UPE, Empatia e neuroni specchio ovvero conoscersi per vivere meglio

Sull’empatia è stato scritto molto, moltissimo. In questo breve excursus focalizziamo l’attenzione sulla etimologia della parola, sugli studi scientifici che l’hanno esplorata, sulle opportunità di vivere relazioni migliori con noi stessi e con gli altri grazie ai neuroni specchio.

 

di Giovanni Ferro

 

L’empatia è una delle principali porte d’accesso agli stati d’animo e ai pensieri dell’Uomo. Rappresenta uno degli strumenti fondamentali per una comunicazione efficace in quanto permette di sintonizzarsi meglio con l’altro grazie ad una maggiore comprensione del suo “mondo interiore”.

 

L’etimologia greca del termine è μπαθεία” (en – dentro, pathos- sentire). In origine indicava il legame di partecipazione emotiva che univa l’aedo (il cantore professionista nell’antica Grecia) e il suo pubblico.

 

Il termine venne coniato a fine Ottocento e introdotto nell’ ambito della riflessione estetica dal filosofo Robert Vischer, secondo il quale l’esperienza estetica è resa possibile dalla capacità di provare un sentimento di simpatia, Einfühlung, attraverso il quale si trasferiscono nelle opere d’arte le proprie passioni e le proprie forze vitali.

Il concetto di Einfühlung fu poi ripreso da Teodhor Lipps, il quale diede un connotato psicologico alla dimensione dell’empatia; così ne parla nella sua opera “Empatia e godimento estetico”:

“Empatia” è un termine equivoco e molto equivocato. Vi sono innanzitutto alcuni che con “sentimento” non vogliono intendere altro se non il sentimento di piacere o dispiacere, e che ritengono il “sentire” senz’altro equivalente al sentire piacere o dispiacere. Per chi limita in modo così illegittimo il termine sentimento, l’empatia, pur designando un sentire, non merita tuttavia tale nome. Poiché ciò che io empatizzo è in senso assolutamente generale vita.

Oltre alle riflessioni in ambito filosofico e psicologico, di fondamentale importanza in questo contesto sono gli studi di Darwin sulle emozioni e sulla loro comunicazione mimica, ma l’apporto che più di tutti ha rivoluzionato la comunicazione del “sentire dentro” ci viene fornito dalla scoperta dei neuroni specchio, cellule nervose scoperte tra gli anni ’80 e ’90 dello scorso secolo da un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma guidato da Giacomo Rizzolatti.

 

Questa classe di neuroni è localizzata in diverse aree cerebrali, quali il lobo parietale inferiore, il giro precentrale e il giro frontale inferiore. Essi permetterebbero di capire le intenzioni altrui, si attivano sia quando vengono eseguite azioni finalizzate ad uno scopo sia quando si osservano le stesse azioni eseguite da altri, rappresentando un meccanismo fondamentale per apprendere attraverso l’imitazione e per rendere partecipe l’osservatore delle emozioni provate da altre persone. La conseguente elaborazione di queste informazioni conduce poi all’attivazione delle aree motorie del cervello.

 

 

Per fornire prove a favore della comprensione delle azioni e delle emozioni tramite il “sistema specchio” Christian Keysers e Vittorio Gallese hanno condotto un esperimento: far annusare un cattivo odore ad alcuni soggetti monitorando la loro conseguente attività cerebrale con la risonanza magnetica funzionale.

Successivamente venivano mostrati agli stessi individui immagini di attori che sentivano gli stessi odori con le conseguenti espressioni di disgusto. Nei soggetti sperimentali si attivavano le stesse aree cerebrali in entrambe le situazioni.

 

Tutti questi studi portano a confermare che esista un meccanismo biologico alla base dell’empatia e questo induce a pensare che siamo “progettati” per instaurare naturalmente rapporti empatici.

 

Se ben utilizzata, questa dote permette una comunicazione efficace e vincente con l’altro; quindi non resta che sfruttare al meglio questo Dono che la Natura ci ha fatto!

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Giovanni Ferro

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