UPE, Counseling ovvero se abbiamo due orecchie e una bocca ci sarà un motivo

Che cosa è il counseling? Quando è nato? Chi sono i padri fondatori di questa disciplina? Un viaggio alla scoperta di una professione che ha fatto dell’ascolto la più efficace forma di comunicazione. Perché aiutare è bene, imparare ad aiutare è meglio. Di Mara Sanna La nascita “ufficiale” del Counseling si celebra negli Stati Uniti del 1942 con l’uscita dei libri “Counseling and Psycoterapy” di Carl Rogers e “L’Arte del Counseling” di Rollo May, la cui pubblicazione in Gran Bretagna negli anni settanta apre la strada alla diffusione del Counseling nel continente europeo. In Italia il Counseling approda timidamente negli anni ’80 ed espandendosi maggiormente negli anni ’90 consegue la propria ufficialità nel 1993 con la costituzione della S.I.C.O., la prima associazione professionale di categoria nel panorama del Counseling italiano. Ma cosa è il Counseling? Inserito nell’ambito professionale delle cosiddette “relazioni d’aiuto”, viene così definito dall’Art.6 dello Statuto del C.N.C.P (Coordinamento Nazionale Counselor Professionisti): “Il counseling è un processo relazionale tra il counselor e uno o più clienti, individuo o singolo, coppia, famiglia, gruppo, con l’obiettivo di promuovere il benessere fornendo sostegno di fronte a specifiche difficoltà o a momenti particolari di crisi legati al ciclo di vita.” Lo psicologo francese Roger Mucchielli ancora definisce in questo modo il Counseling:
“Partendo dal presupposto che ognuno ha dentro di sé le risorse necessarie per raggiungere il modo più adeguato di agire, il counseling si propone di promuovere la crescita, lo sviluppo e di favorire una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto ed una più ampia possibilità di espressione”.
  Si diventa Counselor in seguito alla frequenza di un corso di studi triennale teorico-pratico dopo avere sostenuto un esame finale e un monte ore di tirocinio. Gli ambiti di operatività del counseling sono davvero molteplici: enti pubblici, aziende, scuole e enti di formazione, consultori, cliniche e ospedali, centri sportivi, istituti di detenzione, attività culturali, ricreative, artistiche e dello spettacolo, centri per l’infanzia, e per ciascuno degli ambiti si può interagire con il singolo o con il gruppo.   È importante sottolineare la differenza tra counseling e psicoterapia, fortemente determinata, oltreché dalla diversità di formazione e percorso accademico degli operatori, dall’ambito di intervento delle attività: il counseling si occupa di “salutogenesi”, la psicoterapia di patogenesi: la psicoterapia “cura” un paziente, il counseling “stimola” un cliente.   Lo psicoterapeuta è uno psicologo o psichiatra specializzato in psicoterapia, la quale terapia non ha limiti, né di durata né di interventi applicativi o di utilizzo di metodologie e tecniche medico scientifiche (ipnosi, regressione). Il counselor non può fare terapie, egli è un esperto in tecniche di ascolto e “riformulazione” che fa colloqui, per i quali viene stabilito insieme al cliente, tramite la stipula di un “contratto”, sia un preciso oggetto di esplorazione sia una durata limitata ad un massimo di 10/15 incontri. Lo psicoterapeuta fornisce soluzioni e cure rivolte alla struttura ed alla personalità del paziente; il counselor esplora insieme al cliente una problematica (una difficoltà lavorativa o familiare, una decisione importante da prendere) che egli sta vivendo nel presente, nel “qui ed ora”, la osserva insieme a lui per comprenderla e scoprirne i diversi punti di vista, lo aiuta affinché trovi dentro sé le risorse per affrontarla con un atteggiamento consapevole e quindi positivo.   Oltre al “qui ed ora”, altra caratteristica principale e fondamento stesso del Counseling è la relazione tra counselor e cliente, basata sull’autenticità del primo, il quale deve essere pienamente sé stesso e con sé stesso e con le proprie emozioni deve restare in contatto mentre, simultaneamente ed attraverso l’ascolto empatico, accoglie il cliente come un suo pari, accettandolo nella sua interezza e mettendolo così a proprio agio.   Affinché si realizzino pienamente l’ascolto empatico e la relazione caratterizzata e sostenuta da una comunicazione autentica, fluida ed efficace, il counselor deve saper evitare di commettere alcuni fra gli errori più comuni, individuati in cinque principali e raccolti sotto l’acronimo VISSI: la valutazione: formulare un giudizio di valore sul cliente, cioè valutarlo, impedisce di accoglierlo incondizionatamente e di comprenderlo; l’interpretazione: interpretare l’altro basandosi sui propri personali parametri (convinzioni, punti di vista, esperienze) impedisce di uscire fuori da sé ed ascoltare efficacemente; il sostegno: deve essere dato solo su richiesta precisa, mancando detta richiesta si rischia che il cliente percepisca il counselor in una posizione di superiorità e non come un pari; la soluzione: l’intento ed il senso del counseling è quello di aiutare l’altro a sviluppare e tirare fuori da sé le proprie capacità risolutive e non di fornire proprie risposte; l’indagine: le domande di tipo investigativo possono mettere il cliente in un atteggiamento di chiusura, limitando la disponibilità a parlare di sé. Per superare i rischi legati alla VISSI, il counselor mette in pratica altrettanti atteggiamenti che possiamo teneramente raccogliere sotto l’acronimo CUORE: comprendere, uscire da sé, oggettivare, riformulare, essere empatici. Il colloquio di counseling è un semplice ma meraviglioso incontro dove un essere umano ascolta un altro essere umano ed insieme scoprono modi nuovi di comunicare e relazionarsi con il mondo.   Vuoi saperne di più sul Counseling? http://uniupe.it/k-course/counseling-bioenergetica https://www.facebook.com/Counseling.Bioenergetica  

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Mara Sanna

Vice Presidente UPE Sardegna

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