UPE e l'apprendimento

“Cervello plastico fino a 80 anni grazie alla materia bianca”

 Per UPE – Università popolare evoluzione umana l’apprendimento non ha età.

La conferma della validità di metodologie e tecniche immaginative applicate nei nostri corsi, percorsi, seminari parte dal presupposto della “plasticità” senza tempo del cervello. Una teoria che trova ampie conferme nel mondo scientifico. 

Sul tema la dott.ssa Alessandra Fais, membro del consiglio scientifico UPE,  ha selezionato per i nostri lettori un articolo tratto da Le Scienze.

Qui di seguito un breve riassunto in italiano e sotto il pdf dell’articolo in inglese scaricabile.

Buona lettura!

La plasticità del cervello non si perde con l’età: semplicemente si sposta in aree cerebrali differenti. Le scansioni di imaging cerebrale condotte in un nuovo studio apparso sulla rivista “Nature Communications” a prima firma di Yuko Yotsumoto dell’Università di Tokyo mostrano infatti che l’apprendimento stimolato da una serie di test visivi nei soggetti giovani è associato a cambiamenti nella materia grigia, costituita da neuroni, mentre nei soggetti più anziani a cambiamenti nella sostanza bianca, costituita da assoni, i lunghi prolungamenti dei neuroni che trasportano i segnali nervosi.

Lo studio ha coinvolto 18 soggetti tra 65 e 80 anni e 21 di età compresa tra 19 e 32 anni. Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a test di percezione visiva astratta per una settimana. Uno schermo mostrava uno schema di linee di sfondo orientate in una particolare direzione; talvolta, una piccola porzione dello schermo mostrava linee che puntavano in una direzione differente rispetto allo sfondo: ai soggetti era richiesto di premere un pulsante quando vedevano apparire le linee in direzione diversa. All’inizio e alla fine della settimana di test, i volontari sono stati sottoposti a scansioni di risonanza magnetica cerebrale, al fine di evidenziare la plasticità della materia grigia, in particolare della corteccia, e di imaging con tensore di diffusione, in grado di mostrare eventuali variazioni nella materia bianca. Al di là della variabilità individuale nelle prestazioni del test, i dati hanno mostrato che, in media, i soggetti più anziani facevano gli stessi progressi dei giovani nella capacità di discriminare schemi di linee differenti.

L’analisi delle immagini ha mostrato che i cambiamenti nella corteccia erano più significativi nei soggetti giovani che in quelli anziani, mentre nel caso della materia bianca, le proporzioni erano invertite: i cambiamenti più rilevanti erano nel cervello degli anziani.

Un’analisi più approfondita ha rivelato anche una peculiare correlazione tra i cambiamenti della materia bianca e i risultati dell’apprendimento nei soggetti più anziani. Nel sottogruppo dei volontari che avevano ottenuto miglioramenti superiori al 20 per cento nella capacità di discriminare gli schemi di linee, i cambiamenti nella materia bianca erano proporzionali al miglioramento. Nel caso invece dei soggetti con miglioramenti inferiori al 20 per cento, i cambiamenti della materia bianca erano inversamente proporzionali al miglioramento.

La ragione di queste due correlazioni di segno opposto non è chiara, anche se, secondo i ricercatori, l’ipotesi più probabile è che sia in qualche modo coinvolta una variazione nell’efficienza della trasmissione dei segnali nervosi.

“I risultati mostrano che il grado di plasticità della corteccia diminuisce con l’avanzare dell’età”, ha spiegato Takeo Watanabe, coautore dello studio. “Tuttavia, si preserva in una certa misura la capacità di apprendimento, almeno per quanto riguarda i testi visivi, con dei cambiamenti nella struttura della materia bianca”.

Tratto da “Le Scienze” del 19 Novembre 2014

QUI
trovate l’articolo originale 

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Alessandra Fais

Medico, comitato scientifico UPE

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