di Chiara Bolognini consulente filosofica

Che cosa è la felicità?

Seneca risponde così

Che cos’è la felicità?

Il bello è che a questa domanda ognuno può rispondere come vuole perché ognuno di noi in cuor suo dovrebbe sapere cosa lo rende davvero felice.

Qui ci divertiamo a sentire che cosa ci dice Seneca, che scrive: “Nessuno è infelice se non per colpa sua”.

Come dire che essere felici è una opportunità che abita nelle nostre mani e che siamo noi ad essere responsabili di come inquadriamo quello che ci succede e di come permettiamo agli eventi e agli altri di interferire sul nostro equilibrio e la nostra omeostasi, ovvero la naturale propensione dell’organismo vivente a stare bene.

Il che non significa fare gli struzzi e piantare la testa sotto la sabbia!

Al contrario significa esporsi sempre di più per come si è con coraggio e con la forza di rimanere distaccati e non coinvolti, praticando una sensazionale atarassia figlia diletta della saggezza, almeno secondo gli stoici.

A beh sì, tutto chiaro, ma … è una parola!

Non resta che provare con umiltà, dialogando con chi ci è accanto certo e anche con chi ci parla dai libri, che sempre di uomini si tratta e di uomini che ci tramandano con generosità e saggezza quello che hanno  capito loro della Vita.

Più ne incontreremo e più cresceremo rimanendo sempre liberi, ovvio, di pensare con la nostra testa.

Quindi entriamo nel De Vita Beata (De Vita Beata, III) e leggiamo un breve passo:

Cerchiamo un bene che non sia appariscente, ma solido e duraturo, e che abbia una sua bellezza tutta intima: tiriamolo fuori. Non è lontano; si troverà, bisogna soltanto che tu sappia dove allungare la mano; ora, invece, come se fossimo al buio, passiamo davanti alle cose che ci sono vicine, inciampando magari proprio in quelle che desideriamo. Ma per non fartela molto lunga, lascerò stare le opinioni degli altri (e infatti sarebbe lungo elencarle e discuterle): tu ascolta la nostra. E quando dico nostra non è che resto legato a qualcuno dei grandi stoici: anche io ho il diritto di dire la mia. Pertanto con qualcuno sarò d’accordo, a qualche altro suggerirò di difendere solo in parte la sua idea, e può darsi che, invitato a parlare per ultimo, io non avrò nulla da ribattere alle cose dette da quelli che mi hanno preceduto e aggiunga: “In più, ecco quel che io penso”. lntanto, d’accordo con tutti gli stoici, io seguo la natura; è saggezza, infatti, non allontanarsi da essa e conformarsi alla sua legge e al suo esempio. È dunque felice una vita che segue la propria natura, che tuttavia non può realizzarsi se prima di tutto l’animo non è sano, anzi nell’ininterrotto possesso della sua salute, e poi forte ed energico, infine assolutamente paziente, adattabile alle circostanze, sollecito ma senza angoscia del suo corpo e di ciò che gli concerne, attento a tutte quelle cose che ornano la vita, senza però ammirarne alcuna, disposto a usare i doni della natura ma senza esserne schiavo. Tu capisci, anche se io non lo dico, che ne deriva una ininterrotta tranquillità e libertà, una volta rimosse le cose che ci irritano o ci atterriscono; infatti, ai piaceri e alle seduzioni, che sono ben meschini e fragili e dannosi per il loro stesso profumo, subentra una gioia infinita inestinguibile, costante e, ancora, la pace, l’armonia de animo e la grandezza insieme alla bontà: infatti ogni cattiveria deriva dalla debolezza”.

Buona estate!


 

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