Rubrica a cura di Pierpaolo Zara

Ladre di sogni

What is left

 

Fragola e Limone alle 16.45

Pistacchio e Torroncino alle 17:00

Puffo e Unicorno alle 18:00   (Unicorno ?!?!?!?!)

……..

Ad Agosto per Micaela le giornate son quasi tutte così, scandite dalle ondate dei turisti e dai loro – talvolta inspiegabili e improponibili – gusti. Ma la stagione è corta, il paese piccolo, il mare il più bello del mondo e se vuole guadagnare abbastanza per finire di pagare l’attrezzatura fotografica Miki deve trattenersi dall’arricciare il naso, sorridere e riempire coni, coppette e vaschette fino a mezzanotte.

Ed è a mezzanotte meno cinque che l’ultima cliente della giornata varca la soglia della piccola gelateria.

Sulle prime Miki non capisce come mai non riesce a darle un’età: è minuta, occhi grandi e scuri e curiosi da bambina ma indossa un abitino nero senza maniche che la fa donna e una borsa a tracolla che tradisce una passione – un ubriacone ne riconosce sempre un altro quando lo vede, soleva dire suo nonno –  se non una professione. Manca qualcosa? Si, ecco cos’è: i capelli!! Sono rasati quasi a zero. Una skinhead cortese che chiede un cono Fichi&Noci e Croccantino. E che osserva.

Due anni prima, Micaela aveva chiesto al proprietario della gelateria di poter appendere alcune sue foto alle pareti, in parte per mitigare lo squallore delle nude pareti bianche, in parte per poter esporre i suoi lavori e magari, chissà, essere scoperta come la Lee Miller del nuovo millennio.

Skinny – così l’ha soprannominata dentro di se Miki – osserva con attenzione e distrattamente cerca di salvare le colate di gelato che cercano di guadagnare il pavimento.

“Lei hai fatte tu?” chiede Skinny.

Miki fa cenno di sì col capo, sorridendo orgogliosa in attesa di un complimento che non arriverà

“È una ballerina” afferma Skinny, fissando il ritratto di una madre e figlia sedute su una panchina.

“No” replica divertita Miki “Quella è mia cugina, fa la commessa al supermercato del centro. Altro che ballerina, c’ha un culo che fa provincia…..”

“No, non lei” ribatte Skinny.  “Lei” e indica la bambina con quel che rimane del cono “È lei la ballerina”.

Miki si avvicina alla foto. L’avrà vista mille volte negli ultimi due anni ma solo ora si accorge di non averla mai guardata veramente.

E si, a guardarla bene ora la vede anche lei, sotto quella zazzera ribelle e dentro quel completino a quadretti rosa. La vede dentro lo sguardo che sembra perso a guardare lontano, troppo lontano anche per la madre che la tiene sulle gambe e le indica – inutilmente – l’obbiettivo verso cui sorridere.

La Ballerina.

E a pensarci, a pensarci bene, quante volte si era detto in famiglia che Alice aveva la passione per la musica?  E quante erano – tutte – le volte che andava a trovare la cugina e trovava Alice movimento, a tempo di musica, della TV, del PC, della radio o di quella che inventava nella sua testa, sempre a tempo, sempre aggraziata e mai scomposta.

Alice una ballerina? Alice è la ballerina.

“Sei qui in vacanza?” chiede curiosa Miki

Skinny continua a guardare le fotografie. “No. Sono nata qui ma sono andata via che avevo quasi la tua età. Praticamente non sono mai tornata”

“Ah, ecco perché non ti ho mai vista. Ti fermi molto?”

“Quello chi è?” Skinni fa un cenno col capo indicando l’ultima fotografia in alto a sinistra.

È uno scorcio della piazza grande, gente che cammina, che guarda le vetrine, in un angolo un uomo che osserva, assorto, qualcosa fuori campo.

Miki sta per rispondere che quello è l’avvocato, l’unico del paese, ma si blocca in tempo.  Non è quello che vuole sapere Skinny.

Skinny vuole sapere chi ha visto Miki quando ha scattato la foto, chi si cela dentro chi indossa quell’abito grigio con camicia e cravatta coordinati.

Miki chiude gli occhi e ricorda. Stava guardando un’auto ferma, con il cofano aperto, un filo di fumo bianco che sale lento, odore di bruciato…

“È un meccanico”

Miki guarda Skinny che le rimanda un lampo d’occhi e un mezzo sorriso.

“Ne hai altre di foto così?” chiede.

Miki prende tempo “Ho un poeta, l’ho fatta l’anno scorso ma non ce l’ho qui. Se passi domani te la porto a vedere”

“Senti, io mi fermo qui un paio di settimane per sistemare alcune cose di famiglia e poi ritorno a Roma, ma ad ottobre parto per un reportage di sei mesi nelle capitali del Sud America. Magari ripasso per vedere il tuo poeta e se mi piace – se mi piace – magari ti propongo di venire con me. Ho bisogno di una buona aiutante” e intanto appoggia sul banco una banconota da cinque euro assieme a un biglietto da visita.

Miki non legge il nome – dal primo momento e oramai per sempre lei sarà solo e soltanto Skinny – ma l’intestazione Reuters Press le provoca un brivido che corre lungo la schiena.

“Cosa vai a fare in Sud America?”

“Quello che hai fatto tu” Skinny indica le fotografie della ballerina e del meccanico. “Fermiamo attimi, istanti di vita, di gioia, dolore, e cogliamo quello che c’è dentro, quello che rimane se li spogli di tutto ciò che non è loro”. Skinny si avvicina e Miki si sporge dal banco, le loro teste sono ora così vicine che le labbra di Skinny quasi sfiorano l’orecchio di Miki mentre sussurra “Siamo ladre, ladre di sogni, non lo sapevi?”

 

—*—*—*—

 

Chi siamo? Cosa rimane di noi se ci scrolliamo da dosso tutto ciò che non viene dal profondo, le paure, le convinzioni, le imposizioni che arrivano da fuori di noi? Non lo so. E che vi aspettavate?!?

Io sono solo un povero imbrattacarte mica un filosofo.

Ma credo che ciò che siamo, i nostri sogni, aspirazioni e desideri, l’essenza vera di noi, traspare sempre nonostante tutto, nonostante noi stessi.

E un grazie a tutti coloro che ci vedono e ci capiscono e ci mostrano a noi stessi. E ci amano per ciò che siamo.

 

—*—*—*—

 

Ha chiuso la casa, svuotata delle poche cose che vuol portare a Roma stipate dentro il portabagagli della vecchia Panda. Ha ricevuto le condoglianze di mezzo paese e degli ultimi parenti rimasti, sistemato le carte della burocrazia, delegato ciò che rimane da fare.

E ora è in piedi davanti alla lapide in granito lucente, pietra in attesa di essere aggredita dagli elementi ma che porterà ancora per lustri e lustri impressa su di se il nome e il ricordo di chi ha vissuto e giace in pace sotto di lei.

La fotografia ritrae il volto e magro e già segnato dal vento e dal sale di un giovane pescatore. Ride come solo i giovani sanno fare, forti dei loro pochi anni e con gli occhi rivolti ad un futuro che non sembra finire mai.

Skinny tiene in mano una copia della foto di Miki, il suo poeta.

È un ritratto di tre quarti dello stesso uomo, degli stessi occhi, con i capelli e la barba orami candidi. Che guarda un sole morente che si spegne nella linea di cobalto dell’orizzonte, lontano, oltre il mare.

Un pescatore per il mondo, un poeta per chi ha avuto il tempo e l’amore di guardare oltre.

“Ciao papà”

 

Ernest Fastshoot

 


Immagine di copertina a cura di Maddalena Sarotto

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