di Chiara Bolognini consulente filosofica - consiglio scientifico UPE

Etica, virtù e felicità

La via è il Logos. Parola di Aristotele

La parola etica deriva dal greco “Ethos” che significa comportamento, inteso come ogni azione diretta a un fine che appare buono o desiderabile.

Nell’Etica Nicomachea di Aristotele l’etica è collegata alla parola felicità perché, scrive il filosofo, “la felicità è raggiungibile solo attraverso il nostro agire e dipende dal nostro comportamento”. Il fine e il bene coincidono. Esistono fini che sono mezzi in vista di altri fini ed ogni essere umano dovrebbe agire per ottenere il fine desiderabile ma, il sommo bene, fine a se stesso, è la felicità e tutti i beni dipendono da essa.

Tuttavia ognuno di noi è felice se fa bene le sue opere e quando vive secondo ragione lontano da una vita vegetativa o sensitiva.

La felicità dunque, per Aristotele, è l’unica cosa che vale la pena raggiungere nella vita umana scimmie felici(pag. 64 – 65 Etica Nicomachea) solo se ci facciamo guidare dalla scintilla divina o Logos che differenzia l’uomo dagli altri essere viventi, perché si lascia guidare verso canali virtuosi.

Ritroviamo qui l’impianto della ragione, ossia del Logos, che permane in tutta la filosofia occidentale da Socrate in poi.

La vita secondo ragione è figlia della virtù e se ci si lascia guidare dalla ragione, e non solo dalla passione e dagli istinti, si conquisterà il primo passo verso la felicità.

Per Aristotele si otterrà tale bene sono se agiamo consapevolmente ricercando il giusto mezzo, la parte centrale situata tra il vizio e la virtù.  L’importante è non affidare al caso la nostra felicità perché è una delle cose più nobili in nostro possesso e sarebbe oltraggioso farlo.

Le virtù non si generano, ma sono insite nella nostra natura ed è importante accoglierle attraverso l’abitudine (dal latino abitus, habeo = “abito che decido di indossare”, ossia il personale e soggettivo modo di porsi nella vita quotidiana).

Come si fa ad essere virtuosi? Bisogna allenarsi ad essere se stessi dicendo la verità, innanzitutto a se stessi. La parola verità, etimologicamente, deriva da “ver” che sta a significare “rinascita, rinverdire come in primavera”.

È importante, quindi, agire in base al proprio essere, evitando di essere delle menti guidate e bicamerali. L’abitudine crea, come può aiutarci l’etimologia della parola, ad azioni e atti ingegnosi che ci appartengono in quanto guidati dal Logos.

Dal nostro, che è divino.

 


 

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