Discrezione, Rubrica Filoso-via di UPE Università Popolare Evoluzione Umana

Rubrica: Filoso-via

di Chiara Bolognini consulente filosofica - consiglio scientifico UPE

L’arte di scomparire

(parte prima)

Guardare senza essere visti. Tacere quando tutti parlano. Diventare invisibili, ma non nascondersi. Essere discreti oggi significa prediligere l’identità al posto della visibilità, l’essere sull’apparire.

Oggi parleremo del concetto di discrezione partendo da alcuni passi tratti dal saggio “L’arte di scomparire. Vivere con discrezione” del filosofo Pierre Zaoui.

La parola discrezione, secondo la sua etimologia, significa discontinuità.

In una società che vive di apparenza e spettacolarità, la discrezione è una necessaria forma di resistenza. La discrezione è un’arte, un atto volontario, una consapevole scelta di vita in un mondo che ci vorrebbe sempre connessi, protagonisti, inesorabilmente presenti, e in cui s’impone l’urgenza di una tregua, di staccare e sparire. Come quando, in un paese straniero, assaporiamo la massima libertà di non essere riconosciuti e di viaggiare da soli.

La discrezione è arte della scomparsa: non nascondere nulla fino a non avere più nulla da mostrare, fino a rendere la propria presenza impercettibile. È arte della sottrazione, non per negare ma per affermare se stessi, e al contempo far scomparire quello che ci definisce.

È aprirsi al mondo senza toccarlo, è gioia di “lasciar essere” le cose.

 

Il concetto di Zaoui sulla discrezione, la virtù di colui che si sottrae per fare spazio all’altro, è un concetto che nasce nel mondo moderno in quanto la cultura classica ne è priva, o meglio, non la intende come lo scrittore Zaoui.

 

Nella cultura classica, il concetto di fuga è stato rappresentato da due correnti di pensiero:

•   Gli stoici

Il precettore Seneca, non riconoscendo Nerone nel suo ruolo, si uccide per dichiarare il suo rifiuto alla vita civile. Secondo Marco Aurelio fuggire significa ritirarsi nella cittadella interiore

•   Gli epicurei

La fuga è vissuta come ricerca interiore.

Per gli antichi greci, che credevano alle divinità, l’uomo non era al centro dell’universo e per essere definito un buon combattente doveva ritornare in patria da eroe vincitore (sotto lo scudo) o da morto (sopra lo scudo). Tale visione soccomberà soltanto con la nascita della religione monoteista.

 

La discrezione può avere una dimensione creativa, non è né scomparsa né fuga ma molto di più: è il momento dell’atto creativo.

Nel cinquecento, l’ebreo Isaac Luria, allievo di Vital, introdusse il concetto di discrezione rapportandolo al termine di cabala. Nella cabala ebraica, tzimtzum, è ciò che rende possibile la creazione del mondo da parte di Dio. Il suo significato, difficile da rendere in italiano, corrisponde all’atto del ritrarsi, come l’onda che indietreggia per riuscire a coprire la sabbia nel moto successivo.

Tale termine indica pertanto l’atto con il quale Dio, durante il processo di creazione, si ritrae con umiltà in se stesso per “fare spazio” a ciò che vuole creare. Dio quindi avrebbe creato il mondo per sottrazione. Il punto centrale è divenuto il punto di Luce, la stessa che emanando cerchi ha permesso la creazione del mondo.

Nel suo libro Zaoui parla anche del concetto di felicità per discrezione, secondo il quale è importante vivere nel contesto sociale di appartenenza dove a volte è necessario sottrarsi, distrarsi e rallentare per poi ritornare alla vita di tutti i giorni.

 

Di questo aspetto parleremo al nostro prossimo appuntamento!


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Chiara Bolognini

Giornalista e consulente filosofica, consiglio scientifico UPE

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