Un contributo di Mara Sanna


 

LA RAGAZZA DAL MONTGOMERY ROSSO E IL MOTORINO, QUANDO I SOGNI CI RICORDANO CHI SIAMO DENTRO.

Stanotte ho sognato il mio Sì Piaggio.

È stato il motorino che ho avuto, non so se nel resto d’Italia lo si chiamava così, qua da me, nella Sardegna dei primi ‘90, era “il motorino”.

Era grigio scuro, “fumo di Londra”, il nome esatto del suo colore.

Avevo 18 anni e me lo regalò papà. Per ottenerlo lo avevo perseguitato per anni!

Mio fratello maggiore lo chiese anche lui, prima di me ma non lo ebbe.

Seppi questo tanti anni dopo, una volta che ci confrontammo su una frattura che c’era stata tra me e lui e che era durata tanti anni.

Tra i risentimenti che vennero fuori uscì anche il motorino, che a lui papà aveva negato e a me invece aveva regalato.

Il mio Sì era bellissimo, ricordo perfettamente quando tornai a casa da scuola, lo aspettavo per qualche giorno dopo, invece era lì, parcheggiato sotto casa!!! Ora è come se vedessi la mia faccia,  gli occhi che s’ingrandiscono e le pupille che si dilatano in un’emozione di entusiasmo e gioia pura!

Anche il suo odore era bello, un mix di metallo, plastica e miscela che nelle mie narici è come un profumo delizioso. Ricordo benissimo anche il rumore dell’accensione, era l’ultimo modello e si poteva accendere, oltre che con la girata del pedale, con un tasto posto sul manubrio.

Il casco era rosso, con lo stemmino della marca dietro in basso che era uno scudetto con i colori della bandiera italiana.

Rosso era anche il montgomery che avevo allora e che mi aveva comprato mamma, ordinato da una qualche rivista di vendita per corrispondenza.

Era originale ed unico, unico rosso in un mondo fatto di montgomery blu.

Il mio montgomery rosso l’ho avuto ed usato per anni, era talmente carino che, da un anno all’altro, attraversava le mode che cambiavano repentinamente, lui restando sempre attuale.

Per questo, nei miei ricordi di quegli anni il rosso permea tutto, facendo sia da sfondo che da sfumatura, e io ero la ragazza biondina dal cappotto rosso.

Allora abitavo in periferia, dove sono cresciuta, con il mio Sì potevo finalmente spostarmi a mio piacimento per raggiungere la scuola e, alla sera, i giardini pubblici dove incontrare gli amici.

Ero libera dagli orari degli autobus che da noi, solo a Nuoro, chiamavamo col nome curioso di “postalini”, diminutivo dei vecchi “postali”, i mezzi grossi che nel passato portavano la posta da un paese all’altro della Sardegna, mentre quelli più piccoli che giravano solo all’interno della città, erano, appunto, i postalini.

Avevo i capelli lunghi lunghi, fili biondi che uscivano dal casco e che spesso s’intrecciavano ed ingarbugliavano, quando tornavo a casa ci mettevo secoli a sbrogliarli.

Imparai subito a muovermi bene e con destrezza nel traffico, non avevo paura bensì la spavalderia tipica dei ragazzi che mi fece conquistare persino il riconoscimento di “quella ragazza che guida bene”, nonostante femmina ed anzi, talmente bene che guida meglio di un maschio.

In sella al mio Sì mi sentivo bene, mi dava un tono ed insieme mi donava indipendenza.

Per recuperare i soldi per la miscela (non la benzina, allora i motorini andavano a miscela), spesso facevo raccolte di “spiccioli” ai giardini.

Anche questa usanza che mi torna in mente mi fa sorridere tanto! I ragazzi che, come me, non avevano la paghetta settimanale, si procuravano i soldini per le sigarette o la miscela o panino e birretta chiedendo monetine agli altri coetanei.

La raccolta durava un paio d’ore, ci si avvicinava ai gruppi di ragazzi che sostavano ai giardini e voilà, si facevano tremila, cinquemila lire accompagnate da chiacchiere e risate.

Col motorino potevo uscire da sola, non essere legata a niente e nessuno per muovermi, arrivavo nella piazza, parcheggiavo e poi guardavo chi c’era. Se non c’era ancora nessuno della mia “cricca” mi avvicinavo da qualche altro gruppo, conoscevo tantissime persone e mi sentivo accolta ed apprezzata, una biondina molto spiritosa e divertente, ah, quanto ridevo!

Qualche volta, col motorino, davo “un passaggio” a qualcuno.  Il tragitto era fatto del brivido di incappare nei vigili o nella polizia perché in due, senza casco, non si poteva andare…quando avvistavo posti di blocco o le volanti per strada mi fermavo di colpo (“inchiodavo” il motorino) e il passeggero scendeva letteralmente al volo, si tuffava!!!

Ci sono stati episodi davvero rocamboleschi, tra fermi della polizia e voli del passeggero con sbattute terribili del fondoschiena!!!

Ho ricordi che pervadono tutti i miei sensi, l’aria fredda sulla faccia d’inverno o quella afosa d’estate, le mani ghiacciate quando scordavo i guanti, nei miei occhi fotografie a quattro stagioni delle strade, le case, gli alberi, le aiuole e le macchine degli anni ‘90, i rumori diversi tra le vie di periferia e quelle del centro.

Tutti questi particolari mi hanno restituito il ricordo di chi sono stata e dello stato d’animo che avevo allora e che, grazie al mio Sì “fumo di Londra” sognato stanotte, ora sento ancora tutto, vivido e vibrante: la leggerezza e il divertimento,  la potente e continua curiosità di ogni giro in motorino, perché ogni giro era un’avventura, un’avventura nel contempo intensa e frivola, l’avventura di una ragazza sorridente dal montgomery rosso che è ancora viva dentro me e che può ancora pigiare il tasto di accensione sul manubrio per percorrere la vita con lo stesso entusiasmo.

 


Kalen Emsley

0

Può interessarti anche...

Pippi: amore per la vita nonostante tutto
Un respiro e via, il corpo che parla
La CUI – racconto di un’esperienza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.