Un contributo di Pierpaolo Zara


Condivisione: la via per l’Evoluzione

 

Una Favola di Pierpaolo Zara

 

Nevicava, ma dentro la caverna il Clan era riunito attorno ad un alto fuoco.

Sazi del cervo ucciso da Hugh il Cacciatore e avvolti nelle loro pelli, tutti scrutavano il loro ospite che Hugh aveva incontrato durante la caccia.

Grunth, era più basso di loro, con le gambe tozze e il naso schiacciato e largo, i lunghi capelli rossi. Portava una collana di osso con una grossa conchiglia rosa come pendente e teneva sempre una mano sopra la sacchetta di pelli di coniglio cucite fra loro, che teneva fra le gambe incrociate. Le-ha, che non smetteva di fissare affascinata gli occhi chiari di Grunth, si chiese cosa poteva esserci lì dentro di così prezioso.

Ignorati dagli adulti, che avevano cominciato a porre domande al nuovo arrivato in un linguaggio fatto di sguardi, gesti e qualche grugnito articolato, i piccoli del Clan scorrazzavano per la caverna, simulando una caccia al bisonte; uno di essi, invece, si procurò un bastone e cominciò a batterlo sul tronco cavo che il Clan usava come dispensa degli avanzi di cibo.

 

Tump. Tump. Tump.

Colpi secchi, cadenzati.

Tump. Tump. Tump.

 

Quel suono regolare, quasi ipnotico, richiama subito l’attenzione di tutto il Clan: gli adulti si zittiscono, i piccoli si fermano e si siedono.

Ignorato dagli altri, Grunth infila la mano dentro la sua sacchetta e ne tira fuori un osso cavo, il femore di un giovane orso, lungo poco più di una mano e con due fori lungo una delle parti piatte. Lo tiene fra le mani tappando i fori con gli indici e, con delicatezza, lo accosta alle labbra e soffia.

 

Tump. Tump. Fiiiiiiiiii Tump.

Tump. Tump. Fiiiiiiiiii Tump.

 

Un indice si solleva

 

Tump. Tump. Fiiiiuuuu Tump.

 

Le teste di tutti ondeggiano, qualcuno batte le mani seguendo il tempo.

Le-ha si alza, prende un pezzo di legno fiammeggiante e si sposta verso il fondo della caverna.

Illuminata dalla torcia, la parete prima oscura si rivela popolata da una moltitudine di omini neri stilizzati, uno per ogni membro del Clan; su un lato, eleganti macchie arancioni e precisi segni di carboncino rappresentano un branco di cervi in fuga che, alla luce tremolante della torcia e avvolti dalla musica grezza che pervade la caverna, sembrano davvero balzare e fuggire verso la foresta, lontano.

Le-ha prende da terra un pezzetto di legno annerito e con tratti precisi aggiunge una figura più bassa e tozza delle altre. Esita e poi aggiunge due piccole onde sulla testa della figura. L’omino basso è accanto alla figura che rappresenta Le-ha, le loro mani si toccano.

Grunth, il Portatore del Suono, è ora parte del Clan di Hugh il Cacciatore.

 

–*–

 

Circa 60.000 anni fa l’Homo Sapiens e quello di Neanderthal si incontrarono nella fredda Europa e incrociarono il loro DNA. Oggi sappiamo che nel nostro DNA vi è traccia di quello dell’Uomo di Neanderthal e tutte le teorie evoluzionistiche vengono rivisitate alla luce delle nuove scoperte. Una di queste ipotizza che il Neanderthal fosse capace di parlare e di concepire forme d’arte, come la musica e la pittura, che fino a poco tempo fa venivano attribuite al solo Sapiens.

Non so se Hugh, Grunth e Le-ha siano mai esistiti – ho una certa età, è vero, ma non sono contemporaneo dei dinosauri come si divertono a dire le mie figlie – ma mi piace pensare che già i primi uomini avessero dentro di loro la (in)consapevolezza che l’unico modo per andare avanti, per evolvere, è la condivisione di se stessi con l’altro.

Evolversi, crescere, è questo: condividere noi stessi, sogni, paure, aspirazioni, gioie, dolori, l’esperienza della nostra vita con chi è capace di accoglierci e di donare in egual modo se stesso.

Perché la condivisione è la cura (cit.) e da soli non si va da nessuna parte.


 

 

unsplash-logoEvan Kirby

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