Un contributo di Chiara Imarisio, UPE


 

“Buongiorno, sono la Rettrice dell’Università Popolare Evoluzione Umana, la contatto per chiederle la sua disponibilità alla stesura di un articolo sulla nostra Università, in particolar modo sul suo corso principe “Il Residenziale”.

 

“Buongiorno a Lei Dottoressa Maddalena Sarotto, sono molto lieta del suo invito. Penserò alla sua proposta e le farò sapere.”

 

Mi sono sempre percepita nei miei ventinove anni di “coscienza”, come una barchetta in mezzo al mare, senza vedere all’orizzonte Terra, ma solo acqua, nemmeno il fondale.

 

E l’emozione prevalente di questi anni di navigazione in mare aperto, era quella di sentirmi senza meta, con un timone tra le mani, ma incapace di saperlo maneggiare per farmi condurre laddove sentissi i miei desideri trasportarmi.

Ma quali erano i miei desideri? E dove volevo approdare?

Ho sempre espresso un solo desiderio ad ogni candelina spenta: essere Felice.

Per arrivare a far diventare realtà questo desiderio, beh ci ho messo del mio sicuramente, ma ho anche incontrato le persone giuste al momento migliore.

Senza accorgermene, mi sono preparata il terreno per gettare i semi, di cui già sto raccogliendo i frutti.

 

La terra ferma inizio a vederla sempre più nitida, ho pulito gli occhiali dalla salsedine che nel mio peregrinare per mare ho accumulato sulle lenti.

È stata vita, più o meno vissuta, mi è servita, tutta, per arrivare al punto di sporcare talmente tanto le lenti, da sentire la necessità di “pulirle”, farle tornare lucide.

La Terra ferma c’era sempre stata all’orizzonte, era già lì, da sempre. Ero io a non riuscire a vederla.

Ad ogni costa, baia, golfo, litorale, c’era una possibilità di riuscita, di successo per la mia vita.

Stava solo a me scegliere dove dirigermi prima.

E più ripulivo le lenti, più ai miei occhi si palesavano lingue di terra nuove, mai pensate nella mia immaginazione. Ho imparato a credere possibile e vero tutto ciò che i miei occhi vedevano.

Ma come arrivarci a quelle dune di sabbia o ripide scogliere?

Dovevo imparare a manovrare il timone. Beh, ho avuto un ottimo maestro di navigazione.

 

Mi colpì sempre la sua frase e l’immagine che questa mi suscitava a sentirla: “sentirsi trasportati da un vento tiepido che gonfia le vele”.

Si, apparentemente facile imparare a usare il timone…beh…non sempre facile, ma possibile, se accompagnati da scialuppe chiamate Fiducia e Umiltà.

 

Perché quando non si sa…si sta zitti e si fa ciò che viene suggerito, poi si constata che quelle parole erano le migliori che si potessero sentire e ascoltare per imparare a destreggiarsi, a vivere la Vita.

Naviganti, che fatica rispettare la regola del “silenzio e fai”.

Ho dovuto imparare valori che già nella mia esperienza avevo sentito da altri, ripetuto a mia volta, e soprattutto pensato di avere.

 

Macché! Partivo da zero, ma io ancora non lo sapevo. Pensavo che venticinque anni di scuola, educazione famigliare, oratorio, danza, amici, la vita di una classica ragazza insomma, mi avessero trasmesso il contenuto di ciò che avevo sentito e che a mia volta professavo; mai come ora l’ho compreso, quando ho timidamente deciso di imparare a farmi insegnare a guidare il timone.

 

Non potevo chiedere Maestro di guida migliore, perché tutto ciò che mi ha trasmesso finora (e ancora sto prendendo lezioni e invito me e nessun altro a smettere mai) me lo ha trasmesso facendomi conoscere le emozioni che albergano in me; solo così ho potuto imprimere sulle vele il suo vissuto, facendolo mio.

Ho avuto, e ancora ho, i migliori compagni di viaggio che potessi incontrare, naviganti come me, ognuno sulla propria barca, alle prese con il proprio timone e diretti verso la stessa meta, a prescindere dal nome e dall’aspetto più o meno sabbioso o roccioso: la terra chiamata Vita.

 

Questo è stato e sarà per me il mio percorso di vita, la mia navigazione senza fine, per mia volontà.

Non posso che esortare ogni Essere Umano a salire sulla propria barca, lasciare la terraferma, talvolta fatta di ingannevoli certezze e comodità, per addentrarsi in mare aperto e correre il rischio di perdersi, per poi ritrovarsi, ma stavolta capaci di guidare se stessi verso nuovi lidi, da noi scelti e desiderati.

 

Questo è per me “Il Residenziale”.

Buon viaggio, naviganti.

Una di voi.


unsplash-logoIvan Bandura

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One comment

  1. Stefania

    È vero..ti eri persa..ma ti stai ritrovando…e mi piaci, sei di nuovo la mia carotina! 💜

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