Rubrica: La Tarologia

Rubrica a cura della Dott.ssa Francesca Ragusa

Introduzione

Dei e sui tarocchi si è detto e scritto molto e l’intento di questa rubrica non sarà di indagare il futuro attraverso la cartomanzia (arte mantica), o spiegarne meramente il significato tecnico, ma cercare di creare dei “futuribili possibili” partendo dal simbolo, dalla Tarologia, per arrivare alla crescita dell’Individuo attraverso una profonda comunicazione umana e interattiva con sé e con l’Altro.

 

La leggenda narra che i templari idearono una sorta di gioco delle carte con alcune figure non numerate che avessero un significato preciso noto solo a chi appartenesse all’Ordine. Questo rendeva il gioco un mezzo sicuro per trasmettere insegnamenti segreti senza il pericolo che fossero scoperti da spettatori indiscreti.

 

Gli studiosi moderni hanno potuto collocare la data di nascita di queste carte attorno ai primi anni del 1400 in Lombardia. Petrarca parla dei “Trionfi” come mescolanza delle virtù teologali e cardinali (forza, temperanza, prudenza, giustizia) a cui venivano aggiunte le allegorie delle condizioni umane (matto, papa, imperatore, imperatrice, amanti, eremita) messe in parallelo con “i figli dei pianeti” – ovvero luna e sole. A questo elenco si accostava la ruota della fortuna, monito sulla precarietà delle conquiste umane e sulla fragilità della vita. Si univano poi la morte e il diavolo, il giudizio e il mondo che erano quelle figure che si potevano ritrovare nella pittura e nella scultura dell’epoca. I numeri a bordo carta arrivarono per la prima volta solo con i Tarocchi di Ferrara, quando nel 1463 comparve per la prima volta anche la torre spaccata.

 

Varie sono le teorie riguardanti il significato del termine Tarocchi: i linguisti e gli storici fanno riferimento al fatto che in gergo veneto taroccare significhi litigare (gioco delle carte spesso teatro di liti); Andrea Alciati (1492-1550) trova invece una assonanza col termine greco hetarichoi che vuol dire compagni riuniti per giocare a carte, ma anche amici/compagni durante la vita. Antoine Court de Gebelin (fine ‘700) uno pseudo egittologo sosteneva che il termine derivasse da Ta-ros che significa Sentiero Reale della Vita, con richiamo particolare all’antica religione egizia. Eliphas Levi, famoso studioso intravedeva invece un legame con la Torah (22 figure – 22 lettere dell’alfabeto ebraico).

 

Importante sapere che fin dalla nascita della storia dei Tarocchi nessuna fonte fa cenno ad un utilizzo divinatorio. Non vi è traccia in Paracelso (alchimista svizzero 1541), che nei suoi viaggi raccolse le forme di divinazione europee. Lo stesso dicasi per gli scritti dell’umanista Caspar Peucer (1525 – 1602) che contenevano una aspra polemica nei confronti di tutte le arti divinatorie. Mai nel secolo dei lumi i Tarocchi furono oggetto di interpretazioni divinatorie.

 

Dunque anche noi percorreremo le Lame dei Tarocchi come se incontrassimo una parte di noi e del nostro “compagno interiore” che attraverso una profonda Comunicazione Interattiva ci permette di conoscerci meglio ed entrare in comunicazione e comunione con noi stessi.

 

I Tarocchi visti dunque come espressione di ciò che ognuno porta dentro di sé e della propria evoluzione.

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