Discrezione, Rubrica Filoso-via di UPE Università Popolare Evoluzione Umana

Rubrica: Filoso-via

di Chiara Bolognini consulente filosofica - consiglio scientifico UPE

L’arte di scomparire anche in Amore

(parte seconda)

Guardare senza essere visti. Tacere quando tutti parlano. Diventare invisibili, ma non nascondersi. Essere discreti oggi significa prediligere l’identità al posto della visibilità, l’essere sull’apparire.

Oggi torniamo a parlare di discrezione, se vi siete persi la prima parte recuperatela e leggete subito.

L’arte di scomparire è un evento ciclico che richiede all’uomo di alternare i momenti di presenza/assenza nel mondo rimanendo sempre presente a se stesso.

 

Il concetto di discrezione di Zaoui va a contrastare due modelli già esistenti:

•   Il modello cumulativo: la felicità è data dall’avere, dal possedere (secondo Zaoui è un modello seguito da coloro che hanno una personalità egocentrica)

•   Il modello filosofico: la felicità risiede nell’Essere.

 

Il modello di felicità per discrezione, dovrebbe essere perseguito anche in amore. La discrezione applicata all’amore rende questo sentimento più forte e duraturo. Nell’amore vissuto con discrezione la coppia è presente a se stessa ma a volte si ritira nella sua individualità (alternanza insieme/divisi). La radicalità nei rapporti umani non è mai positiva; anche per la cultura Zen l’alternanza di presenza/assenza nella coppia è una forma di positiva interdipendenza che abolisce la dipendenza dall’altro. Secondo la cultura Zen la vita è “un sempre nel mai”.

 

Molti autori, tra cui Baudelaire, Anthony de Mello e Claudio Magris, nei loro scritti riflettono sulla discrezione.

Baudelaire sostiene che nella folla noi ci siamo e non ci siamo: ad esempio quando viaggiamo da soli la nostra individualità si alterna alla collettività.

 
A. de Mello, precisa che la vita è un assurdo, un copione e non deve essere concepita come un peso e con un severo senso di responsabilità.

 

Claudio Magris parla della vita persuasa, la vita presente solo a se stessa (una foglia, un albero, …) senza bisogno di sovrastrutture.

 

Inoltre, anche la letteratura francese espone chiaramente la caratteristica principale della discrezione: non essere visti ma vedere. Il libro “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery ne è un esempio eccellente grazie alla figura della portinaia Renée. Renée personifica l’essere umano discreto, capace di stare nel “qui ed ora” che non ha paura della morte.

La discrezione è sintomo di una buona disponibilità al mondo in quanto l’alternanza permette di ritirarsi dal mondo per “pulirsi” e, nel ritorno alla socialità, si ha sicuramente più disponibilità verso gli altri.

 

Zaoui crede che ancora oggi sia possibile essere discreti, nonostante viviamo in un’epoca fatta di selfie e di Facebook. La discrezione sarà la nuova faccia della modernità.  Facebook sarà destinato a scomparire perché ha fatto perdere l’alternanza di presenza/assenza, scatenando l’ego nell’uomo e creando nello stesso l’attitudine a rappresentarsi attraverso il binomio parola/foto. In questo modo si rischia di non vivere il presente, il contrario di ciò che farebbe l’uomo discreto. L’uomo non dovrebbe mai perdere la fiducia in se stesso ma dovrebbe essere sempre presente a se stesso, in modo da essere funzionale per gli altri. Facebook è invece un mondo monodirezionale dove l’uomo non si percepisce come entità e si mette in mostra per sentirsi vivo.

L’ascolto verso gli altri e la percezione dell’altro, per ritrovare se stessi, sono i segreti della discrezione (si pensi al film Patch Adams con Robin Williams).


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Chiara Bolognini

Giornalista e consulente filosofica, consiglio scientifico UPE

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