Ai corsi di comunicazione umana interattiva di UPE sarai sempre accolto nelle tue fragilità

“Il bello di un viaggio non è la meta ma il percorso per raggiungerla”

Asti Gennaio 2015, data del mio primo residenziale, sono seduta nella hall dell’hotel e osservo incuriosita le persone che arrivano, si salutano, si abbracciano; la sensazione è che ci sia molta intimità fra loro e io sono una spettatrice. Da quella sera sono trascorsi 3 anni, anche se sembrano molti di più, ripercorro i milioni di fotogrammi che si susseguono veloci, alcuni sfuocati altri indelebili nella mia mente; li rivedo attraverso gli appunti nei block notes con la copertina azzurra, le foto, le sensazioni e le emozioni provate.

I compagni di viaggio sono diventati volti familiari con i quali condivido pezzi di vita importanti perché in ognuno di loro vedo delle parti di me o delle qualità e capacità che vorrei acquisire, guardo il time-lapse e vedo persone andare via e molti volti nuovi, stavolta ci sono anche io, ne faccio parte. Rifletto sui miei sentimenti contrastanti rispetto al senso di appartenenza, desiderio e rifiuto, ma in questo sentire altalenante ho la netta percezione di essere nel posto giusto.

Gradualmente vedo sempre più nitidi i miei timori, nuovi dubbi e domande, ma un pensiero prende forma, che è possibile crescere, superare gli ostacoli e soprattutto scoprirmi e farmi pervadere dal calore umano che scioglie il ghiaccio, mi rende più flessibile e adattabile.

La voce fuoriesce più forte, meno soffocata, inizio a chiedere e accettare aiuto, ad affidarmi e a mostrare la mia parte più fragile, quella che con tanta cura e ostinazione ho tenuto nascosta. È stato bellissimo sperimentare quanto quella fragilità sia stata accolta e amata senza riserve.

Sento che la vista e tutti gli altri sensi (che non sono solo sei) si risvegliano e mi consentono di percepire le persone al di là delle loro maschere, quel senso di esclusione, di invisibilità si affievolisce perché comprendo che dipende da me, se io non mi mostro e non esco dall’angolo, come possono vedermi?

Residenziale dopo residenziale, mi è sempre più chiaro il significato della CUI, (acronimo di Comunicazione Umana Interattiva) non l’ho appreso da un testo, bensì ne faccio esperienza diretta. La mia crescita è legata all’interazione costante e continua con le persone, attraverso gli altri vedo e sento ciò che mi sfugge o che rifiuto, questo avviene talvolta con dolcezza altre con una forza dirompente e crudele che rompe gli argini e abbatte le resistenze e le convinzioni più radicate. Nell’aula è racchiuso un piccolo mondo, dove tutto è concentrato, i giorni sembrano settimane, per l’intensità, mai noiosa, di ciò che accade; sempre attraverso gli altri e con una inevitabile reciprocità, amplio la vista e lo stato di coscienza.
L’esperienza la porto con me nella quotidianità e l’agire diventa più fluido, ho la possibilità di scoprire altro da me, quell’altro ricco di sfaccettature che prima neppure immaginavo. Sto imparando la pazienza, ad accogliermi, apprezzarmi e volermi bene.

Questi tre anni sembrerebbero meravigliosi, non è cosi, sono stati difficili, dolorosi, divertenti, indimenticabili, qualche volta ho desiderato andare via, ma non posso scappare da me stessa se non dicendomi una grande menzogna. È più conveniente seguire il flusso, senza fare resistenza, la stessa che mi ha fatto sprecare tante energie, limitando il vivere appieno la mia vita; decido di accogliere tutte le emozioni, di esplorarle e usarle per approcciarmi in modo nuovo agli eventi, siano essi positivi o meno, scorgendo ricchezza e occasione di crescita in chiunque incontri.

Mi sono anche chiesta: “Chi me lo ha fatto fare?” La risposta è la voglia di vivere, di proseguire il viaggio intrapreso, che è solo all’inizio, godendo di ogni attimo.

 

 

 


unsplash-logoHelena Lopes

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