena lavati è intenso e dolce.

Dany si agita un po’ fra le lenzuola, si volta verso di lui e lo abbraccia.

“Perché non dormi? A cosa pensi?” sussurra.

“Pensavo che dovrei denunciarti a Cataldi” risponde lui, serio.

Sorpresa, Dany si tira su e chiede “Perché?”

“Perché sei tu il mio spacciatore di emozioni”

E un bacio chiude la porta a qualsiasi replica.

 

 

Dedicato a Ruben, Gioia e Daniela

 

Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente voluto…ma di questo parleremo un’altra volta  🙂

 


Immagine di copertina a cura di Maddalena Sarotto

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