Un contributo di Paolo Stermieri


 

Mai avrei pensato, dovete credermi, di arrivare alla tenera età di 65 anni e cominciare ad interessarmi di psicologia e comunicazione umana.
Ammetto di essere stato molto spesso intrigato dai messaggi pubblicitari, nel senso che andavo e tuttora vado, sempre alla ricerca del richiamo emozionale sottostante, quando addirittura non vi scoprivo dei veri e propri difetti del ragionamento, ma per il resto non mi sono mai attivamente dato da fare per far nascere o per sviluppare un reale interesse per la comunicazione.
Poi, però, sono subentrate delle riflessioni, diciamo così, spontanee.
Del tipo: se gli uomini vivono in società è perché hanno imparato a comunicare, ma quanta di questa comunicazione è veramente di qualità?
E quanta è di semplice servizio?

Sì, perché la differenza c’è ed è apprezzabile, esattamente come c’è diversità fra vivere e funzionare.
Quando poi si prende in considerazione lo scambio di informazioni che avviene nei luoghi a questo più deputati e cioè la famiglia e la scuola, ecco apparire in tutta evidenza il fatto che se la comunicazione è carente in qualche aspetto, quando non addirittura malata, si possono avere danni destinati a protrarsi nel tempo, fino ad arrivare ad una trasmissione inter-generazionale assente o distorsiva, molto difficile da guarire.

Ecco quindi l’onesto ricorrere a vari psicoterapeuti per cercare di ovviare a questo pesante inconveniente e di migliorare la qualità della propria vita.
Ma se vederne uno si può già considerare  una terapia necessaria e sufficiente (ancorché in dosaggio forse omeopatico) interloquire con una cinquantina tutti assieme va forse considerata una dose da cavallo?
Perché di questo si tratta, quando si affronta l’esperienza della “sedia”, posizionata in mezzo ad un consesso di persone che sono sinceramente interessate a interagire con te e ad aiutarti ad andare alla ricerca  della radice di un disagio.

il Gruppo è, sostanzialmente, un amplificatore terapeutico, un modo di giungere rapidamente alla identificazione del problema.
La sua potenza, però, viene regolarmente sottostimata o non compresa appieno, nemmeno dopo aver assistito a diverse sessioni.
Tant’è che molti esordiscono, nell’intraprendere l’esperienza della sedia, dicendo:
“Voi non potete fare nulla per me”       E invece…
E invece il Gruppo può e può tanto, in termini di affetto, di ascolto empatico e di terapia della parola.
E qui ti si apre un mondo, davanti, di cui forse nemmeno sospettavi l’esistenza.
La possibilità di confidarsi a fondo con una persona di fiducia già può risultare difficoltoso, ma stabilire una “alleanza terapeutica” con una cinquantina di persone tutte insieme e tutte lì per te, può essere destabilizzante, al punto che può ricordare da vicino un trattamento chiropratico, che con alcune “scrocchiate” ben assestate ti permette di riguadagnare una postura eretta e non più penosamente incurvata.

Ebbene, per l’animo umano il meccanismo è sostanzialmente analogo.
Si va alla ricerca  dell’origine del disturbo, che a volte si può far risalire all’infanzia (equivale alla buona presa del chiropratico) e poi si lavora sul prendere coscienza dell’accaduto (la scrocchiata).
Sarà doloroso, ma cinquanta paia di occhi vi confermeranno che ne è valsa la pena, anche se mai, mai lo avreste pensato.  Dovete credermi.
Per ricredervi… Mica per altro.

 

 

 


unsplash-logoMahir Uysal

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